A quattro anni dall’inizio della guerra tra la Russia e l’Ucraina diventa sempre più chiaro che questa guerra non può finire attraverso trattative di pace ma troverà la sua soluzione solo sul campo di battaglia, prova ne sia il fallimento di tutti i colloqui e le iniziative di pace.
Di questa guerra si parla sempre meno, anche se il suo costo umano, economico, e sociale non fa che crescere e le conseguenze di ciò ricadono sempre di più sulle spalle del popolo ucraino, dei popoli europei, sacrificando gli interessi delle classi meno agiate e le economie degli Stati che fanno parte dell’U.E. inquinando le loro istituzioni, danneggiando irreparabilmente la coesione sociale, pervertendo i valori delle libertà individuale e la libertà religiosa, arrecando danni irreparabili alla cultura alle arti e alle scienze, contribuendo in modo rilevante al declino complessivo del continente negli
equilibri politici tra le grandi aree del pianeta che si vanno ridefinendo.
Il sacrificio degli interessi delle classi meno agiate
La guerra d’Ucraina e i suoi obiettivi sono stati condivisi e fatti propri dai governi Europei. Questa scelta si riverbera sugli interessi delle classi meno agiate, le quali sono chiamate a fare sacrifici perché si possano drenare le risorse necessarie al finanziamento di questa guerra, risorse che divengono sempre più ingenti con il passare del tempo e con il deteriorarsi della situazione sul campo di battaglia e il defilarsi del governo degli Stati Uniti dal conflitto,
richiedendo la rinuncia al welfare, faticosamente conquistato dai lavoratori e dalle lavoratrici e dalle classi meno agiate dei paesi dell’Europa occidentale, al prezzo di dure lotte e sacrifici con le battaglie di ottanta anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale. Scegliendo il sostegno alla guerra, vengono immolati, uno dopo l’altro, sotto il peso del costo che lo sforzo bellico richiede, i risultati conseguiti dalla lotta di classe che avevano prodotto benessere e benefici che ora scompaiono, complice anche la perdita della fornitura di energia a basso costo acquistata dalla Russia, della quale ognuno dei paesi dell’Unione europea beneficiava e che consentiva all’apparato economico ed industriale di essere competitivo e redditizio, non scaricando Interamente sul costo del lavoro, e quindi sulle retribuzioni dei lavoratori, il peso dell’accumulazione capitalistica e l’estrazione dei profitti.
Tutto questo veniva fatto per finanziare le ambizioni del nazionalismo ucraino, di un paese multietnico, affatto democratico, che, dopo essere stati segnato da un colpo di stato e aver scatenato la guerra civile reprimendo con l’esercito i separatisti del Donbass che chiedevano l’autonomia, vedeva nella guerra il prezzo da pagare per creare e rafforzare l’identità nazionale e concepiva un progetto di superiorità etnica, culturale, linguistica e religiosa, assolutamente autoritario, xenofobo, nemico dei valori di libertà individuale e collettiva, corrotto nelle sue istituzioni come, ahinoi, hanno dimostrato i fatti. L’invasione russa del 22 febbrai non era che una tappa di questo lungo processo di degenerazione dello Stato ucraino e si inseriva nella guerra civile preesistente, successiva al colpo di stato del 2014.
Il danno alle economie degli Stati che fanno parte dell’U. E.
Per raggiungere i suoi scopi il nazionalismo ucraino si faceva servo e insieme alleato della Gran Bretagna, che da sempre nella storia, ha cercato di dividere i popoli europei, di frantumarne l’unità, per poter meglio esercitare su di essi la propria egemonia politica ed economica e che aspirava a disporre di uno strumento attraverso il quale frantumare l’unità dello Stato russo, balcanizzandolo e dividendolo in piccoli Stati, in modo da poter con questi stipulare accordi finalizzati allo sfruttamento, all’utilizzazione e all’impossessamento delle loro risorse naturali, notoriamente ricchissime.
L’obiettivo britannico diveniva ben presto anche quello del capitalismo anglosassone, gravitante intorno alla Borsa di Londra e degli Stati Uniti che si dichiaravano disposti ad aiutare l’Ucraina e ne indirizzavano le attività belliche a recidere alla radice le fonti che alimentavano l’economia della Germania e dell’Europa intera. Da qui l’attentato e la distruzione del Nord Stream 2 e l’interruzione delle forniture di gas e petrolio russo a basso prezzo, la crisi crescente e strutturale dell’economia dei paesi europei, costretti peraltro dal potere del declinante impero statunitense ad acquistare energia degli Stati Uniti ad un prezzo ben maggiore e soprattutto a canalizzare il proprio risparmio verso investimenti negli Stati Uniti, affinché il centro dell’impero potesse reindustrializzarsi a spese dei vassalli.
Assicurando il loro sostegno all’Ucraina malgrado ciò fosse contrario ai loro interessi e dando credito alla narrazione che vuole l’Ucraina ergersi a baluardo della democrazia liberale e a paese aggredito i paesi dell’occidente europeo hanno creato le condizioni perché gli Stati Uniti potessero sganciarsi da ogni appoggio e sostegno all’Ucraina, non dopo essersi fatti pagare mediante la sottoscrizione forzosa di contratti di sfruttamento delle loro risorse, addossando i costi della continuazione del conflitto ai paesi dell’Unione europea, obbligati ad acquistare le armi americane per fornirle all’Ucraina.
Tutto questo mentre, nel frattempo, l’Ucraina si dissanguava nella guerra e perdeva la metà della popolazione, indotta a lasciare il paese dall’esito dagli eventi bellici e dalle ragioni poste alla base del conflitto; la sistematica distruzione delle infrastrutture ucraine, il sacrificio della sua popolazione, venivano imposte da una oligarchia nazionale e nazionalista disposta a tutto per potersi arricchire attraverso la corruzione, lucrando sui profitti di guerra, ricorrendo all’ostracismo della lingua russa, bruciando i libri scomodi al potere o scritti in russo, imponendo la Chiesa di Stato, fomentando la scissione all’interno dell’ecumene ortodossa, reclutando forzatamente la popolazione per spedirla in trincea.
L’inquinamento delle istituzioni politiche
L’Occidente accorso a sostegno del nazionalismo ucraino lo ha fatto al prezzo di negare i suoi principi fondanti e tra questi lo stato di diritto, le libertà individuali, la libertà religiosa, la laicità delle istituzioni e la separazione tra Stato e Chiesa. Una classe politica notoriamente corrotta, come hanno dimostrato gli scandali relativi alle tangenti percepite sulle forniture belliche, ha assunto il controllo del paese, prostituendosi al Patriarcato Ecumenico, e pagando il pizzo, pur di ottenere l’autocefalia per gli ortodossi scismatici, bramosi di mettere le mani sulle ricchezze della Chiesa Ortodossa canonica, scacciando i fedeli dei loro templi e costringendoli ad aderire alla nuova Chiesa.
Accentuando caratteri e comportamenti fortemente diffusi anche prima della guerra nel paese. In Ucraina oggi si può non andare al fronte, basta pagare; si può lasciare il paese, basta pagare anche se la legge marziale non lo consente; si può avere tutto ciò che non si trova sul mercato, basta pagare e soprattutto si fa mercato di tutto ciò che è connesso alle forniture belliche. In Ucraina si è venduta la terra di proprietà pubblica agli oligarchi nazionali e alle multinazionali che investono nel settore e che mirano al possesso del territorio e al controllo dell’economia. Si è fatta a pezzi la produzione agricola nazionale, concentrando in poche mani la proprietà della terra, e delle risorse minerarie, approfittato dello sfollamento e dell’esodo dovuta alla guerra per portare a termine gigantesche operazioni immobiliari, finalizzate a impossessarsi delle aree e degli edifici rimasti vuoti. Si è approfittato della repressione della Chiesa Ortodossa Ucraina canonica per impossessarsi dei suoi beni e dei suoi tesori d’arte. In sintesi si è costruita un’economia di guerra che ha arricchito molti e impoverito la gran parte della popolazione del paese.
In particolare, la creazione della Chiesa Ortodossa autocefala finalizzata a sostenere il nazionalismo ucraino, ha comportato la violazione dei diritti di proprietà, del diritto alla libertà di culto, dell’uguaglianza fra le diverse confessioni religiose, della laicità dello Stato, sanciti dalla legge e avvallate dalla magistratura asservita al potere. Ha permesso, complice lo stato di guerra, il saccheggio del patrimonio culturale religioso del paese e l’esodo di innumerevoli opere d’arte del territorio ucraino, con l’apparente motivazione di proteggerle dalla distruzione, ma senza garanzie che esse rientreranno nel paese e non costituiranno parte del prezzo pagato per i finanziamenti ricevuti. Ciò che non è stato venduto, il patrimonio di libri, di reperti culturali e archeologici è stato bruciato, distrutto e messo al bando, perché ritenuto frutto del colonialismo culturale russo sul paese, in tal modo distruggendo millenni di storia dell’Ucraina e delle sue radici.
Il danneggiamento irreparabile della coesione sociale
Il soffocamento della multietnicità dell’Ucraina in nome di un nazionalismo totalizzante ,caratterizzato sotto il profilo etnico, cultural-religioso e linguistico, produce l’emarginazione e l’estraneità della componente polacca, ungherese e rumena della popolazione, oltre che di quella russa, creando le condizioni per il ridimensionamento territoriale del paese, stimolato e prodotto dagli esiti della guerra che volge a favore dei russi, rendendo attuabile la riduzione dell’Ucraina, a uno Stato ridimensionato, sempre più privo di accesso al mare, per cui gli esiti del conflitto non fanno che sanzionare una situazione di fatto che corrisponde al sentire della residua popolazione stanziata sul territorio, posto che la continuazione del conflitto e i suoi esiti inevitabili porteranno la Russia ad acquisire non solo il territorio attualmente rivendicato, ma probabilmente quelli di Dnipropetrovsk e di Charkiv, nonché di un’area cuscinetto nella regione di Sumy che protegga il confine con la Russia. Questo, mentre lo stato maggiore russo non esclude una presa di Odessa nel caso di collasso dell’esercito ucraino. Dovrebbe essere ormai chiaro che la Russia è disposta ad impegnare tutte le sue forze per la vittoria nella guerra sul campo e che, in caso di difficoltà insormontabili sul terreno, pur di non perdere la guerra, farebbe certamente ricorso alle atomiche tattiche, vincendo le resistenze del moderato Putin, nella convinzione dell’impari rapporto di forze a suo vantaggio con l’Unione europea, la NATO e gli Stati Uniti, non certo disponibili a morire per l’Ucraina ed affrontare l’olocausto atomico pur di difenderne l’integrità.
Occorre prendere atto che la guerra d’Ucraina ha introdotto nell’Unione europea un veleno che la corroderà dall’interno, determinando una svolta a destra dell’asse politico, causando la decadenza economica e culturale, abbassando il livello di benessere delle popolazioni, le tutele sociali, le libertà civili, imponendo la verticalizzazione e la regressione della sua forma di governo verso l’autoritarismo illiberale, favorendo la trasformazione della gestione degli Stati in democrature: esattamente il regime politico e la trasformazione auspicata da Punti.
La perversione dei valori delle libertà individuale e religiosa
Per raggiungere questo scopo è stato essenziale per l’Ucraina superare, negandolo, il separatismo tra Stato e Chiese (scelta subito condivisa dai paesi baltici), adottare, in nome dell’interesse nazionale, una religione di stato che legittimi il potere e consenta di gestire le libertà e le coscienze; essenziale porre sotto controllo la partecipazione politica e le libertà civili, in altre parole strutturare i rapporti sociali in modo speculare a quelle del nemico, con il dichiarato intento di combatterlo, non accorgendosi di assumerne i caratteri.
In questa visione la società ucraina, perennemente militarizzata e forgiata dalla guerra, dotata di un esercito agguerrito ed esperto grazie al conflitto, entrerebbe nell’Unione Europea per formare il corpo dei pretoriani chiamati a difendere gli Stati che la compongono, con funzioni di difesa esterna e interna (Ice Border Patrol statunitense, docet) trasformati in democrature, generate e prodotte dal conflitto.
I danni irreparabili alla cultura, alle arti e alle scienze
Inutile dire che un tale disegno, una volta realizzato, arrecherebbe danni irreparabili alla cultura, alle arti e alle scienze, mettendo in atto una regressione dell’intera area continentale verso una cultura preilluministica, nemica di ogni separazione dei poter, di forma di partecipazione alla gestione del potere delle classi subalterne, caratterizzata da rapporti economici neo feudali, da una cultura illiberale e controllata da una scienza asservita al potere dove il libero insegnamento e il diritto all’istruzione sono negati. Una società militarizzata, nella quale vige una impostazione autoritaria dei rapporti sociali, la gestione dell’economia è totalmente nelle mani del grande padronato, ma nella quale la
conservazione dell’etnicità delle popolazioni è salvaguardata, l’immigrazione efficacemente contrastata, i rapporti di genere sono ripristinati su un asse patriarcale, nel rispetto della tradizione e della centralità del maschio.
Il declino complessivo del continente negli equilibri politici tra le grandi aree del pianeta che si vanno ridefinendo
Grazie a quest’insieme di scelte gli equilibri politici tra le grandi aree del pianeta che si vanno ridefinendo sarebbero condizionati, attribuendo all’Europa e alle sue popolazioni il ruolo di provincia dell’impero statunitense, un ruolo strutturalmente subalterno che mette a disposizione il mercato dei consumatori europei per garantire la prosperità dell’impero e la persistenza della crescita dell’accumulazione capitalistica e del dominio statunitense sull’area occidentale del pianeta.
Questa scelta oltre a segnare il declino dell’Europa e della sua cultura, del suo ruolo nella storia dell’umanità, squilibra il bilanciamento di forze tra le diverse aree geopolitiche e contribuisce ad alterare i rapporti di forza in mondo multipolare, potenziando uno degli attori in campo che può vivere e alimentarsi dello sfruttamento e della schiavizzazione di uno dei potenziali attori in campo.
La guerra in Ucraina: una guerra che è impossibile vincere
Chi persegue questi obiettivi ha fatto i costi senza l’oste ovvero non ha considerato che la guerra in Ucraina non può essere vinta, anche se si giungesse all’estinzione più o meno integrale del popolo ucraino. Questi quattro anni di guerra hanno dimostrato che a nulla è servito reclutare volontari, soldati di mestiere degli eserciti occidentali, formalmente dimessisi dai rispettivi eserciti, per andare a combattere come contractors, insieme a mercenari reclutati in tutto il mondo, rifornire il paese di ogni tipo di arma, mettere a disposizione istruttori militari e attività di supporto, lasciare che le bande criminali o le formazioni di guerriglia utilizzassero il campo di battaglia della guerra in Ucraina per lezioni di guerra, consentire ed aiutare l’Ucraina a mettere a segno azioni di guerra eterodosse come l’attacco ai bombardieri facenti parte della triade strategica russa. Con lentezza e determinazione, ma con costanza la Russia ha aumentato la propria produzione bellica migliorato il proprio armamento, ha sviluppato nuovi sistemi di guerra, stimolata e imitata dall’Ucraina, ha messo le proprie strutture industriali ed economiche al servizio dello sforzo bellico, pur mantenendo una crescita costante del PIL non solo stimolato dall’economia di guerra, compiendo un salto di qualità con l’ingresso tra le armi operative di missili come l’Oreshnik.
Il rifiuto del modello oligarchico russo e di ogni forma di democratura oligarchica
Avere consapevolezza di questi dati di fatto non significa parteggiare per la Russia o per Putin o sostenere le sue ragioni, ma soltanto avere consapevolezza di quali sono gli interessi del proletariato italiano come di quello dell’Europa intera, sulle cui spalle e sulle cui tasche grava il costo dello sforzo bellico. Siamo contrari a tutte le guerre e soprattutto a quelle contraria ai nostri interessi e a quelli dei lavoratori che sono poi coloro che ne subiscono i danni maggiori. E questo perché la guerra priva gli Stati delle risorse necessarie al benessere dei propri cittadini.
Da comunisti anarchici avversiamo uno Stato come quello Russo che ha adottato una economia capitalistica sia pure pianificata, sulla base dei piani quinquennali di tradizione sovietica, aborriamo lo schema di relazioni lo Stato e le Chiese, siano esse quelle ortodossa, prevalenti e legittimante lo Stato russo o quelle di altri culti, non condividiamo e consideriamo liberticida l’essenziale simbiosi e la divisione di competenze tra ciò che è temporale e ciò che è spirituale, tipico del sistema politico attualmente vigente in Russia. Siamo contrari ad una società dominata da oligarchi che perseguono il profitto e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, avendo solo una denominazione diversa da quella dei capitalisti più rapaci. Siamo contrari alle politiche di potenza e soprattutto alle guerre che mandano al macello uomini e donne, bambini e vecchi, che distruggono e annientano l’umanità, provocando lutti e rovine siamo contrari alle politiche discriminatrici di genere praticate in Russia. Siamo soprattutto contrari al nazionalismo, da qualunque parte venga e a chiunque appartenga, siano essi ucraini o russi. Ciò non ci impedisce di analizzare i fatti e di cercare di capire.
Gianni Cimbalo