La Freedom Flotilla Coalition è stata intercettata e abbordata per la seconda volta dai pirati israeliani che tengono sotto scacco la libera navigazione nel Mediterraneo, saccheggiando e distruggendo il naviglio, sequestrando e torturando i navigatori, che si sono imbarcati, mossi da fini umanitari per portare aiuto a una popolazione sofferente e martoriata dalla guerra, fornendo loro assistenza medica e aiuti alimentari. I pirati hanno usato le armi, sparato, ammanettato, imprigionato e torturato i naviganti, benché si fossero arresi, cedendo all’uso della forza, li hanno irrisi e esercitato forme di coercizione, frutto di interventi sul fisico e sulla loro dignità umana, mentre le autorità politiche degli Stati di provenienza si sono limitate a formali proteste, quando i governanti dovrebbero almeno avere il coraggio di interrompere i rapporti economici e finanziari con il criminale aggressore e quindi il sostegno economico ai pirati di Stato israeliani, manifestando in tal modo la loro presa di distanza. Si potrebbe pensare che la coscienza dei Governi tedesco e italiano, in particolare, è troppo sporca per poter formulare almeno una critica, mentre la realtà è più triste e drammatica, in quanto l’industria tedesca come quella italiana è legata a Israele dalla progettazione, costruzione e ideazione di armi e ditemi di sicurezza che sono immessi sul mercato e a disposizione di Israele per condurre la sua politica criminale.
Questa convivenza di fatto si traduce in una grande limitazione della loro sovranità, perché afferma la giurisdizione israeliana su tutto il Mediterraneo e pone le premesse per le rivendicazioni israeliane sui giacimenti di gas a largo delle coste di Gaza per cui, se non altro che in difesa dei loro interessi economici, tutti i governi rivieraschi del Mediterraneo dovrebbero aver interesse a porre dei limiti agli interventi dei nuovi pirati.
Se l’inedia dei governi è colpevole non lo sono le nostre coscienze e non per una forma di anti semitismo, anche perché le popolazioni palestinesi autoctone sono anch’esse popolazioni semite, ma perché noi facciamo una chiara distinzione tra ebraismo e sionismo e individuando nel sionismo un movimento politico suprematista, sia dal punto di vista graziale che religioso, sostenitore di un progetto di colonizzazione etnica che va sconfitto politicamente e messo in condizione di non nuocere.
Per noi l’apartheid rimane inaccettabile, da chiunque praticata, va combattuta in nome dell’eguale dignità dei popoli, anche quando si ammanta di motivazioni religiose, anzi in questo caso risulta essere più odiosa, perché si appropria del nome di Dio per ergerlo sui vessilli di un esercito e chiamare alla guerra.
La Redazione