Un Trump senza binario

Il neopresidente improbabile degli Stati Uniti d’America, passava un brutto quarto d’ora. I sondaggi lo davano già al minimo storico per essersi insediato da poco più di due mesi; aveva sbattuto il naso non in una delle sue porte d’oro con cui ha con gran gusto ornato la propria magione, ma sui decreti anti immigrati, bloccati da vari giudici federali per la loro manifesta incoerenza; cocente era stata la sconfitta subita al Congresso sull’abbattimento dell’odiata riforma medica del predecessore, vero cavallo di battaglia della sua campagna elettorale; ha visto respingere dal Congresso la nomina del nuovo giudice costituzionale per imporre una svolta conservatrice al paese. Si era ben presto scoperto che le accuse rivolte ad Obama di averlo spiato durate detta campagna (il tentativo di correggere il tiro dicendo che l’incarico era stato dato al servizio segreto
britannico, aveva solo ottenuto l’effetto di far reagire in modo piccato il governo della Gran Bretagna), ma per di più era trapelato che era lui sotto attenzione per gli aiuti che si sospetta la Russia gli abbia fornito per fargli vincere le elezioni.
Il Presidente per caso girava in tondo a passi tardi e lenti nella stanza ovale cercando di escogitare un modo per uscire dall’angolo cui l’aveva cacciato la sua frettolosa superficialità nell’impossibilità di trovare detto angolo in quell’ambiente. Quando ecco che quel fessacchiotto di Assad, presidente alauita della Siria, che lui, Trump, aveva tanto difeso nell’anno precedente, faceva il passo falso che gli serviva: faceva uso delle armi chimiche. Chi glielo aveva fatto fare ad un passo dalla vittoria, sponsorizzata e resa possibile dalle truppe russe dispiegate sul terreno di guerra, alla viglia della sua ammissione ai negoziati per la ricostruzione del paese, era difficile capirlo. Ma si sa gli occidentali nutrono particolare esecrazione per le armi chimiche di cui hanno fatto
largo uso durante la prima guerra mondiale. Il tasto era quello giusto. Per di più erano morti dei bambini, pochi in verità rispetto a quelli fatti fuori dai bombardamenti della coalizione, ma il tasto era quello giusto.
Per una nazione che aveva usato bombe esplosive camuffate da bambole per essere raccolte dalle bambine vietnamite, che aveva mandato i propri soldati a contaminarsi con l’uranio impoverito in Irak, che non aveva esitato a bombardare gli ospedali in Serbia ed in Siria, come potevano destare raccapriccio alcuni morti per il gas nervino; anche perché i morti non si curano per come muoiono, preferirebbero semplicemente non morire. Ma questo era il tasto giusto, perché tanto effetto avrebbe fatto sui paesi alleati e gravitanti nell’orbita statunitense, e soprattutto tanto effetto avrebbe fatto sull’opinione pubblica interna scoprire un Presidente vero, con la P maiuscola, non importa se leggermente incoerente e dimentico di quanto asserito fino ad un momento
prima.
Così l’attacco è partito prima che gli altri paesi potessero porsi delle domande, prima che il Congresso ne volesse discutere, prima che un’inchiesta internazionale chiarisse i contorni oscuri della vicenda, tanto si sa che le inchieste internazionali non arrivano mai a conclusioni inequivocabili e quindi sono inutili. Le conseguenze forse possono non essere devastanti, ma se un delinquente dotato di una strategia può essere prevedibile e quindi forse neutralizzato, un improvvisatore privo di qualsiasi visione d’insieme può generare conseguenze del tutto imprevedibili. A quando la prossima sTRUMPalata iniziativa?

Saverio Craparo