IL PRESIDENTE DEMERITO

Abbiamo inutilmente sperato che con la vecchiaia il Presidente emerito ritornasse bambino, riproponendosi come giovane fascista, magari a fare il critico cinematografico.
Continua invece a rompere i coglioni!
Straparla sulla manomissione della Costituzione, è preso da passione senile e sbava per la Boschi e per Verdini, Elogia a pie’ sospinto il ragazzo di Rignano, Fa la concorrenza a Luttwak magnificando la guerra, Sogna ancora epurazioni per ogni comunista in circolazione, immaginando di dover ripulire il Partito, dove di comunisti non ne son rimasti.
Non contento grida all’astensione nel referendum sulle trivelle per proteggere i suoi amati petrolieri, sproloquia di questo e di quello non perdendo occasione per tacere.
A lui si deve il successo e la realizzazione finale del “Piano di rinascita democratica” e di una riforma costituzionale fatta con i tacchi della Boschi e le scarpe sproche di fango del Bisenzio di Verdini. A lui si deve la degenerazione profonda della Repubblica nata dall’Antifascismo e dalla Resistenza.
Il vecchio conferenziere pagato dal Dipartimento di Stato resta fedele ai suoi committenti, rimane più realista del Re, lui che da Presidente della Repubblica volle farsi quasi Re, approfittando della connivenza con una classe politica scellerata, di un Parlamento largamente composto di inquisiti, insediando un Presidente del Consiglio non eletto e lasciandogli in mano la riforma della Costituzione.
Mai giuramento di difesa della Costituzione fu più tradito!