Una Corte poco cortese

Il 5 maggio la Corte Costituzionale pangermanica ha emesso una sentenza con cui bacchetta ampiamente la politica finanziaria seguita dalla Banca Centrale Europea nell’ultimo lustro (il cosiddetto “quantitative easing” di Mario Draghi ed implicitamente quanto ora la BCE sta facendo nell’emergenza coronavirus) ed ha rampognato aspramente Governo tedesco e Bundesbank per non aver salvaguardato gli interessi del paese. Ora, è dubbio che la Corte di Karlsruhe abbia una qualche competenza economica, se non quella gretta e solipsistica di un porcaro bavarese. Quello che è certo che essa è assolutamente ignorante sul diritto europeo.
Certo, essa ha sempre perseguito un’idea per la quale solo le presunte convenienze teutoniche andavano preservate, incurante del fatto che da oltre mezzo secolo la Germania è entrata a far parte di una più vasta comunità (dalla quale per altro è la nazione che ha tratto i maggiori benefici). Le sfugge, ovviamente, il fatto che qualsiasi patto o trattato che una nazione sottoscrive con un’altra corrisponde ad una cessione di una parte, piccola o grande, della propria sovranità. Nel caso della costituzione
della Unione Europea questa cessione è stata abbastanza rilevante. La BCE è un’istituzione autonoma, che non risponde formalmente alla Commissione Europea, figuriamoci se può essere censurata da pochi signor nessuno di uno qualsiasi dei 27 paesi che ne fanno parte.
Da molti anni ormai la Corte svolge una politica di contrasto a qualsiasi forma di costruzione di organismi sovranazionali. La critica che essa svolge con ammirevole costanza ha dei punti di forza.
Le istituzioni europee non sono democratiche in quanto non vengono elette direttamente e proporzionalmente dalle popolazioni; ma stranamente la Corte appunta i propri strali contro il Parlamento che non ha in effetti alcun potere, e non rileva che il Consiglio Europeo, vero organo decisionale, è composto dai capi di Governo dei singoli paesi e dove ognuno di essi vale uno indipendentemente dalle dimensioni della nazione rappresentata (Lussemburgo uguale Francia) e dove quindi hanno voce solo le maggioranze costituitesi nei singoli Stati. Poiché il Parlamento ha una delle
sue poche prerogative nel mettere bocca nella nomina del Presidente della BCE ciò non piace all’esimia Corte, mentre non la disturbano gli ampi poteri devoluti al Consiglio dove la Germania gode di una maggioranza consolidata.
Non poteva sfuggire ai togati di Karlsruhe che la Banca Europea poteva infischiarsene delle loro rampogne, ma essi cantavano a nuora perché suocera intenda; volevano cioè porre un ostacolo ai governanti tedeschi perché fermassero la politica di aiuti europei ai paesi devastati dal contagio, politica a loro avviso contraria agli interessi germanici; qui sta la loro miopia, mai smentita nel corso degli ultimi trent’anni e la loro cincapacità di capire che senza mercato per i suoi prodotti anche la Germania perirà.