OSSERVATORIO ECONOMICO

 serie II, n. 38, maggio 2018

Auto elettrica La sbornia dell’aria pura delle nostre città ha conseguenze che nessuno calcola od evidenzia. La pubblicità ci parla di auto senza emissioni e di conseguenti cieli tersi. Ma occorre riflettere. Prima di tutto l’energia elettrica è una forma molto pregiata di energia, per la sua versatilità di consumo e per la facilità di trasporto fino al consumatore ultimo. Questo ha fatto sì che il suo utilizzo si sia espanso oltre le necessità e che abbia investito settori (come il riscaldamento) che potrebbero essere serviti con altre fonti. Infatti l’energia elettrica non è una fonte primaria, ma una fonte secondaria che necessita dell’input di energie presenti in natura per essere prodotta. Ciò comporta uno spreco delle fonti primarie utilizzate (che nel caso delle centrali elettriche tradizionali o nucleari, può raggiungere il 40%) ed un successivo consumo inutile per il trasporto (che può incidere per un altro 10%). È ovvio che la produzione di energia da fonti rinnovabili e delocalizzata nei siti dove viene utilizzata abbatte notevolmente i problemi suddetti; ma questo non toglie che fino a tanto che la conversione verso approvvigionamenti locali e da fonti non esauribili non sia completato, spostare i consumi di energia verso l’elettricità significa spostare l’inquinamento (termico, ambientale, climatico) in luoghi diversi dalle nostre città, non certo abbatterlo; è un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto. La situazione però è aggravata da fattori che sfuggono alla nostra percezione. Le meravigliose, silenziose, non inquinanti auto elettriche necessitano di apparati tecnologici, in particolare di batterie, la cui costruzione abbisogna di materiali molto particolari e scarsamente presenti nel globo. Gran parte di questi materiali si trovano in Africa, che infatti sta conoscendo un assalto da parte delle compagnie minerarie, in particolare cinesi (Berlaam Riccardo, La corsa della Cina ai minerali dell’Africa, in Il Sole 24 ore, a. 156, n° 46, 16 febbraio 2018, p. 9). Niger, Costa d’Avorio, Namibia, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Malawi, Mozambico vedono aprirsi sempre nuove miniere per l’estrazione di cobalto, litio, neodimio, niobio necessari alle nuove tecnologie. Questi impianti minerari vedono la presenza di lavoro infantile, l’assenza di qualsiasi precauzione di sicurezza, la frequenza di gravi incidenti, per non parlare delle ore di lavoro e delle paghe miserande. Per di più l’estrazione di questi materiali è spesso gravemente inquinante per l’ambiente: il niobio, per esempio, produce una polvere altamente cancerogena, con conseguente aumento delle neoplasie nelle popolazioni. L’aria inquinata che non respireremo più nelle nostre città sarà così appannaggio delle popolazioni di altri luoghi meno fortunati, ma per la nostra pace lontane dai nostri occhi.

Agricoltura Tra le armi in possesso degli Usa per il controllo geopolitico complessivo, quella alimentare è in crisi. Superati dalla Russia nelle esportazioni di grano e dal Brasile in quelle della soia, ora ad essere sotto scacco è la produzione di mais da parte dei paesi latinoamericani (Il Sole 24 ore, a. 156, n° 57, 27 febbraio 2018, p. 46). Le guerre commerciali di Trump e la rivalutazione del dollaro peggiorano la situazione, aprendo la via alle esportazioni canadesi e spingendo la Cina, tradizionale acquirente del sorgo statunitense, ad andare in cerca di nuovi fornitori. Questo induce la crisi di molti coltivatori degli Stati centrali, quelli che costituisco i tradizionali serbatoi di voti per i conservatori. L’incrociarsi delle nuove barriere doganali è un’ulteriore pesante nube all’orizzonte.

Voto C’era una volta la sinistra, ma da quando il PD è divenuto il partito della buona borghesia pariolina, vincendo solo nei centri delle grandi città, la panoramica elettorale italiana è mutata profondamente.  Un interessante studio pubblicato su Il Sole 24 ore, a. 156, n° 65, 7 marzo 2018, pp. 2-3 certifica l’andamento del voto nei distretti industriali, quelli che stanno beneficiando in gran parte del momentaneo aumento delle esportazioni, che sta alla base della ripresina italiana. Riportiamo i dati relativi ad alcuni di questi distretti registrando per i diversi partiti le variazioni percentuali dei voti tra il 2013 ed il 2018.

Distretto

PD

FI

Lega

5SM5S

Valenza (orificeria)lenza (

-3,1

-11.7

20,0

-2,9

Valduggia (rubinetteria)

5,5

-7,5

14,6

1,8

Sassuolo (piastrelle)

-7,6

-7,0

17,7

4,1

Casalecchio di Reno (meccanica))

-11,7

-4,5

12,9

4,2

Lastra a Signa (pelletteria)

13

-7,6

14,8

2,4

Montano Licino (tessile)

4,9

-6,7

12,7

4,1

Lecco (meccanica)

-2,2

-6,4

15,0

0,2

Termo d’Isola (meccanica)

-7,0

-7,3

16,6

2,9

Lumezzane (valvole)a

-1,1

-10,4

17,5

-1,9

Belluno (occhialeria)

-4,3

-3,3

16,4

-2,9

Arzignano (concia)

-2,9

-8,4

14,8

-0,8

Montegranaro (calzature)

-5,9

-12,0

24,3

2,5

T Taranto (acciaio))

-7,9

-6,4

6,1

20,0

Carbonia (alluminio)

-8,3

-0,4

10,1

17,5

Priolo (petrolchimica)

-13,7

-4,8

2,1

18,4

chiuso il 1 maggio 201 8saverio