ALL’ARREMBAGGIO DEL 25 APRILE
UNA MEMORIA NON CONDIVISIBILE
La Russa, Presidente del Senato, ha dichiarato che il 25 aprile dovrebbe essere la giornata della pacificazione fra fascisti della RSI ed i partigiani.
La Resistenza è stata un’anomalia nella storia d’Italia. Un bubbone che è stato vissuto fin da subito dalle classi dirigenti e dominanti come un pericolo.
L’Italia, si sa, non ha avuto una rivoluzione nella sua storia unitaria. Il risorgimento ha visto la partecipazione di una élite intellettuale impegnata, ma che ha pesato pochissimo sul risultato finale. Le classi popolari non si sono mai integrate nello Stato e i movimenti socialisti, protagonisti di una grandissima partecipazione di massa fra otto e novecento non sono mai stati considerati attendibili neppure quando conquistarono amministrazioni. Infatti il fascismo si occupò di ripulire con la violenza tutte le amministrazioni di sinistra con il placet delle classi dirigenti e della monarchia che per premio gli consegnarono il paese.
Quando, dopo vent’anni di dittatura ed oppressione di classe il fascismo si infilò nella disastrosa seconda guerra mondiale, la monarchia e i sodali del fascismo avevano progettato un doppio colpo di Stato per poi arrendersi alle truppe alleate.
Il loro progetto era quello di un regime senza Mussolini, ma non avevano fatto i conti con la Germania nazista che già aveva progettato l’invasione del paese e la punizione dei traditori.
La situazione inedita presentava 2 Italie: quella del sud con a capo la monarchia responsabile dell’aver consegnato il potere al fascismo e quella del nord, con un governo criminale e sanguinario lustrascarpe dei nazisti.
In questa configurazione fece la comparsa un fenomeno nuovo, quello resistenziale, nel quale la “legalità” fu autonomamente generata dai suoi partecipanti.
Non è questo il luogo per rifare la storia, nemmeno per sommi capi, della resistenza italiana, per la quale si rimanda alla ormai sterminata bibliografia.
Ma su un aspetto, fondamentale, bisogna puntare: ovvero al fatto che la Resistenza aveva in sé, soprattutto, una grandissima esigenza di riscatto sociale.[1]
Ed è proprio questo lato, al di là della retorica, delle imprese eroiche, delle avventure gloriose, che ha sempre terrorizzato le classi dominanti.
Non c’è nulla da fare, una parte di questo paese, non solo non ha mai accettato i valori resistenziali, ma neppure quelli (timidamente socialdemocratici, ma certo molto più avanzati delle Costituzioni ottriate di Giappone e Germania) Costituzionali.
Per questo, ogni 25 aprile si riapre per loro la ferita dell’unica sconfitta di classe subita dai padroni dalla nascita della nazione italiana.
Ma quando si parla di “loro” non bisogna pensare solo ai fascisti, alla destra ed alla loro stampa. Quelli sono nemici naturali ed impresentabili anche per la buona borghesia.
Quelli più pericolosi, i veri dileggiatori e seppellitori della Resistenza sono i componenti dell’edema liberale (del resto il fascismo senza liberali non sarebbe neppure esistito). I proprietari del baraccone mediatico di questo paese, i benpensanti un tanto al chilo.
Per questi la migliore strategia non è quella di attaccare direttamente la Resistenza, ma buttarla in caciara, sminuirla, facendo finta di difenderla.
Così sì inventa una fandonia come quella della “Brigata Ebraica”, un gruppo minoritario che ha combattuto sotto l’egida inglese che mai, e dico mai, nei 20 anni precedenti, si è mai pensato che fosse stato significativo.[2]
PARI NON SONO
Probabilmente, fino a qualche tempo fa, anche se avessero portato i loro vessilli sarebbero stati ignorati. Ma da qualche tempo non si tratta più della “Brigata ebraica”, ma di gente che va in piazza con le bandiere di Israele. E qui la cosa cambia. Se fino ad oggi la contestazione si limitava, giustamente, ai fischi, adesso, con un genocidio in corso e l’aggressione a Libano, Cisgiordania, Yemen, Israele e le azioni di pirateria navale, presentarsi in piazza il 25 con la bandiera di uno Stato criminale, la faccenda assume aspetti leggermente diversi.
Con quelle bandiere (addirittura si sono viste foto di striscioni con Donald Trump e lo scià) in una piazza per il 25 aprile non solo non si dovrebbe entrare, ma neppure affacciarsi.
Apriti cielo! Le contestazioni, del tutto innocue e pacifiche (volevate anche che gli venisse offerto un caffè?) sono diventante, ovviamente, “antisemitismo”. Ora, bisogna parlarci chiaro, perché dovrebbe essere anche l’ora di darci un taglio. Che fascisti, borghesi fradici, negazionisti dello sterminio di Gaza, vengano a dare di antisemita a chi ricorda la lotta di liberazione è una cosa che meriterebbe ben altre risposte che le timidissime repliche alle quali assistiamo.
Portare le bandiere di Israele, che sulla strumentalizzazione della Shoah[3] ha fondato il proprio Stato, in questo preciso periodo storico sarebbe come se negli anni ‘30 ci si fosse presentati ad una manifestazione in Francia con i vessilli del Terzo Reich, né più, né meno.
DIVISIVO È BELLO
Le parole sono importanti” urlava Nanni Moretti in “Palombella Rossa” ad una giornalista immersa naturalmente nella neo lingua dell’allora nascente ordoliberismo.[4]
Oggi la situazione è ben peggiore. La cd. “svolta linguistica” è diventata parte integrante del sistema ordoliberale, producendosi spesso in amenità demenziali. Ma anche costruendo un immaginario fatto di “resilienza” e “bipartisan”.
Anche ad occhio nudo è immediatamente visibile quanto queste espressioni siano in contrasto con “Resistenza” e “partigiano” e insieme a queste metterei anche “ideologica”, parola messa sotto accusa come sentina di tutti i mali del mondo.
Ma guarda caso una ideologia fortemente critica verso il sistema del capitale, una presa di posizione nettamente antifascista e il rifiuto di stare alla finestra ad aspettare o “resiliere”, sono stati gli elementi fondamentali della lotta contro il nazifascismo. Sono la base che ha prodotto il tentativo di dare all’Italia una Costituzione, almeno sulla carta, progressiva e che hanno persino portato i costituenti a limitare l’arbitrio della proprietà privata.
La Resistenza è stata l’obiettivo principale delle classi dominanti fino dall’apparire della guerra fredda e ci sono voluti i giovani del 1960 e della caduta del governo Tambroni per riportarla ad essere l’unica e possibile memoria della Repubblica.
Ma dagli anni ‘80 è ripartito l’attacco, questa volta non solo della DC o della destra neo fascista. Ma da parte di forze ben più attrezzate, proprietarie di giornali, della finanza e poi direttamente gestrici della cosa pubblica.
Ecco quindi che il 25 aprile è la cartina al tornasole della normalizzazione e della chiusura dei valori resistenziali.
“La festa di tutti”, il fascismo come una specie di bullismo cattivo e non la più grande e imponente reazione di classe del ‘900. Bisognerebbe davvero dirlo: divisivo è bello.
LO SPARATORE INNOCENTE
Quest’anno, mentre la stampa ormai da gettare in toto nel WC, gridava all’antisemitismo per la (ripeto: giusta) cacciata dal corteo di fascisti filo israeliani e provocatori vari, un giovane appartenente alla comunità ebraica si sentiva in dovere di sparare addosso a due manifestanti.
Ma questa volta, ahimè, non c’erano anarchici da incolpare, secondo la prassi che accompagna la storia del nostro paese, ma l’identità dell’attentatore è apparsa subito chiara.
Allora come diceva l’ormai non più giovane Matteo Renzi “si cambia verso” e sui quotidiani della “buona borghesia antifascista, ma non troppo”, sono apparsi florilegi tesi a sminuire la portata dell’attentato (“erano pallini innocui” peccato che i 2 feriti non se ne siano accorti), oppure anche a giustificarlo a causa dell’aumento dell’”antisemitismo” (Pieluigi Battista sul Corriere). Addirittura, il noto e autodichiarato agente al soldo della CIA[5] e adesso Sionista confesso (e quindi pagato dal Mossad[6], Giuliano Ferrara, in un post su X dichiara di sostenere l’attentatore dandogli massima solidarietà. Basti pensare per un attimo cosa sarebbe successo a parti invertite.
Altro che divisivi!
25 APRILE E DINTORNI
Risulta evidente che la Resistenza sia stata un momento complesso, ma soprattutto molto indigesto per le classi dominanti.
E questo sin da subito. Basti pensare ai burrascosi rapporti con gli alleati, in un do ut des mai del tutto gradito agli anglo americani, visto che si trattava di una convergenza momentanea di interessi che, da una parte erano esclusivamente militari, mentre dall’altra erano politici.
Quella volontà di rivoluzione, conquista sociale, emancipazione di genere (poi ricacciata indietro nella lunga stagnazione pre-68) non era certo una bella prospettiva per chi, scomparso Mussolini, avrebbe comunque visto assai bene un governo autoritario dichiaratamente anticomunista.
Per questo le celebrazioni della Liberazione non possono essere di “tutti” e non lo potranno mai diventare.
AUTODAFÈ
In questi ultimi anni è rinato un notevole protagonismo giovanile (per quanto le letture “generazionali” dei movimenti sociali, pur avendo un fondo di verità inconfutabile – e chi dovrebbe mobilitarsi se non chi ha le forze e l’orizzonte per farlo? – sono spesso sussunte nell’ottica di uno scontro fra giovani e vecchi in sostituzione di quello fra le classi) che manifesta per una situazione così lapalissiana che solo menti offuscate dalla propaganda possono credere di non vederla. Israele è il nuovo terzo Reich, ma, a differenza di questo, non nasconde la mattanza, ma la esalta, la richiama, e capovolgendo la realtà si comporta come se fosse una vittima.
L’Europa, esattamente come quella degli anni ’30 del secolo scorso, è dalla parte del carnefice, del genocidio e l’anti ebraismo è stato convertito in anti-islamismo.
“Propal” sono etichettati in maniera spregevole quelli che sono gli antifascisti di oggi. E come ieri si sta alla finestra a guardare l’esercito più forte del mondo spianare una civiltà dopo l’altra. In Italia passerà una legge che assimilerà le critiche ad Israele all’antisemitismo, trasformando tutti in passibili di denunce penali.
Non è un mondo capovolto, è esattamente lo stesso mondo.
Un aspetto però salta agli occhi nella discussione, per così dire, italiana, ovvero la conversione[7] di parte dei valori del progressismo,da una parte al liberismo più sfrenato e dall’altra ad una specie di torsione violenta degli stessi valori
“illuministi”.[8]
Questa torsione è verificabilissima nel contesto del genocidio di Gaza, che ha tra i suoi supporter non solo la destra (normalmente antisemita, ma ferocemente filoisraeliana) ma una fetta di intellettualità laica, spesso appartenente alla fu “sinistra extra-parlamentare”[9], che si dichiara sionista proprio per la difesa dei valori occidentali che, in Italia, combatteva in nome del socialismo. Un socialismo, evidentemente ammantato di suprematismo e razzismo.
Pochi giorni fa un insieme di questi intellettuali hanno sottoscritto un documento (che potremmo definire Calogeriano in purezza) inviandolo al giornale più negazionista su piazza[10].
C’è lo storico di riferimento dell’autonomia (del quale ho pure letto gli interessanti libri editi da DeriveApprodi[11]), un terrorista di Prima Linea[12] e un importantissimo storico del nazionalsocialismo.[13]
Tutti partiti, in gioventù, da posizioni di critica da sinistra al PCI e per questo, alcuni di essi, anche ingiustamente detenuti.
Sono intellettuali che, fra le altre cose, hanno sostenuto e con ragione, che il teorema Calogero criminalizzò una intera generazione.
Ma per quanto la democrazia sia stata assai stiracchiata in quel periodo, anche con tutte le forzature e le violazioni del caso, quella situazione non è neppure lontanamente assimilabile all’apartheid israeliano.
Forse, probabilmente, le garanzie possono essere rivendicate solo se uno è “occidentale” (qualunque cosa voglia dire questa parola).
Ecco, questi intellettuali, divenuti estremisti filosionisti, hanno fatto un percorso che li porta oggi a loro volta a fare di tutti i manifestanti per Gaza dei terroristi di Hamas e persino ad appoggiare un regime sterminazionista.
Direi che Calogero lo hanno non solo bypassato ma perfino doppiato.
LA FINE È NOTA
Il 25 aprile quindi è attaccato strumentalmente da tante e diverse parti, perché il suo lascito è scomodo per tutti.
La memoria attiva di quella scelta costringe a ripensare all’oggi e costringe a prendere posizione in un mondo sempre più complesso e multipolare dove si deve accettare la lezione di altri mondi e altri paesi, cercando di capirne la diversità e la stratificazione.[14] Altrimenti quella data rischia di diventare la celebrazione di una vittoria militare dell’Occidente, buona per essere usata contro i suoi stessi valori, cosa che l’Occidente (spesso Uccidente) ha dimostrato di saper fare benissimo.
[1] Il rimando è sempre, a distanza di 35 anni, al fondamentale lavoro di C.Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1991 (e successive edizioni).
[2] A. Fazolo, La Brigata ebraica. Una storia «controversa», dal 1944 a oggi Le Rocce, 2026.
[3] Vedi Norman G. Finkelstein, L’ industria dell’olocausto: lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei, Rizzoli, 2002.
[4] Nanni Moretti “Palombella Rossa” (1989). Sull’ordoliberismo la bibliografia è sterminata, ma poco conosciuta, visto che ancora oggi si continua a parlare di “neoliberismo” intendendo una fattispecie del liberismo classico Smithiano. Rimando ad un testo che ritengo fondamentale: P. Dardot, C. Laval, La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, DeriveApprodi, 2013 (ed edizioni successive).
[5] https://www.youtube.com/shorts/yX-0E1-CVTI
[6] https://www.youtube.com/watch?v=IkHHUqwfZGg dove si dichiara anche negazionista.
[7] Per quanto a parere di chi scrive il termine “conversione” non convinca più di tanto, ma questo aspetto meriterebbe una riflessione ben più profonda di queste poche righe.
[8] Non si può che rimanda a M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, 1947-2010.
[9] Ad esempio, lo scrittore Erri De Luca.
[10] Il giornale è “Il Riformista” una specie di “Volkische Beobachter” “progressista”. Il documento è questo https://www.ilriformista.it/lintifada-globale-non-in-nostro-nome-lappello-contro-la-vulgata-anti-israele-in-occidente-512413/
[11] L. Caminiti, Gli Autonomi, 3 vol., DeriveApprodi, 2007.
[12] https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Galmozzi
[13] https://www.storialavoro.it/chi-siamo/i-nostri-soci/brunello-mantelli
[14] Per questi temi vedi il bellissimo lavoro di A. Colombo, Il suicidio della pace. Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024), Cortina, 2025.
Andrea Bellucci

