Ucraina: la sconfitta dell’Europa

I 28 punti – anche se sono parte di una bozza assolutamente provvisoria – che dovrebbero sancire la fine della guerra d’Ucraina, concordati da statunitensi e russi, in gran segreto, in un lussuoso albergo della Florida, segnano un successo per gli Stati Uniti che hanno voluto la guerra, soddisfano gli interessi strategici russi, puniscono l’UE per la sua stoltezza, sanciscono la sconfitta del nazionalismo ucraino. Se questo è il bilancio politico della vicenda occorre dire anche che l’accordo pone fine alla lucrosa attività degli oligarchi ucraini che facevano la cresta sui finanziamenti alla guerra e si arricchivano con il commercio delle armi. vendendo quelle ricevute per combattere, alimentando i tanti teatri di guerra sparsi per il mondo e alla criminalità organizzata, speculando sulle forniture militari esigendo tangenti sulla gestione del sistema energetico. Ma niente paura, si apre per loro un nuovo mercato, quello di lucrare sulla ricostruzione dell’Ucraina, attingendo al fiume di denaro che si riverserà nel paese come effetto degli accordi da sottoscrivere.
Se è vero che gli oligarchi ucraini cascano in piedi, non altrettanto avviene per Zelensky, tenuto per le palle dagli americani fin dall’inizio della guerra, quando gli Stati Uniti, perfidi sponsor del conflitto, vollero le due agenzie anticorruzione che, al momento opportuno, hanno svelato le attività spartitori appropriative del Presidente e del suo entourage: come dire “stronzi, ma non fessi!”.
Gli Stati Uniti sapevano benissimo, fin da quando si infiltrarono nel paese, tramite i moti di piazza Maidan, di avere a che fare con un paese dove la corruzione la fa da padrone e che i diversi soggetti coinvolti nell’operazione avrebbero fatto di tutto per arricchirsi personalmente. Così si sono premuniti, dotandosi di uno strumento per staccare la spina al momento opportuno. Gli ingenui in questo progetto sono stati i paesi dell’Unione Europea, guidati dalla Gran Bretagna, che per i suoi sporchi interessi di bilanciamento dei poteri all’interno dell’Europa hanno coinvolto l’Unione in uno scontro contro i suoi interessi economici, azzardato e disastroso, teso a balcanizzare la Russia per destabilizzarla e trasformarla, attraverso un cambio istituzionale, in una costellazione di piccoli Stati da gestire e strumentalizzare, coltivando i sogno della rinascita dell’egemonia della Gran Bretagna e della riedizione dell’impero in altra forma.
Gli inglesi non avevano calcolato che potesse giungere al potere Trump che li avrebbe scaricati in nome degli interessi statunitensi, ponendo fine all’etero direzione esercitata dalla politica britannica su quella USA. Inoltre gli inglesi hanno potuto approfittare di una classe politica dell’Unione europea sciocca e imbelle, affollata di leader decotti come Macron e Merz, dominata dai baltici tra i quali spicca Kaja Kretina Kallas, che brilla per stupidità e ignoranza ed è animata come gli altri suoi sodali dall’odio antirusso, pur non avendo disdegnato in passato di fare affari con la Russia; vedasi le attività del marito della Kallas, che faceva profitti anche a guerra iniziata commerciando con quel paese.

Perché ora

Perché tutto questo succede proprio ora. Il dato di fatto, ignorato e nascosto dalla stampa occidentale, è che la Russia, che si diceva combattesse con le pale, che rubasse i chip delle lavatrici degli ucraini, perché privi di armi e tecnologicamente arretrati, stanno vincendo sul campo di battaglia, scontrandosi su un fronte attrezzato alla guerra dalla lunga penetrazione Nato, e soprattutto inglese, all’interno dell’Ucraina, che a datare dal 2014 ha provveduto a fortificare le città del Donbass, trasformandole in campi trincerati destinati a bloccare l’esercito russo in una guerra di posizione e di attrito.
Ora che la Russia, dopo un’iniziale sbandamento dovuto alla sottovalutazione della situazione interna ucraina e alla sua preparazione alla guerra ha riorganizzato il proprio esercito, ha riavviato la sua produzione di sistemi d’arma, ha mobilitato le sue risorse finanziarie, ha messo in grado la propria economia di reggere all’embargo voluto dall’Occidente ed anzi da ciò ha tratto occasione di sviluppo della propria economia, l’esercito russo ha potuto mettere in atto una strategia di metodico assedio e aggiramento delle posizioni ucraine. La creazione ripetuta di sacche sta facendo crollare uno dopo l’altro i capisaldi ucraini, massacrando il suo esercito, stoltamente impiegato in operazione di resistenza ad oltranza, in attesa di un aiuto salvifico che non è arrivato e non poteva venire se non al rischio di una guerra nucleare.
Pokrovs’k e la città gemella Myrnohrad sono cadute malgrado ogni strenua resistenza e il sacrificio dei soldati ucraini, altrettanto è avvenuto a Kupjans’k e sta per accadere a Sivers’k, mentre Lyman sta per essere presa: all’esercito russo si apre la strada verso Slov”jans’k e Kramators’k, le due ultime città del Donbass. Kramators’k è parzialmente invasa e tutto questo mente nell’oblast di Zaporižžja stanno per cadere Huljajpole e Orichiv: la strada per la città capoluogo è aperta e senza ostacoli. Le diserzioni ucraine crescono a dismisura, che il paese è costretto alla mobilitazione forzata e dovrebbe secondo Merz chiamare alle armi i giovani dei 18 ai 25 anni, dopo che l’Ucraina ha perso la metà della sua popolazione anteguerra perché fuggita o emigrata, ora che le infrastrutture sono distrutte e l’economia è inesistente: ora che gli interessi statunitensi sono cambiati e vengono gestiti alla ricerca del massimo profitto per far fronte ad una crisi interna statunitense economica e sociale da fine impero, la trattativa diviene urgente e inevitabile. Il cinismo disgustoso dei politici europei che vogliono l’estinzione del popolo ucraino è disgustoso!
Visto col senno di poi l’incontro di Anchorage in Alaska ha segnato un mutamento profondo della strategia politica internazionale degli Stati Uniti e della Russia e ha avviato una nuova fase fatta di scambio di cortesie e di favori, come, da ultimo, il ritiro della mozione russo-cinese su Gaza e la Palestina, inizialmente posta in contrapposizione alla soluzione prospettata da Trump, sfociata poi in astensione, per ottenere in cambio il riconoscimento delle rispettive sfere d’influenza. In questo nuovo assetto tra i due paesi il nazionalismo ucraino non trova spazio e deve perire.
Benché questo mutamento dell’orientamento politico russo-statunitense sia evidente a tutti a non averlo capito sono i leader europei e quello britannico che si ostinano a progettare l’intervento dei cosiddetti “volenterosi” che di fatto invitano ancora Zelenskyj ad opporsi alla richiesta statunitense, consigliandogli di richiamare in patria le migliaia di giovani fuggiti all’estero per combattere e farsi massacrare, mettendo in atto lo sterminio della popolazione ucraina in nome della carriera politica di leader decotti e sfiduciati dalle proprie opinioni pubbliche che vivono in una condizione marciscente nella gestione del potere.

I punti dell’accordo

I 28 punti costituiscono una base di partenza per le trattative tra statunitensi e russi e a tal fine devono essere preventivamente accettati dall’Ucraina; si noterà che, almeno allo stato attuale, sono esclusi dalla trattativa l’Unione europea e gli ucraini e “se non sei al tavolo delle trattative, è perché sei nel menù” (J. Wuttke, ma anche W. Churchill).
Una prima parte del documento è dedicato, alla sovranità dell’Ucraina, alle garanzie accordate e si rende esplicito l’impegno della NATO a non schierare truppe all’interno del paese. Tuttavia l’accordo non è chiaro in relazione a questo impegno, considerato che una volta attuata la promessa dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea i paesi che ne fanno parte potrebbero a buon diritto, in nome della sovranità europea, schierare proprie truppe in Ucraina.
Questa considerazione apre immediatamente a un altro elemento di ambiguità della bozza, considerato che essa stabilisce che sarà accordata all’Ucraina una corsia preferenziale per l’adesione all’Unione Europea. Ciò detto, non si capisce come un accordo internazionale può stabilire un tale impegno a carico di un soggetto di diritto internazionale senza che questo sia parte dell’accordo, anche se ciò è spiegabile con il fatto che gli Stati Uniti considerano gli Stati dell’Unione europea come Stati vassalli. Comunque tutto ciò violerebbe le regole comunitarie relative all’adesione dei paesi all’Unione europea, i quali devono soddisfare alcune condizioni perché l’adesione avvenga. Sia detto per inciso con l’obbligo dell’adesione dell’Unione europea dell’Ucraina gli Stati Uniti creano le premesse per la crisi profonda dell’Unione europea che vedrebbe entrare un paese che non possiede assolutamente le condizioni per l’adesione e che sulla base delle regole comunitarie che canalizzano la destinazione dei bilanci al finanziamento della politica agricola, vedrebbe l’agricoltura ucraina avvantaggiarsi, a scapito delle agricolture dei paesi dell’Unione o almeno di alcuni di essi.
Questo per non parlare delle conseguenze relative alla osservazione delle regole dello Stato di diritto, essendo notoriamente l’Ucraina uno Stato illiberale e profondamente corrotto.
Ulteriori ambiguità contiene poi l’impegno dell’Ucraina a ridurre le dimensioni del proprio esercito che dovrebbe assestarsi sui 600.000 uomini, numero incompatibile con le possibilità di gestione finanziaria di un tale numero soldati in armi a meno che non lo si voglia finanziare con fondi UE. Il numero riportato sembra comenque incoerente rispetto alla prospettiva di neutralizzazione e di disarmo del paese, oprova ne sia che in altra versione si parla di 60.000, prima di occuparsi dei futuri assetti del territorio la bozza all’art. 20 si occupa della cosiddetta denazificazione stabilendo che: “Entrambi i Paesi si impegnano a implementare programmi educativi nelle scuole e nella società che promuovano la comprensione e la tolleranza delle diverse culture ed eliminino il razzismo e i pregiudizi.

  1. L’Ucraina adotterà le norme dell’UE sulla tolleranza religiosa e sulle minoranze linguistiche;
  2. Entrambi i Paesi concordano di abolire tutte le misure volte a garantire i diritti dei media e dell’istruzione ucraini e russi.

Ogni ideologia e attività nazista deve essere respinta e vietata.”
Questa parte della bozza è finalizzata a colpire il nazionalismo ucraino, ma è estremamente ambigua, soprattutto quando al punto a. fa riferimento alle norme dell’UE sulla tolleranza religiosa, considerando i guasti che la guerra d’Ucraina già ha portato nell’assetto delle relazioni Chiese-Stato all’interno dell’Unione europea, facendo prevalere in molti paesi un assetto di tipo neo-giurisdizionalista e confessionale nella gestione di queste relazioni. [1]

Considerazioni finali

Al momento non siamo in grado di prevedere gli sviluppi futuri della trattativa, ma quel che è certo è che ci sono tutte le premesse atte a far sì che gli Stati Uniti si defilino definitivamente dal conflitto, ricavandone un considerevole profitto economico e strategico; che l’UE ne esca con le ossa rotte, economicamente e politicamente, poiché viene sancita la sua scomparsa come soggetto autonomo di diritto internazionale e ne esce fortemente ridimensionato il suo ruolo economico.
Rimane il fatto che se l’iniziativa statunitense abortirà, come probabile, la questione sarà risolta sul campo di battaglia e segnerà comunque il deciso ridimensionamento territoriale dello Stato ucraino, la sua sconfitta su campo di battaglia, ulteriori morti e rovine. Più che gli ucraini dovrebbero esserne i marciscenti e incapaci leader europei a riflettere e a sopportare le conseguenze della loro irresponsabile stoltezza.

Gianni Cimbalo

[1] G. Cimbalo, Il neo-giurisdizionalismo confessionista nella politica ecclesiastica dell’U.E. in Riconoscere la libertà religiosa, tra normativa unilaterale e bilaterale, (a cura di Francesco Alicino), Ribettino, Soveria Mannelli, 2024, pp. 269-298