Cosa c’è di nuovo…

E io domando agli economisti politici, ai moralisti, se hanno già calcolato il numero di
individui.
Fra tutte le malattie mentali che l’uomo si è posto sistematicamente nel cervello, la peste religiosa è certamente la più orribile. Come ogni cosa ha la sua storia, quest’epidemia ha essa pure la sua; soltanto è peccato che lo sviluppo di questa storia non sia tutto ciò che havvi di più grazioso.
Il vecchio Zeus e Giove erano individui veramente dabbene se li si paragonano ai “rami
trinitari” dell’albero genealogico del buon Dio, i quali non la cedono per nulla ai primi in crudeltà e brutalità. D’altronde non vogliano perdere il nostro tempo con degli dei pensionati o decaduti, poiché non fanno più nessun danno; criticheremo al contrario senza riguardi i fabbricanti di pioggia e di bel tempo ancora in attività di servizio e i terroristi dell’inferno […]
E nondimeno sono appunto i ricchi e i potenti che mantengono “la religione”. Senza dubbio ciò fa parte del loro mestiere. E’ pure una questione di vita per la classe sfruttatrice, la borghesia, che il popolo venga abbruttito mediante la religione; la sua potenza sale e scende con la pazzia religiosa.
Più l’uomo ci tiene alla religione e più vi crede; più vi crede, meno sa: meno sa, più bestia è; più esso è bestia e più facilmente si lascia governare.
Questa logica fu conosciuta dai tiranni di ogni tempo, ed è perciò che essi si allearono sempre coi preti. Se qualche disputa scoppiava fra questi due nemici dell’uomo, non era, per così dire, che un futile diverbio di famiglia per sapere chi la farebbe da padrone. Ogni prete sa benissimo che la sua parte è finita quando non sia più sostenuta dai milioni. I ricchi e i potenti non ignorano del pari che l’uomo non si lascia governare e sfruttare che quando i corvi, appartengano essi a questa o a quella
chiesa, siano riusciti a convincere le masse che questa terra è una valle di lacrime, a infiltrar loro questa massima: “rispettate l’autorità”, e ad allettarli con la promessa di una vita più felice nell’altro mondo.
Windhorst, il gesuita per eccellenza, fece intendere un giorno abbastanza chiaramente, nel calore di una discussione parlamentare, ciò che i truffatori e i ciarlatani nel mondo pensano a tal proposito:
“Quando la fede si spegne nel popolo, disse, esso non può sopportare la propria miseria e si ribella”.
Questa frase è chiara ed avrebbe dovuto far riflettere molti operai. Ma ahimè! Gran numero d’essi sono così accecati dalla religione che sentono le cose più semplici senza comprenderle.
Non è invano che i preti – cioè i gendarmi neri del despotismo – si sono sforzati d’impedire con tutte le loro forze la decadenza religiosa, benché, come si sa, scoppino dal ridere fra loro pensando alle cretinerie che predicano ricavandone lauti compensi.

J. Most, Die Gottespest and Religionsseuche, New York, 1883. L’opuscolo tradotto in italiano col titolo La peste religiosa, è tratto dal volume The Deiste Pestilence and Religious Plauge of Man, London, 1880. Fu uno degli opuscoli più letti, non solo dagli anarchici. In Italia fu pubblicato per la prima volta sulla rivista “Nuovo Combattiamo”, Genova 29 sett.-10 nov. 1880; in opuscolo ebbe la prima edizione a Marsala nel 1892 e sei edizioni solo nel decennio successivo.