L’ approvvigionamento di gas e petrolio, reso ancor più problematico dalla guerra all’Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, stanno facendo riflettere sull’opportunità di riprendere le forniture di petrolio e gas russo, interrotte masochisticamente a causa del sostegno all’Ucraina, che sarebbe moralmente motivato dall’aggressione russa, anche al costo di sanzioni più dannose per l’Occidente che per la Russia. Certamente sta contribuendo a un mutamento dell’orientamento la circostanza che l’amato alleato statunitense, insieme all’altrettanto criminale Stato d’Israele, ha aggredito lo Stato iraniano, poiché, si sostiene che la loro azione sarebbe per alcuni giustificata dalla natura liberticida del regime iraniano.
Ma al di là di queste considerazioni è necessario cercare di rispondere alla domanda: nello Stato ucraino che è governato da un regime liberale, che rappresenta i valori dell’Occidente, in quale misura l’ordinamento ucraino è compatibile con quello di uno Stato di diritto e con i principi che ispirano l’Unione europea che sta svenando i popoli che ne fanno parte per difenderla? Se la risposta è affermativa, così motivando il proprio sostegno, ne discende che una esigenza di difesa preventiva da una presunta volontà aggressiva russa, sia tutta da dimostrare, posto che un paese come la Russia, con una popolazione di 146 milioni circa, dispone di un territorio più grande dell’Europa da 1,5 a 1,6 km² e di risorse naturali immensamente maggiori. Pertanto cosa se ne farebbe dell’Europa, non disponendo nemmeno delle forze per controllarla?
Tutto ciò premesso, notiamo che l’Ucraina disponeva, prima dell’inizio della guerra, di una popolazione che si aggirava intorno ai 42 milioni di abitanti. Lo scoppio della guerra civile nel 2014, iniziato con un colpo di Stato in seguito agli scontri di Maidan, evento notoriamente finanziato dagli Stati Uniti, per dichiarazione degli stessi, è stato seguito dalla repressione governativa della popolazione di alcuni oblast orientali (Donbass) che chiedevano l’autonomia, attuata da milizie nazionaliste di “volontari” di orientamento dichiaratamente neonazista e nazionalista.
Come è noto, falliti i due accordi di Minsk che prevedevano la concessione dell’autonomia al Donbass, non attuata la federalizzazione dello Stato come precondizione per porre fine al conflitto, l’esercito russo invadeva il 24 febbraio 2022 il paese, continuando una guerra che si combatte tuttora e che ha ridotto la popolazione ucraina a meno di 20 milioni. Sul conteggio pesano naturalmente i caduti sui campi di battaglia, i morti per effetto dei bombardamenti, ma soprattutto l’esodo delle popolazioni che si sono in parte riversate in Occidente, 8 milioni hanno trovato rifugio in occidente, mentre circa 10 milioni hanno scelto la Russia, a riprova che nel paese era, ed è, in corso una guerra civile tra una parte delle popolazioni russofone e quelle di altra etnia, nazionalisti e filo occidentali, e che soprattutto le popolazioni dell’Ucraina orientale vivevano il loro rapporto con il potere centrale ucraino come una sopraffazione etnica.
I principi dello Stato di diritto violati
Gli abitanti russofoni dell’Ucraina denunciano la violazione dei diritti delle minoranze linguistiche garantiti attraverso l’applicazione del principio di non discriminazione contenuto all’Art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali UE e di quello della valorizzazione della diversità culturale (Art. 3 TUE). Benché non esista un corpo unico di leggi della UE vincolanti sulle minoranze, la tutela si basa su norme internazionali e politiche di salvaguardia del multilinguismo. La protezione avviene attraverso la tutela dei diritti individuali delle persone appartenenti a minoranze, basandosi sul principio di non discriminazione per origine etnica o lingua. Va detto che si tratta di uno dei diritti fondamentali, tanto che è un requisito che i paesi che vogliono aderire all’Unione Europea devono possedere, principio che dovrebbe valere anche
per l’Ucraina che con tanta insistenza chiede l’adesione.
Questa tutela è rafforzata dalla Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie del 1992 che, benché emanata dal Consiglio d’Europa e non direttamente dall’UE, impegna gli Stati firmatari a proteggere e promuovere l’uso delle lingue minoritarie nell’istruzione, nella giustizia e nei servizi pubblici.
L’Ucraina invece cancella dalle scuole l’insegnamento delle lingue delle minoranze, ne vieta l’uso negli uffici pubblici, ne brucia i libri, ne mette all’indice gli autori, soprattutto se russi, arresta perfino chi ne parla in pubblico. Si veda a riguardo Про забезпечення функціонування української мови як державної, 2019, [legge sul funzionamento della lingua ucraina come lingua di Stato], (Відомості Верховної Ради (ВВР), 2019, № 21, ст.81) inasprita Суду № 1, р/2021 від 14.07.2021.
Benché i diritti di libertà religiosa e il separatismo tra Stato e confessioni religiose non seguono un modello unico, ma sono caratterizzati da una pluralità di modelli nazionali nell’ambito di una cornice giuridica europea comune che garantisce la neutralità, la non discriminazione e il dialogo.
La libertà religiosa è sancita come diritto fondamentale dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE (art. 10), che garantisce la libertà di pensiero, coscienza e religione, includendo il diritto di cambiare religione o credo, e di manifestare la propria fede sia in pubblico che in privato. In particolare l’Articolo 17 TFUE, introdotto dal Trattato di Lisbona, stabilisce che l’Unione “rispetta e non pregiudica lo status previsto dalla legislazione nazionale delle Chiese e delle associazioni religiose negli Stati membri”.
“L’UE si impegna a mantenere un dialogo aperto, trasparente e stabile con le Chiese, le comunità religiose e le organizzazioni filosofiche non confessionali. Inoltre il diritto europeo vieta discriminazioni basate sulla religione, specialmente nell’ambito lavorativo, garantendo accomodamenti ragionevoli per le esigenze religiose”.
Questi principi sono violati dalla legge ucraina: “Per la protezione del sistema costituzionale nell’ambito delle attività delle organizzazioni religiose” [Для захисту прибережної системи та сфери діяльності релігійних організацій, (Відомості Верховної Ради (ВВР), 2024, № 49, ст. 290)]. Questa decisione non solo modifica la legge sulla libertà religiosa del 1991, ma ha “infettato” gli ordinamenti lituano, estone e lettone, stimolando l’emanazione di norme analoghe. I ministri di culto delle confessioni religiose diverse da quella di Stato vengono perseguitati dalla polizia del regime, le chiese sottratte alle confessioni religiose che le gestiscono e assegnate alla Chiesa di Stato, i fedeli vengono espulsi dalle chiese alle quali afferiscono e privati di qualsiasi edificio di culto, Chiese, clero e fedeli non appartenenti alla Chiesa di Stato vengono perseguitati, malmenati, imprigionati.
La corruzione regna sovrana sulle forniture e gli appalti di Stato e perfino sulle forniture militari, mentre le indagini sulle ruberie messe in atto dalla classe dirigente ucraina vengono utilizzate mediaticamente e spacciate per rivendicare l’esistenza di un controllo democratico che sarebbe testimoniata dalla scoperta degli episodi di corruzione e delle ruberie che coinvolgono i più alti gradi del governo e dell’amministrazione pubblica.
Innumerevoli sono poi le norme incompatibili con la legislazione europea in materia di tutela della salute, per l’uso di pesticidi e di OGM; inquinatissimo è il suolo, anche a causa della guerra e ciò malgrado i prodotti agricoli ucraini vengono venduti e commercializzati nell’Unione europea, a danno della salute dei cittadini europei e a prezzi concorrenziali con quelli degli agricoltori dei paesi U.E., a causa del basso costo della manodopera, delle facilitazioni commerciali accordate, dell’inesistente valore della moneta nazionale. Questo perché i finanziamenti dell’Unione europea coprono in toto l’inesistente bilancio del paese.
A fronte dell’approssimarsi di una crisi economica profonda, è giunto il momento nel quale gli Stati afferenti all’Unione europea debbono chiedersi, nel nome degli interessi delle loro popolazioni, se sia giunto il momento di smetterla di continuare a farsi del male, continuando a sostenere l’Ucraina e la sua guerra, la banda di criminali che gestisce il potere posto che, peraltro, il paese sta lentamente, ma inesorabilmente perdendo la guerra sul campo di battaglia, mentre su quanto avviene è calato il silenzio mediatico, interrotto da qualcuno che favoleggia di successi ucraini sul campo di battaglia.
La Redazione