OSSERVATORIO ECONOMICO

serie II, n. 5, maggio 2010

Nucleare 3° – Continuiamo l’analisi della tabella sottoriportata, sui costi dei MWh da
varie fonti energetiche (Il sole 24 ore, n° 105, sabato 17 marzo 2010, p. 24).

capitale combustibile altri costi €/MWh
Gas 10-19 40-110 4-6 64-154
Carbone 16,5-26,5 16,48 9-13 60,5-125,5
Nucleare 36,5-53,5 4,5-9 7,5-14 48,5-76,5
Ccs* 28-45 22-64 10-14 62-126
Eolico 66-101 10-20 76-121
Fotovoltaico 206-408 20-40 224-520
Solare termico 197-374 15-30 212-404

* CO2 Capture and Storage (cattura e stoccaggio della CO2)

La tabella è costruita con il metodo WACC (Weighted average cost of capital, costi in
media pesata di capitale).
b. – Sempre in relazione ai puri costi di capitale (senza i calcoli corretti di
ammortamento) è da notare che la diminuzione del tempo di funzionamento annuo delle centrali nucleari (dalle fantasiose 8.800 ore previste dalla tabella alle storicamente
accertate 6.000) porta il costo del Mwh di origine fissile ad essere comparabile con
quello da carbone o da gas.
c. – La colonna del costo del combustibile presenta meno problemi, vista la resa
energetica del combustibile nucleare. Resta da rilevare solo che non è un caso che le
fonti dal costo del combustibile pari a zero siano anche quelle che non conoscono
problemi di limitazioni negli approvvigionamenti. La ragione è molto semplice: le fonti
considerate sono tutte di origine solare, mentre le altre sono tutte esauribili (il gas è
l’unico che permette una rigenerazione semplice in piccole dosi); ed il nucleare proviene da un materiale, l’uranio, poco diffuso. Questo fatto non è contabilizzato, come non viene contabilizzata la crescita dei costi del combustibile fissile conseguente all’esaurimento ai siti minerari a più elevato tenore e la necessità di ricorrere a quelli via via meno ricchi.
La riproposizione di programmi di nuclearizzazione dell’energia ad ampio raggio
accorcerebbero i tempi di esaurimento dell’uranio, equiparandolo al petrolio.
d. – La colonna più incomprensibile è quella degli “altri costi”. Appare, infatti, poco
credibile che i costi aggiuntivi dell’energia elettrica da fonte nucleare siano inferiori a
quelli delle fonti rinnovabili e poiché su questo versante non c’è alcuna spiegazione
nell’articolo preso in considerazione, le domande che sorgono sono molte. Come sono
stati considerati i costi di dismissione della centrale al momento della chiusura
dell’impianto? Come sono stati considerati i costi della predisposizione dei piani di
evacuazione in caso di incidenti? E soprattutto, in che conto è stato tenuto il costo dello
smaltimento dei rifiuti radioattivi? In verità sarebbe ben strano che quest’ultimo onere
fosse stato preso in considerazione, visto che ancora il problema non è stato risolto.
e. – Considerazione al margine. Il Presidente Bush era fortemente supportato dalla lobby petrolifera; Obama no. Quest’ultimo rilancia il nucleare ed esplode la piattaforma nel Golfo del Messico: c’è di che meditare.
Crisi – Lo spettro della Grecia (e dei “pigs”=Portogallo,Irlanda,Grecia,Spagna) aleggia
sull’Europa e tutti corrono ai ripari. Per capire ciò che sta succedendo e quello che ci
aspetta occorre partire da lontano. Prima di tutto salta agli occhi che i paesi sotto
osservazione sono proprio quelli che solo due anni fa erano dati per essere quelli con le
economie più dinamiche ed innovative e perciò quelli da imitare. Poi occorre considerare cosa significa che uno Stato fallisce o è sull’orlo del fallimento: può uno Stato fallire? Un terzo problema riguarda le manovre che si stanno mettendo in atto anche in Italia: sono efficaci o no (visto che non sono certo eque)? Infine i quesiti che riguardano la natura della crisi, la sua genesi, le cure possibili e le teorie economiche di riferimento.
1. Il fatto che i paesi in maggiore affanno siano proprio quelli che più coerentemente
hanno applicato la vulgata economia monetarista e neoclassica, dovrebbe indurre
ad una qualche riflessione sugli effetti a lungo termine che questo paradigma
teorico ha prodotto. L’affermarsi della teoria del premio Nobel Milton Friedmann
negli anni settanta-ottanta ha generato i seguenti fenomeni: finanziarizzazione
dell’economia, privatizzazioni, strapotere delle banche e degli Istituti finanziari,
destrutturazione degli apparati produttivi, affannosa ricerca dei costi di produzione
più bassi, meno controlli pubblici, affermazione delle agenzie di rating, bolle
finanziarie in borsa in particolare per i cosiddetti titoli tecnologici, precarizzazione
del lavoro, ipertrofia dell’economia virtuale, e via cantando. Un successo? Da oltre
tre lustri l’economia internazionale viaggiava come un treno senza pressione, in
perenne attesa messianica del prossimo boom. Ogni qual volta che quest’ultimo
era per avverarsi, a detta degli specialisti, qualche cosa si inframmetteva, ma le
crisi che si affacciavano venivano trattate come casi anomali locali e si metteva un
cerotto a chiudere la falla in una diga sempre più segnata dalle crepe. Nel 2008 la
diga è finalmente crollata!

(continua)
chiuso il 26 maggio 2010
Saverio Craparo