ll caso mediatico suscitato dalla condanna in Cassazione di Ruggero, va ben al di là dei problemi relativi alla sentenza che lo ha condannato e viene utilizzato per condizionare i poteri della Presidenza della Repubblica e facilitare la strada alla mancata introduzione del premierato, che costituisce il più grande fallimento politico del governo Meloni. Quella in atto è una manovra convergente di discredito della Presidenza della Repubblica e di ridimensionamento dei suoi poteri attraverso la modifica della legge elettorale e l’introduzione dell’indicazione del premier, in modo da privare il capo dello Stato del potere di nomina e della sua funzione di mediazione politica, precostituendo l’oggettivo primato dell’esecutivo.
Nel merito del caso Ruggero, che tanto sollecita le pance degli italiani, non ci pronunciamo, essendo disgustosa la strumentalità con la quale si sollecita la giustizia fai da te, rispolverando la legge del taglione, né ci pronunciamo sull’entità della pena, sulle modalità con le quali verrà eseguita e neppure sulla complessa questione tecnica, costituita dalle procedure con le quali si richiede la grazia. Solo ci limitiamo a rilevare che colui che invoca la grazia è tutt’altro che pentito del suo agire e che non ha nemmeno iniziato a scontare la pena.
Tutto ciò premesso la migliore strategia per indebolire un’istituzione è quella di screditarla e, in questo caso equiparare la domanda di grazia richiesta dal reo, orgoglioso di esserlo, e la grazia a Minetti, costituisce un espediente abile, perché degradante, per un attacco mediatico, mentre ricordare la grazia concessa al migrante ingiustamente accusato di essere un trafficante di esseri umani, è un espediente politicamente utile a solleticare le pulsioni di destra del paese. Anche facendo aggio sull’ignoranza d questo episodio invocato la polemica generata costituisce un ulteriore vantaggio sotto il profilo di sollevare una questione del tutto marginale e periferica allontanando l’attenzione dai veri problemi che riguardano il paese, concernenti i bassi salari, la crisi del sistema sanitario, di quello scolastico, il coinvolgimento nella guerra e quant’altro e quindi si rivela essere un’ottima arma di distrazione di massa nelle mani della maggioranza di governo, un ottimo strumento di manipolazione dell’opinione pubblica.
Per tenere le redini della Repubblica e offrirsi come garante ai padroni statunitensi, garantendo loro il perpetuarsi del controllo, la servile obbedienza del paese, a fronte del delinearsi di nuovi equilibri politici, di nuove alleanze, mentre si apparecchia la guerra e si fa di tutto per convertire l’opinione pubblica a un bellicismo che aborrisce, mentre ci si adopera per un gigantesco riarmo a tutto danno del welfare e dei servizi sociali, è necessario mantenere saldo il quadro di alleanze e di relazioni oggi vigente: il peso della Presidenza della Repubblica è decisamente determinante nello stabilire gli orientamenti in politica estera del paese. L’attuale Presidenza della Repubblica, anche se ha svolto un ruolo positivo nella difesa della Costituzione nel rispetto degli quale agli equilibri in politica interna, con numerosi cedimenti che hanno consentito al Governo in carica di varare provvedimenti che hanno gravemente inciso sui livelli di libertà dei cittadini, ha garantito la fedeltà all’Alleanza atlantica per convinzione, formazione culturale e politica dell’attuale inquilino del Quirinale.
Basti per tutto fare riferimento al discorso tenuto nel 2025 all’Università di Aix-Marseille, per rendersi conto della visione oscurantista e reazionaria del Presidente in carica.
L’elezione del prossimo Presidente della Repubblica è l’ultima occasione per un meinstream ottuagenario per continuare a servire il padrone statunitense. Lo scontro che si sta preparando, per vincere la corsa sarà cruento e senza esclusione di colpi: troppo alta è la posta in palio e ne va dei destini del paese.