UCRAINA
Il silenzio è calato su quanto avviene in Ucraina sul campo di battaglia. A sentire la gran parte dei commentatori si sostiene che ben poco si muove. A fare notizia sono i bombardamenti su Kiev e quelli su Mosca, ma, in realtà, quanto avviene sui fronti sta determinando le sorti della guerra. Il fronte percorre ormai la gran parte della frontiera che separa l’Ucraina dalla Russia, dal nord e dall’est del paese. Su richiesta di Punti, l’esercito russo sta creando una fascia di sicurezza che dovrebbe allontanare l’esercito ucraino dalla frontiera attuale, garantendo alle regioni russe un maggior margine di tempo per la difesa e prevenendo iniziative come quella di Kursk. Ma si sa, l’appetito vien mangiando, e mentre a Sumy le truppe russe si avvicinano pericolosamente alla città (15 km), nell’oblast di Kharkiv l’esercito russo, all’apice del confine, ad est della città, ha circondato un’area di circa 500-600 km, la cui esistenza è messa in discussione dai pro-ucraini, destinata ad ampliarsi, che fa pensare che, continuando la guerra, le pretese della Russia arriveranno inevitabilmente alla conquista della città di Karkiv, la seconda per popolazione del paese, e a pretendere il possesso dell’omonimo oblast, una volta che si sarà conclusa l’eterna battaglia di Kupianks.
Ma è nel nord del Donbass, intorno alle città fortificate di Kramatorsk, Sloviansk e Druzhkivka, che si svolge lo scontro finale per il controllo del Donbass. Qui l’esercito ucraino si gioca le sue ultime carte, cercando di contrastare la manovra a tenaglia sulle tre città che i generali russi stanno mettendo in atto, operando per avvolgerle in una morsa che parte dalle ali del fronte, dopo aver già frontalmente posto l’assedio alle tre città provenendo da est.
Gli ucraini, resistendo a Lyman e dando l’assalto al saliente che lo sovrasta, stanno cercando di bloccare questa manovra avvolgente dell’esercito russo da nord con un qualche successo, grazie alla cosiddetta “Operazione Vivaldi”, tenuta rigorosamente sotto traccia fino a che al suo esito positivo non è divenuto evidente. Su questo fronte l’esercito russo è stato costretto ad arretrare fino al fiume Zherebets, ma a sud, dopo la conquista di Kostyantynivka e con la prossima inevitabile caduta di Dobropillja l’esercito russo potrà mettere in atto la manovra avvolgente e arrivare alle spalle delle tre città, malgrado gli sforzi del corpo d’armata di nazionalisti ucraini, fortemente motivati, inviati per contrastarli. La battaglia sarà durissima, e avverrà alle condizioni stabilite dal generale inverno.
Un discorso a parte va fatto invece per il fronte di Zaporižžja dove è in corso la presa di Orikiv, propedeutica e necessaria a porre sotto assedio la città e ad arrivare al Dniper. Non è da escludere poi che conclusa positivamente la battaglia di Dobropillja, l’esercito russo decida di iniziare ad attraversare la terra di nessuno, in gran parte priva di agglomerati urbani o quasi, di quei 50/70 km che lo separano da Dnipropetrovsk. Se ciò avvenisse, anche l’oblast omonimo rischierebbe l’annessione, in base al principio enunciato da Putin secondo il quale “ovunque un soldato russo pone il piede quello è territorio russo”.
Ma la battaglia non si combatte solo sul fronte, bensì nelle retrovie; grazie soprattutto ai Geran 4 e 5 e ai droni Banderol, i russi sono riusciti a portare la distruzione nelle retrovie e nella logistica, stanno smantellando la rete di rifornimento carburante prima all’est poi all’ovest del paese, stanno distruggendo tutte le infrastrutture, dopo aver azzerato la produzione di acciaio, e quel che è più importante, hanno pressocché distrutto la rete elettrica, mentre l’inverno si avvicina. Infine stanno portando un attacco senza precedenti all’area di Odessa, colpendo a morte le infrastrutture portuali e azzerando l’export di derrate alimentari, ridotte al 40% delle potenzialità, distruggendo la logistica, demolizione che si estende alle strade e ai ponti, ai confini della Moldavia e della Romania, che permettevano il transito degli aiuti europei, analogamente a quanto avviene nella regione di Leopoli. Per quanto continui con ritmi sempre più accelerati, lo svenarsi dell’Unione europea con finanziamenti al Governo ucraino, con la delocalizzazione delle fabbriche di droni sul territorio europeo, organizzato come retrovia del fronte, vi sono seri dubbi che l’Ucraina possa resistere nel perseguire questa rischiosa strategia.
Tanto più, che come dicono i risultati delle elezioni tedesche, avvisaglia di un panorama elettorale che coinvolgerà progressivamente durante il 2027 Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia, la gestione politica pro Ucraina degli Stati che fanno capo ai volenterosi sembra sgretolarsi, sotto il peso dell’opposizione crescente alla guerra e ai sacrifici dei popoli europei per sostenere il nazionalismo ucraino. Solo bastone di sostegno il Governo dalla Gran Bretagna, eternamente vacillante, ma granitico nel perseguire la sua eterna politica estera di aggressione alla Russia, anche al mutare delle maggioranze di governo e malgrado il rapido avvicendamento dei premier.
IRAN E MEDIO ORIENTE
L’apparente situazione di stallo in Medio Oriente è in realtà costellata da azioni di guerra in Libano, dove si combatte e si muore, e altrettanto avviene a Gaza, in Cisgiordania e ancora è più clamorosamente nello Yemen, dove gli Huti stanno conseguendo rapidi progressi. Si combatte anche in Iraq, in Siria, nello stretto di Hormuz e sul fronte iraniano, dove sono frequenti gli scambi di missili e droni, con un cessate il fuoco sempre più problematico e instabile, che segue l’evoluzione degli umori dell’inquilino della Casa Bianca. A calmierare lo scontro è solo la carenza di munizioni di Stati Uniti e Israele che, da parte sua, come del resto l’Iran, procede nell’accumulo di quanto produce o riesce a reperire. Molto attiva la diplomazia iraniana, che in accordo con l’Oman, sta cercando di promuovere un accordo tra i paesi rivieraschi dello stretto, per una gestione degli stretti che escluda gli USA.
L’estromissione delle basi della potenza imperiale dall’area sembra ormai acquisita, anche perché dopo le distruzioni avvenute, è difficile e molto oneroso, ricostruire una struttura di controllo che si è dimostrata vulnerabile e inefficace.
Sembra farsi strada che l’idea che la sicurezza dell’area sia da perseguire, con garanzie reciproche e un equilibrio delle diverse forze in campo, del quale dovrebbero far parte anche gli Huti e l’area dello Yemen, dopo gli inutili tentativi dell’Arabia Saudita di trovare dei sostegni per combatterli. In questo quadro non si comprendono la natura, gli scopi e gli obiettivi, della missione italiana nello Stretto di Ban el-Mandeb e della loro presenza con un contingente di ben 400 uomini in Arabia Saudita, se non con l’ambizione, di stipulare contratti di forniture militari con Bin Salman da parte di Leonardo, in cambio di forniture di gas e petrolio, essendo l’Arabia Saudita una storica accumulatrice di armamenti che non sa usare, non disponendo di un vero esercito e di un popolo, posto che la gran parte della popolazione è composta da migranti che operano con uno status di semi-schiavitù. Investimento questo, quanto mai problematico, vista la crisi finanziaria del paese nelle infrastrutture petrolifere e gassifere ed impegnato in investimenti faraonici ed ora a corto di petrodollari, e questo per non parlare della forzatura con la quale l’iniziativa è stata presentata in Parlamento.
Le prospettive di una fine in tempi brevi della guerra e della ricomposizione della crisi sembrano essere lunghi e passano per l’acquisita consapevolezza da parte USA di ammettere la sconfitta, difficile da digerire perché ha come corollario la fine delle pretese espansive ed egemoniche israeliane nell’area, impossibili da realizzarsi senza il sostegno attivo USA. È estremamente difficile per gli USA accettare l’idea che il Medio Oriente è cambiato e non sarà più lo stesso e accettare l’idea che bisogna scendere a compromessi con l’Iran che si è certamente qualificato come una potenza regionale, mentre l’asse tra lo stesso Iran, la Russia e la Cina proietta la loro influenza sull’area, esercitando una funzione stabilizzatrice che favorisce la sicurezza reciproca.
G.L.