Utilizzando come pretesto la necessità di istituire un organismo attraverso il quale gestire la ricostruzione di Gaza il Presidente degli Stati Uniti ha istituito il Board of peace, primo passo verso la privatizzazione degli organismi di rappresentanza internazionale per imporre la sua visione della gestione e composizione delle istituzioni collettive delle relazioni tra gli Stati.
L’avversione di Trump verso l’Onu è nota e datata e deriva dal fatto che egli considera questo organismo come pletorico, frutto di equilibri di potere ormai inesistenti, a causa del mutare dei rapporti di forza tra gli Stati. In particolare considera del tutto impropria la presenza nel Consiglio di sicurezza della Francia e dell’Inghilterra, e questo non perché intenda riconoscere dignità di rappresentanza all’India, al Brasile o ad altri paesi “emergenti”, ma perché ritiene che la compensazione degli interessi tra i diversi attori internazionali non debba avvenire su base concertata, ma scaturire dai rapporti di forza che via via si determinano fra le parti.
Questa visione insieme a oligarchica e dirigista dei rapporti fra i popoli lo porta a costituire organismi da lui eterodiretti. a vita, personalistici e personalizzati, scimmiottando comportamenti e prassi degli imperatori ed è frutto di una concezione personalistica del potere.
Questa scelta si riflette direttamente sulla composizione dell’organo da lui costituito, al quale sono invitati ad aderire, parenti e amici, imprenditori come lui, clientes, persone e Stati, disponibili a pagare il pizzo di adesione, consistente in questo caso in un milione di dollari, il che da loro diritto di voto. I membri non paganti potranno aderire, ma non avranno alcun potere di determinare le scelte adottate, contribuiranno a dare rappresentatività all’organismo.
fermo restando che il Presidente, cioè lui, sarà l’unico a decidere l’indirizzo dell’organo, a vita.
Eh sì perché l’organismo che ha costituito non è solo e vuole essere un organismo internazionale di composizione degli interessi, ma è soprattutto un comitato d’affari che gestisce il business a livello internazionale e da questo trae legittimazione ed alimento. Un comitato d’affari che gestisce i proventi della ricostruzione di Gaza e, perché no, in prospettiva la ben più redditizia ricostruzione dell’Ucraina e, tanto meglio se avverrà a spese dei popoli europei che ne sopporteranno il peso con la povertà e i sacrifici, arricchendo la finanza internazionale, soprattutto statunitense e permettendo agli oligarchi ucraini e ai loro complici a Bruxelles di continuare a percepire laute tangenti. In questo scenario Trump e soci, quali maggiori azionisti del Board, godranno dei maggiori benefici banchettando sul sangue versato.
Non è poi un caso che oltre a suo genero e un numero ancora imprecisato di imprenditori e finanzieri faranno parte del Board Stati Uniti, Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Belgio, Bulgaria, Egitto, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan, tutti stati da iscrivere nell’elenco dei soci.vassalli, legati dal business al principale azionista statunitense, a rappresentare emblematicamente i criteri sui quali gli Stati Uniti con il proprio giardino di casa costituito dal continente americano soggiogato e reso servile e potranno rilanciare il loro ruolo imperiale.
La premier italiana alla quale la Costituzione impedisce all’articolo 11 di far parte di organismi internazionali non paritari, come sancisce l’art. 9 dello Statuto del Board, “CHAPTER IX – RESOLUTIONS OR OTHER DIRECTIVE. [1]
The Chairman, acting on behalf of the Board of Peace, is authorized to adopt resolutions or other directives, consistent with this Charter, to implement the Board of Peace’s mission.” [CAPITOLO IX – RISOLUZIONI O ALTRE DIRETTIVE, Articolo 9. Il Presidente, agendo per conto del Consiglio per la Pace, è autorizzato ad adottare risoluzioni o altre direttive, coerenti con il presente Statuto, per attuare la missione del Consiglio per la Pace], non volendo essere esclusa dal possibile business e non volendo irritare il padrone e sodale, ha dichiarato diplomaticamente di sospendere il giudizio e di stare pensando a come superare l’ostacolo costituzionale costituito dal fatto che l’Italia entrerebbe a far parte di un organismo internazionale gestito da un Presidente con poteri autocratici e assoluti, assolutamente arbitrari e discrezionali.
Vergogna!
[1] CHAPTER THE OF BOARD OF PEACE
C. G.