Il COCCODRITTO

Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata
piantata tra l’aorta e l’intenzione
(F. De Andrè, “Storia di un impiegato”)

Questo pezzo parla del sovvenire, sicuri?, di un grand’uomo. Uomo d’acciaio, di ferro, di plastica, di gomma. E forse anche qualcosa d’altro.
Come per il personaggio di Verdone egli era un “comunista così”. Ne abbiamo visti tanti di quei comunisti così. Rimasti oggi, per chi vive, comunisti cosà.
Comunista così, ma anche fascista così, e poi liberale così.
Anche lui nei GUF, come buona parte della classe dirigente post-fascista. Quella che si inventò poi (e si capisce) la storia dei GUF come sentina di antifascisti.[1]
Poi comunista tutto d’un pezzo, che nel ‘56 scrisse:
“L’ intervento sovietico in Ungheria,[…] , oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, [ha] contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo” [2]
Beninteso, non è questione dell’Ungheria nella specifica e complessa situazione del 1956. A quell’epoca varie e diverse furono le interpretazioni e anche complicate le reazioni da parte del PCI che non poteva che stare dalla parte dell’URSS.
Non è questo il punto. Il punto è che la posizione del nostro era dettata non già da analisi politiche approfondite o da complesse elucubrazioni intellettuali. La sua posizione del 1956, come lo saranno le altre, erano dettate da spirito gregario e anche abbastanza furbastro.
Schierarsi con chi vince, in quel momento, campione d’opportunismo. Sport tra i più gettonati a sinistra.
Egli partì in uno strano viaggio di lezioni negli USA, durante il rapimento Moro:
“A pianificare l’operazione sono il segretario di Stato Cyrus Vance e il consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski.”[3]
Dove il noto e benemerito premio Nobel per la P(e)ce (!!!!) Kissinger lo definì “Il mio comunista preferito.”[4]
Il meglio di sé lo ha dato però nell’ultimo scorcio della sua lunga vita, dove, ben sorridente di fronte alla larghissima maggioranza Berlusconiana, fu tra gli artefici dei ripetuti colpi assestati alla già traballante post-democrazia italiana.
Quella demolita da venti anni di propaganda scalfariana, in odio al popolo reale, ai partiti di massa e ai diritti sociali dei lavoratori considerati obsoleti residui di un epoca ormai tramontata.
Iniziò con il golpe ai danni di Berlusconi, non affidabile per il programma “lacrime e sangue” riservatoci dalla UE. Nacque allora il mito farlocco dello spread e miriadi di economisti da strapazzo abbordarono i media italiani dimostrando la loro già nota incapacità a parlare, sia di politica che di economia, che di qualunque cosa necessiti di un minimo di senso critico.
Nominando, senza merito alcuno e in maniera del tutto al di fuori del dettato costituzionale[5], il “salvatore della patria” Mario Monti affidò ex-abrupto alle classi dominanti il comando del governo del paese, in una fase in cui il piano politico fu messo in mora direttamente dalla struttura economica.
Ovviamente anche in questa fase i minus habens del centrosinistra gioirono per la fine dello scandaloso Berlusconi, dando una valutazione del tutto superficiale della fase economica e sociale in corso.
Si affidò così, per piena responsabilità di un vero e proprio Quisling italico, la sorte del paese al capitale finanziario che iniziò in maniera spietata a realizzare (con l’assenso del famoso arco costituzionale”) il progetto “lacrime e sangue” in ordine alla più complessiva ridefinizione dell’intero sistema socio-economico.
Trascorso il biennio fatale della vera destra al potere, le elezioni del 2013 portarono ad una fase di ordinaria complessità. La democrazia, ci hanno ribadito per anni a noi trinariciuti, si distingue dal totalitarismo “bolscevico”, proprio per la discussione, il rispetto delle varie componenti, la complessità (parola utilizzata in tutti i modi, eccetto che in quello corretto) .
Invece cosa accadde? Che tutti questi discorsi da guerra fredda andarono a farsi friggere e il nostro eroe, interpretando ancora una volta pro-domo-sua, la Costituzione, si inventò un incarico inesistente al povero Bersani (leader malgrado lui e assai poco intelligente, rimasto famoso per essersi acceso un sigaro in festeggiamento della caduta del Berlusca e per aver tolto i bolli dalla patente).
In realtà, il figlio illegittimo del Re, aveva ben altre intenzioni, ossia proseguire con la picconatura finale dell’edificio democratico (che ricevette un colpo decisivo con la modifica dell’art. 81, ovvero con l’innesto di una ideologia incompatibile con lo stesso impianto di tutta la carta fondamentale).
Messo da parte l’ingenuo Bersani, con la stessa violenza con la quale Renzi sostituirà Letta, dopo la solenne quanto evidente trombatura di Prodi da parte delle truppe cammellate, il nostro procedette spedito verso la violazione più evidente e palese della Costituzione “più bella del mondo”: si fece rieleggere a furor di popolo. sull’onda di una “FATE PRESTO” fu il titolo del Sole 24 ore. E questo al quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica, cosa del tutto normale, nella storia della Repubblica.
Così il Presidentissimo si fece rieleggere mandando al macero la stessa carta su cui aveva giurato con un discorso aggressivo e antiparlamentare applaudito dagli stessi messi sotto accusa, ma che avevano salvato lo stipendio per i prossimi 5 anni.
Potremmo aggiungere molte altre storie e aneddoti in merito, quali la defenestrazione extraparlamentare di Letta (che non è un compagno, ma segno evidente dello scontro che si agitava dentro le anime del capitale italiano ed europeo), ma preferiamo chiudere qui la gloriosa storia del Presidente che accoppò definitivamente o quasi, la Repubblica Italiana, per poi, da Senatore a vita, attaccare con violenza i suoi stessi pupilli.
Ci dicono che egli stia meglio, e che per il momento non ci lascerà, per cui i giornali pronti al coccodrillo dovranno fare ancora i conti con il coccodritto.
E come il personaggio del film di Scola “C’eravamo tanto amati”:
“Semo rimasti soli… perché tu… tu nun poi scappà….
E io….
NUN MORO!
Hai capito? NUN MORO! NUN MORO.”

Andrea Bellucci

[1] Tesi oggi smentita da più parti dalla ricerca sul campi. Vedi ad esempio, S. Duranti, “Spirito gregario. I gruppi universitari fascisti tra politica e propaganda (1930-1940)”, Donzelli, 2008.
[2] Vedi http://www.cronachelodigiane.net/article-23-ottobre-1956-quando-napolitano-disse-in-ungheria-l-urss-porta-la-pace-120737395.html
[3] http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-segreti-di-napolitano/
[4] http://maquisard.altervista.org/nom/397/giorgio-napolitano-il-comunista-preferito-di-kissinger/
[5] Art. 59 Costituzione Italiana: […] Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.