PIOVONO TEGOLE

Noto è l’aforisma di Giulio Andretti: “ Il potere logora chi non ce l’ha!” Se il potere logori che l’ha o chi non l’ha può essere discusso a lungo e si possono portare esempi per entrambe le situazioni. Quello che è certo è che il tempo logora davvero. Ci sono voluti venti anni per vedere un Berlusconi veramente decotto. Dopo due anni Renzi non lo è a quel livello, ma inizia già a mostrare segni di decadenza.

Il Comunicatore ripetitivo

La rutilante parlantina del valdarnotto è stata uno dei tratti salienti della sua ascesa. L’inventiva, la capacità di tenuta, l’idoneità all’improvvisazione, conferivano al suo approccio agli ascoltatori una freschezza fino ad allora ignota. Abituati a discorsi paludati e sempre scritti, gli elettori si sono trovati di fronte ad un interlocutore che parlava come loro, che usava metafore popolari, ricorreva ad esempi facilmente comprensibili, che giocava con le parole con velocità fantastica. Gli schemi della comunicazione politica erano ridotti in frantumi, anche rispetto al gioco delle barzellette di berlusconiana memoria. Una volta assuefatti all’eloquio veloce ed immediato, digerita la novità, l’attenzione ha iniziato a spostarsi sui contenuti ed inevitabilmente è cominciata ad emergere la vacuità pneumatica di quanto veniva pronunciato ed i giochi
linguistici iniziano ad apparire per quello che sono: copertura del nulla. Senza considerare che spesso ripercorrono sentieri già ampiamente battuti, ed una comunicazione che pretende di essere innovativa e brillante sconta fortemente la ripetitività.

Gli specchietti per le allodole

Il successo elettorale delle europee dello scorso anno è stato propiziato, come ben noto, dalla promessa degli 80 € in busta paga dei lavoratori dipendenti al di sotto di una determinata soglia di reddito. Da allora il governo è ricorso continuamente ad annunci di nuove fantasmagoriche iniziative, e ciò per due scopi principali.
Il primo, ovvio, è quello di rilanciare nel futuro l’azione di governo, nella speranza che tante abbacinanti promesse vengano in gran parte dimenticate, anche se non attuate; si genera l’impressione di un incalzare frenetico di realizzazioni che non trovano riscontro nella realtà. Il secondo è quello di distrarre l’opinione pubblica dai problemi che l’esecutivo incontra nel proprio agire sempre più frequentemente, quando si presenta
un inciampo, una situazione di difficile soluzione si produce una cortina di fumo che dovrebbe oscurare le deficienze generate dalla fretta e dall’imperizia nel legiferare, che abbondano in questi due anni: dal jobs act alla “buona scuola”. Non è un caso che la produzione dei decreti attuativi marci spedita per gli imponenti arretrati lasciati dai governi precedenti ed invece spesso le scadenze vengano bucate per gli atti derivanti dagli atti legislativi prodotti dai renzini e dalle renzine.

Il trionfalismo dai piedi di cartone

#questa è la volta buona; #l’Italia riparte. Questi tweet ripetuti fino alla nausea hanno contrassegnato ogni minimo dato positivo dell’economia degli due anni, ovviamente in maniera del tutto avulsa dalla realtà e senza il benché minimo accenno ad un’analisi seria della situazione. Il grande twettatore compulsivo, ha beneficiato fino a poco tempo fa di una congiuntura economica favorevole, quale mai ad alcun altro era toccata oggi.
in sorte. Un ammorbidimento delle rigide regole europee (non certo dovuta ad una sbandierata autorevolezza del governo italiano, ma all’insostenibilità acclarata del rigore monetarista), la crescita della congiuntura internazionale, l’inserimento nel calcolo del PIL dei presunti proventi dell’attività criminale, l’immissione di ingenti masse di denaro nel mercato europeo da parte della BCE di Draghi, il calo del prezzo del petrolio.
Queste cause sono state sottaciute e la debolmente favorevole congiuntura è stata attribuita ai provvedimenti economici governativi. Ma alcune di quelle cause si stanno esaurendo: l’Italia ha raggiunto, se non oltrepassato, i limiti di flessibilità concessi dall’UE; la congiuntura internazionale è ora prevista in flessione, se pur per cause prevedibili (Cina, Russia, USA, etc.); il QE di Draghi non sta producendo tutti gli
effetti desiderati; il petrolio ha iniziato a ricrescere di prezzo. I distrattori del governo cominciano a non avere più effetto e la verità sta lentamente emergendo. I miracolosi effetti della riforma del mercato del lavoro, dopo la fiammata di dicembre, evidenziano un calo disastroso e si capisce che i posti di lavoro “stabili”, in gran parte trasformazioni di lavoratori a tempo determinato, sono stati generati dalla generosa decontribuzione i cui benefici sono notevolmente diminuiti dopo la fine del 2015. Le mance elettorali non hanno prodotto l’effetto di rivitalizzazione del mercato interno sperato. L’economia italiana è tornata a crescere, cosa di cui i ventriloqui del rignanese non mancano di menar vanto, ma presenta la crescita più bassa rispetto a tutti gli altri paesi.
L’intervento sulla scuola, frettoloso e affidato a incompetenti, si è rivelato di difficile gestione, alcuni decreti attuativi non sono stati emanati nei tempi previsti e le scuole si sono trovate a gestire degli organici maggiorati in modo illogico, senza le necessarie indicazioni di merito. L’ultima notizia è che il Consiglio di Stato ha bocciato per strafalcioneria il provvedimento che prevedeva l’inserimento del pagamento del canone
televisivo nella bolletta elettrica.

L’alter ego al femminile

Ogni personaggio che sta nella cerchia ristretta del primo ministro ha una sua funzione. C’è il finanziere senza scrupoli che garantisce l’appoggio degli ambienti finanziari londinesi; c’è il fido imprenditore che garantisce le spalle; c’è il maramaldo che nell’ombra tesse le alleanze più sporche e si occupa di sgombrare il campo dai fastidiosi oppositori interni. Ma il ruolo preminente lo ricopre l’immagine angelica di Maria Elena Boschi, con l’imperturbabile sorriso serafico e l’aria di chi è stata chiamata a fare la bella statuina. In realtà la sua specialità è quella di tenere i contatti con gli interessi imprenditoriali e finanziari, soddisfacendo i loro appetiti senza fondo. Per lungo tempo il suo volto sereno ed apparentemente privo di malizia ha giocato il ruolo di interfaccia rassicurante, ma da qualche tempo in qua la sua verginità rispetto agli interessi personali in gioco ha subito più di una incrinatura. Il giovanotto di campagna fa di tutto per non disfarsene, lasciandola così in pasto ai suoi accusatori, ma lei rischia di divenire una presenza ingombrante. Il suo appannamento di immagine contribuisce non poco alla flessione di consensi che il governo sconta dall’inizio dell’anno.

Gli sponsor

Nonostante gli schiaffi apparenti assestati alla Confindustria (quali il rifiuto di recarsi al tradizionale meeting di Cernobbio) i rapporti tra imprenditori e governo sono al momento eccellenti: il nuovo presidente è molto vicino al governo ed è una creatura della Marcegaglia, buona amica di Renzi. Ma del benvolere dei padroni c’è sempre poco da fidarsi: ti lisciano finché fai loro comodo ed ultimamente i favori dell’esecutivo
non sono mancati: abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, riduzione drastica della tassazione sui nuovi rapporti di lavoro, favori ai petrolieri, esaltazione del ruolo degli imprenditori, ridimensionamento del contropotere sindacale, etc. Quando il nostro eroe dovesse non avere più la forza per garantire altra munificenza sarebbe rapidamente scaricato, anche se al momento le critiche di un anno fa si sono molto attenuate. Quello più dolente è il rapporto con la Chiesa.
La scarsa attenzione ai problemi sociali, l’emergere delle commistioni con gli ambienti bancari, la tendenza ad appoggiare gli intereventi armati non trovano accoglienza favorevole oltre Tevere ed a nulla è valso il tentativo di risanare le relazioni con la cancellazione della possibilità delle adozioni dei figli del partner da parte delle coppie omosessuali, operate spregiudicatamente in sede di approvazione al Senato della legge sulle unioni civili. Non è un caso che i vescovi abbiano indicato di votare sì al referendum del 17 aprile sullo sfruttamento delle risorse di combustibili fossili in mare entro le dodici miglia dalle coste. A ciò si aggiunga che il baldanzoso personaggio non gode di un grande credito negli ambienti politici internazionali, quelli europei in
particolare.

Piccoli leader crescono

Per un governo che sta mostrando precocemente di essere in affanno, è ovvio che si comincino a costruire le alternative. Renzi ha poco da temete da una destra ormai in liquefazione e che non può certo sperare di ricostruirsi intorno all’asse Salvini-Meloni. La sinistra si sta riorganizzando, ma difficilmente, auspice la caduta del dibattito politico e il rifiuto delle ideologie ormai imperante, riuscirà a raggiungere un insediamento
sociale in grado di condizionare la situazione politica nazionale. I pericoli non provengono neppure dalla cosiddetta minoranza interna al partito di maggioranza, personaggi in grado di parlare bene, ma incapaci di qualsiasi atto di coraggiosa opposizione. Il pericolo più concreto è rappresentato dal M5S, che con la scomparsa
di Casaleggio e i passi indietro di Grillo, potrebbero far emergere una leadership più duttile ed incline al compromesso con i poteri costituiti, facendo affiorare definitivamente la vena conservatrice che ha finora navigato sotto il pelo dell’acqua. Occhi attenti li scrutano e pensano già di saggiarne la percorribilità sul banco di prova di Roma.
Ma qualcosa emerge anche dentro il PD, perché un personaggio finora rimasto estraneo alle correnti nazionali si sta ritagliando il ruolo forte di antagonista: Michele Emiliano. Infine non è improbabile che, laddove il renzismo esalasse l’ultimo respiro di fronte alla recrudescenza della crisi economica, il padronato italiano e la finanza internazionale facessero nuovamente ricorso ai “tecnici” del momento per attraversare il
sentiero impervio che si sta per affrontare.

Piovono tegole, inizia a soffiare il vento

Quella che manca è la ripresa dell’iniziativa di classe e qui le responsabilità sono anche nostre. Siamo consapevoli che occorre partire dai territori perché e li che si giocano i rapporti di forza reali e li che gli esponenti renziani originari e soprattutto i convertiti vanno rincorsi e incalzati. I vari senatori e deputati, i diversi sindaci e consiglieri regionali vanno delegittimati, sputtanati sconfessati disprezzati, isolati.
Ciò può avvenire con iniziative concrete e alternative che contrastino la gestione del territorio che costoro esercitano attraverso la distruzione di ogni luogo di aggregazione di classe residuo, insediando strutture di gestione istituzionali o para istituzionali di gruppi di anziani come di strutture di quartiere, di municipi, gestendo un regime di appalti e di clientelismo di fronte al quale la gestione democristiana e quella berlusconiana impallidiscono. Vanno denunciate le speculazioni edilizie anche quando assumono la parola d’ordine della cementificazione zwero e si dedicano alla ristrutturazione delle vecchie aree già urbanizzate, bisogna attaccare le politiche di trasformazione delle città e del territorio, le iniziative di privatizzazione dei beni comuni a cominciare dall’acqua ma anche le politiche dei trasporti che continuano a penalizzare il trasporto dei pendolari, denunciare ogni intervento di privatizzazione e di smantellamento della sanità pubblica a vantaggio degli operatori privati. Occorre utilizzare gli scandali ricorrenti e i processi in corso per far riflettere sui livelli di collusione tra politica e malaffare, sul traffico degli appalti al di la e a prescindere dal nuovo codice degli appalti che è stato redatto da appaltatori preoccupati di rimuovere le possibilità di difesa delle popolazioni esercitate nei territori con un decisionismo tutto affidato al Governo che centralizza ogni decisione in nome della politica del fare. Occorre ricordarsi che il problema non è costituito da ciò che si intercetta ma da quello
che non viene intercettato e che lascia dietro di se una scia di morti per il dissesto geologico, l’inquinamento, l’insalubrità dell’arie e dell’acqua.
E’ tempo che un disprezzo profondo accompagni ogni spostamento sul territorio dei componenti locali del partito al governo e dei suoi accoliti di ogni risma che cambiando all’occasione la casacca indossata partecipano alla spoliazione sistematica di diritti delle popolazioni, gestiscono in proprio i proventi della spesa pubblica, riproducono una rete di favori e di connivenze che è il vero ostacolo allo sviluppo del paese.
Occorre interrompere la spirale della riduzione progressiva di ogni diritto creando nelle strade e nelle piazze sui luoghi di lavoro e nelle aggregazioni di disoccupati, nei mercati e nella scuola le condizioni per un secco no al referendum istituzionale contro la riforma Boschi-Verdini della Costituzione, per la sconfitta definitiva del “piano di rinascita democratica” a suo tempo voluto da Gelli e che si sta’ realizzando grazie al combinato disposto di una legge elettorale liberticida e maggioritaria e a una riforma costituzionale autoritaria.

Saverio Craparo