Più tempo passa e più la narrazione della guerra in Ucraina proposta dai media occidentali diventa pura fiction. Si accusano i russi di inviare droni in occidente e poi si “scopre” che i droni sono ucraini. Si afferma che Putin perde sostegno (ma non era un dittatore, perché preoccuparsi dell’indice di gradimento?), dimentichi che i vari Starmer, Mertz e Macron, messi tutti insieme, hanno un’approvazione inferiore a quella di Putin. Si accusano i russi di provocare morti civili e poi si scopre che gli ucraini bombardano e uccidono la propria popolazione. Si sostiene che la Russia è in crisi economica, ma il deficit russo è pari al 19% del PIL, mentre la Germania (il paese più virtuoso in Europa) è al 60% (per non parlare dell’Italia, abbondantemente sopra al 100% come pure gli USA).
Infine, le truppe ucraine avrebbero recuperato terreno nel 2026, ma non si capisce dove sia tutto questo terreno, e si scopre invece che due delle città più fortificate del Donbass, Kostjantynivka e Liman sono ormai cadute sotto il controllo russo. Cerchiamo di mettere un po’ di ordine. Kostjantynivka è la città più a sud di una cintura di città fortificate, costruita a partire dal 2014, subito dopo il colpo di stato di piazza Maidan, per difendere il Donbass. Il suo crollo è strategicamente importante, perché taglia una delle vie di approvvigionamento verso le ultime due fortificazioni, Sloviansk e Kramatorsk, che peraltro potrebbero anche essere facilmente attanagliate. Per intendersi, Kostjantynivka è più importante di Pokrovsk che pure ha occupato per uno/due mesi la stampa, inclusa quella ucraina, sul finire del 2025, quando si cercava di sostenere che fosse ancora in mano ucraina. A questo giro invece, silenzio assoluto, Kostjantynivka sembra non esistere; non si fa nemmeno lo sforzo di negare la sconfitta. Meglio distogliere l’attenzione dalla realtà sgradevole e concentrarsi sulle ipotetiche vittorie in trasferta e i “conclamati” misfatti russi; per quanto riguarda Liman che apre la strada verso Siversk, stessa cosa.
Droni che vanno
Ci dicono che il vento è cambiato: adesso l’Ucraina è in grado di mettere in difficoltà la Russia, inviando droni che colpiscono in profondità a centinaia di kilometri (se non un migliaio) di distanza dal confine. Strettamente parlando, l’affermazione è corretta: è vero che i droni riescono a provocare incendi in raffinerie molto lontane. È anche vero che la popolazione russa soffre alcuni disagi, ma dobbiamo essere più quantitativi e fare confronti realistici per capire l’importanza del fenomeno.
Intanto, va notato che più lontano viaggia un drone e maggiore è la quantità di carburante che deve imbarcare per raggiungere l’obiettivo; quindi, minore è la quantità di esplosivo che può portare. A questo si aggiunga che non basta che un drone colpisca una raffineria per metterla fuori uso. Il drone può far scoppiare un incendio; si può scattare una foto e metterla sulla prima pagina dei giornali per mostrare i danni creati. In realtà, le raffinerie sono grosse bestie; i problemi generati da un singolo drone (o da pochi) sono rapidamente aggiustabili. Ci vuole ben altro per causare una carenza di carburante in un paese dove ci sono numerose raffinerie che non lavorano a pieno ritmo.
Gli ucraini vengono descritti come tecnologicamente avanzati. Niente da eccepire sulle qualità dei singoli individui, ma la storia è ancora una volta diversa da come viene raccontata. Il cuore dei droni sono “chip”ettini prodotti in Cina e venduti tipicamente a paesi asiatici (come Malesia, Tailandia), dove compagnie locali fanno da intermediari con l’Europa occidentale (incapace di produrre essa stessa i chipettini) che alla fine della filiera vengono regalati all’Ucraina che ha il compito di spacchettare le casse e assemblare il tutto, come si fa di norma con gli acquisti IKEA.
In ogni caso, le ultime notizie indicano che la Russia sta rapidamente realizzando un sistema di satelliti analogo allo Starlink di Musk che permetterebbe (sul piano difensivo) un monitoraggio più efficiente dei cieli russi ed in particolare la rilevazione di droni. Lo sviluppo è ad uno stadio avanzato nel senso che il tutto funziona, ma è necessario mettere in orbita un numero maggiore di satelliti: vedremo se i russi hanno un numero sufficiente di lavatrici per prelevare i chip.
Droni che vengono
Oltre ai droni ucraini che colpiscono la Russia ci sono quelli “russi” che provocano vittime civili in Ucraina e terrorizzano l’Europa occidentale. Negli ultimi giorni, sta andando molto di moda commentare sul presunto bombardamento del monastero di Perchersk-Lavra a Kiev. Orrore: i russi avrebbero cercato di distruggere un sito UNESCO! Anche Macro-leon si indigna. Dove erano i signori UNESCO e Macro-leon nel 2023, quando gli ucraini fecero di tutto per appropriarsi del monastero (operato dalla Chiesa ortodossa moscovita), arrestando preti e monaci, e soprattutto razziando icone, reliquie, libri per rivenderli in internet? Dove erano i difensori del patrimonio culturale
mondiale nel 2023? Dove erano i difensori della cristianità ortodossa nel 2024 quando venivano trasmessi in diretta programmi di cucina dall’interno della stessa chiesa?
Usando il cervello, è molto più probabile, come sostenuto dai russi, che sia stato un missile intercettore Patriot difettoso: perché mai la Russia, un paese ortodosso che aveva ferocemente criticato le azioni ucraine del 2023, dovrebbe oggi cercare di distruggere quello che è per loro un simbolo sacro?
In parallelo c’è il caso del bombardamento di un centro di produzione teatrale: costumi di scena ed altro materiale per la compagnia NV; questo secondo i media ucraini che si sono affannati a mettere in rete immagini dei danni provocati dai droni russi ad infrastrutture civili. Poi, arriva qualcuno che nota che in qualche foto si vedono pile di ali per droni. Che invece fosse stata una fabbrica di droni? Le immagini ufficiali sono state tolte, ma non si toglie niente da internet.
Poco meno recente è il bombardamento di un dormitorio studentesco a Starobilsk nella regione di Lugansk, dove sono morti 21 studenti. I russi avevano invitato la stampa occidentale a visitare il sito per controllare di persona, così come in seguito al tentato assassinio di Putin a Valdai inviarono il piano di volo dei droni, a testimonianza che non era un errore. Ma gli occidentali non vogliono guardare: la BBC si è rifiutata di inviare giornalisti e la CNN non ha nemmeno risposto. Succede solo che un giornalista free-lance irlandese trova a Starobilsk apparecchiature fatte (assemblate) in Italia con le quali sono stati realizzati i droni ucraini. Gli ucraini, nel frattempo, insistono ad affermare che in quel dormitorio sono stati uccisi militari del reparto Rubicon che manovra i droni russi (più di 100 operatori secondo loro) senza che nessuno abbia trovato evidenze; il tutto per nascondere il fatto che i morti sono cittadini ucraini, o meglio cittadini di uno Stato che pretenderebbe di essere il loro difensore, ragazzi e ragazze.
Mesi fa si parlava continuamente di decine di droni russi che entravano in Europa per minacciare aeroporti ed altre infrastrutture europee, arrivando perfino in Danimarca. Mai una foto che confermasse l’esistenza di questi droni. Alla fine si è dovuto ammettere che questi droni russi appartengono alla stessa famiglia del mostro di Loch Ness.
Invece, si è dovuto certificare l’esistenza di droni ucraini che hanno violato lo spazio aereo europeo nei paesi Baltici ed in Finlandia. La prontissima giustificazione? Guerra elettronica dei russi che fanno inceppare i droni ucraini spingendoli dove non dovrebbero essere.
Intermezzo per i disattenti: a seconda del contesto, i russi sono terribilmente arretrati e non hanno chip per le loro armi, oppure sono super avanzati ed in grado di manipolare le meraviglie tecnologiche occidentali: cliccare sulla risposta che fa più comodo.
Domanda del professore di geografia: come fanno i droni ucraini ad arrivare vicino a San Pietroburgo e solo allora i russi se ne accorgono e riescono a deviarli? Viaggiando per kilometri al confine con la Bielorussia con i baffi finti per non essere riconosciuti.
Pierino: arrivano direttamente dai paesi Baltici o dalla Finlandia.
Kvartal 95 Studio
Da parte ucraina e occidentale in generale, la guerra viene trattata come fosse un’opera teatrale. La casa di produzione televisiva fondata da Zelensky nel 2003, Kvartal 95 Studio, torna molto utile per fornire un adeguato know-how. Peccato che abbia un bisogno crescente di finanziamenti per costruire studi per riprese realistiche (ma non reali).
A fine 2025, Zelensky è riuscito a convincere la UE a fornire 90 miliardi di Euro, anche se gli europei incontrano qualche difficoltà nel trovarli: l’emissione di bond non appare semplice, a meno che i singoli Stati non forniscano garanzie, ognuno per la sua parte.
Allora arriva in soccorso l’ineffabile Rutte, figlio del paparino arancione, che vorrebbe racimolare 70 miliardi in ambito NATO, ma siccome anche questa operazione incontra qualche diffidenza, l’orchetto verde stesso si fa avanti a chiedere subito 20 miliardi (forse per incastonare diamanti nei cessi dorati acquistati in precedenza). Nel frattempo, il caso della petroliera Smyrtos indica il tipo di spettacoli che si possono organizzare anche grazie alla collaborazione della flotta di Sua Maestà Re Carlo III. La nave, ipoteticamente appartenente alla flotta ombra russa, è stata catturata dagli intrepidi sudditi britannici. La sceneggiatura va però un po’ migliorata, perché la nave batteva bandiera camerunense (in precedenza era greca) e quindi nulla a che fare con la Russia. Comunque, gli inglesi sono stati in grado di far montare a bordo un loro cineoperatore, prima dell’arrembaggio, in modo da fare riprese da vicino: chissà se il film verrà candidato al prossimo Oscar.
La democrazia come fattore unificante
Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, Zelensky ha deciso di dare nuova sepoltura, da eroe, a Andriy Melnyk, che durante la seconda guerra mondiale collaborò con i nazisti con la SS-maiuscola, contribuendo alla strage di centinaia di migliaia di polacchi, ebrei e russi. Questo è l’epilogo che segue dozzine di piazze, strade e statue intestate od erette in memoria dei banderisti. Decisione indigesta perfino per il presidente polacco Nawrocki che ha minacciato di togliere a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza polacca, data per meriti civili e militari (offerta dal suo predecessore Duda). Vedremo nel prossimo atto della commedia se ci saranno riscritture della scenografia.
Nel frattempo, la UE fa del suo meglio per colmare il gap democratico rispetto all’Ucraina per non lasciarla da sola a fascistizzarsi. La politica delle sanzioni ad personam, a manca e manca (sono leggermente unilaterali) tornano utili.
Ricordiamo, fra gli altri, i casi di un colonnello svizzero che vive a Bruxelles il cui sostentamento è garantito da amici che portano il cibo a casa; di un giornalista tedesco a Berlino a cui legalmente non sarebbe nemmeno permesso offrire un sandwich; una attivista svizzero-camerunense a Lomé che non può volare verso casa. Il tutto senza che in nessuno di questi casi (e di altri simili) sia stato istruito un processo con la possibilità di difendersi dalle accuse.
La strategia di Putin
Una domanda emerge: perché i russi accettano questo stato delle cose? Perché permettono alla NATO di spedire droni dal loro suolo; perché permettono che la NATO guidi droni e missili verso il suolo russo?
Senza arrivare al lancio di una bomba nucleare tattica come suggerito da Karaganov, viene naturale domandarsi perché i russi non bombardino le vie di approvvigionamento dall’ovest? Quasi tutto il materiale bellico viene da Polonia e Romania, via strada o ferrovia. Perché è ancora possibile arrivare a Kiev senza troppi problemi (quasi ogni giorno un politico qualsiasi americano o europeo visita la capitale ucraina) arrivando in treno. Perché Putin ha addirittura proibito alla stampa locale di criticare Trump? Perfino il ministro degli esteri Lavrov si è dovuto rimangiare l’affermazione avventata fatta a seguito del bombardamento del dormitorio, che sarebbe iniziata una campagna militare sistematica per colpire i centri di comando. Affermazioni successive di Putin hanno ridimensionato il tutto.
Di fatto, bisogna prendere atto che contrariamente a quanto pensato da molti (e soprattutto da Zelensky) non è affatto vero che tolto di mezzo Putin si può arrivare ad un accordo (leggi capitolazione) con la Russia. La situazione è completamente opposta. Per quanto possa sembrare strano, più o meno di nascosto, stanno continuando contatti (principalmente telefonici) fra Kiril Dimitriev l’inviato scelto da Putin e Steve Witkoff. L’unica spiegazione è che Putin coltivi ancora la speranza di ottenere qualcosa dagli americani, a dispetto del fatto che non si sono disimpegnati dall’Ucraina (almeno hanno smesso di fornire vagonate di armi).
La strategia non è assurda se si ragiona sulle prospettive a medio lungo termine. Sicuramente i russi hanno pochi dubbi sul loro successo militare, come testimoniato dal recente discorso di Putin fatto il 12 giugno in occasione della festa della Russia, quando ha indicato il 2030 come data per arrivare a mettere i nuovi oblast (incluso Kherson e Zaporizhzhia oltre al Donetsk, e Lugansk) in condizioni economiche e logistiche confrontabili con il resto del paese. Rimane però l’incognita della stabilità strutturale in Europa, soprattutto alla luce dell’atteggiamento (stupidamente) bellicoso della classe dirigente occidentale.
La sensazione è che quindi Putin stia cercando di non inimicarsi Trump; secondo qualche analista (John Helmer in particolare), offrendo vantaggi economici a Trump e famiglia (vedi Medio Oriente), altrimenti detto tramite corruzione.
L’idea non sembra peregrina, considerando che Dimitriev (come Witkoff ed ancora meno Kushner) NON è un diplomatico di professione, ma il responsabile di un fondo di investimento russo.
Fino a quando Putin continuerà a pensare che questa strada “negoziale” possa avere successo sarà molto improbabile che i russi cambino radicalmente strategia (modulo il continuo inesorabile avanzamento sul territorio).
Nel frattempo va anche ricordato che a settembre ci saranno le elezioni della Duma e i sondaggi mostrano un calo del partito Russia Unita, quello che sostiene Putin, a vantaggio del partito comunista e di quello liberal democratico.
Conoscendo come vanno le cose in Russia e comunque notando che la situazione economica non è particolarmente grave (di sicuro non lo è in confronto alle economie europee stagnanti), con l’aiuto di un qualche imbroglio elettorale non ci sono cataclismi in vista.
In ogni caso, non è ragionevole aspettarsi che eventuali cambiamenti di maggioranze alla Duma possano modificare l’atteggiamento militare della Russia verso l’occidente, come Zelensky sembra sperare, quando ha selezionato un oligarca vecchio stile come Abramivich per stabilire un contatto con la Russia: risultato netto zero. Qualcuno ha addirittura ipotizzato che il bombardamento del dormitorio nel Lugansk sia stata un ripicca per il fallimento dell’idea.
Fino a quando le avanzate russe verranno tenute nascoste sotto il tappeto? Fino a quando i russi non bombarderanno a tappeto?
PS: nel frattempo, i polacchi hanno tolto l’onorificenza a Zelensky che ha approfittato dell’occasione per mostrare la sua faccia nazi-onalista. Zelensky ha accusato i polacchi di NON aver tolto l’onoreficenza a Caterina II, Mussolini e Schroeder, ricevendo la seguente risposta da una rappresentante del gabinetto presidenziale polacco: I primi due sono morti da molto tempo e non siamo soliti togliere onorificenze in modo postumo. Per quello che riguarda Schroeder, quando era al potere non ha fatto edificare busti o statue ad Hitler o Himmler. Le popolazioni europee sono stanche della guerra, di veder ritornare il fascismo e il nazzismo che credevano di aver cancellato e definitivamente sconfitto, di veder trionfare i nazionalismi xenofobi, identitari e razzisti.
Quanto sta avvenendo lascia spazio ai falchi del Cremlino, che criticano Putin in modo sempre più pesante attribuendogli la responsabilità di una guerra di logoramento, e perché non prevalgano, propongono di sganciare in Ucraina qualche testata atomica, scegliendo tra le 6.500 di cui dispongono.
Antonio Politi