In un sussulto di dignità e resipiscenza il popolo italiano ha votato, rifiutandosi di modificare la propria Costituzione. Il tentativo di manomissione riguardava l’equilibrio tra i poteri. La distribuzione del voto sul territorio mostra la presenza di un malcontento profondo nelle regioni del Nord del paese, segno che il disagio economico e sociale si accompagna alla disillusione per le soluzioni proposte.
Non che le cose vadano splendidamente nel resto del paese, ma c’è almeno la volontà di reagire e meno stanchezza: l’analisi è complessa è ci proponiamo di svilupparla nei prossimi numeri, Comunque scampato pericolo, per ora. Certamente significativo, è che a volerlo sono stati più di 14,5 milioni di elettori, scegliendo in modo inaspettato di partecipare al voto. Per una serata, ma non per più di tanto, possiamo festeggiare: ne abbiamo bisogno, mentre intorno a noi la guerra e la crisi economica si sviluppano.
Forse il paese è riuscito a bloccare le altre due “grandi nefaste riforme costituzionali”: l’autonomia differenziata e la proposta di premierato, anche se i partiti al governo sono affetti da “coazione a ripetere”. Non è perciò da escludere ce tenteranno di portare a termine un colpo di mano. C’è tuttavia il fattore tempo perché solo un anno ci separa dalle elezioni politiche ma la possibilità di fare danni e di attentare alle libertà civili restano ancora altissime, tanto più oggi che la destra è colpita dal peso della sconfitta.
E qui viene il problema. Viene da chiedersi: questa “sinistra” “riformista” sarà capace di offrire un’alternativa al paese? Certo, se volesse, il voto da qualche indicazione.
La partecipazione dimostra che quando l’obiettivo è chiaro e il pericolo e grande e gli interessi di tutti vengono colpiti, e la Costituzione è un bene comune conseguito anche con il nostro contributo di sangue, le persone si mobilitano.
Ma i problemi reali sono la guerra, la mancata crescita dei salari, il deteriorarsi del welfare, crisi della sanità, la scuola, la politica abitativa, l’ambiente, lo sviluppo produttivo, problemi da porre tutti sullo stesso piano e parallelamente la tutela delle libertà individuali e collettive, i diritti sindacali, la solidarietà sociale, i diritti delle donne e i tanti aspetti della vita individuale e collettiva.
I partiti sedicenti riformisti hanno bisogno di accompagnare, calci in culo, al di fuori di essi le cosiddette “ali riformiste e moderate”, perché l’alleanza va fatta con gli elettori e non è una sommatoria aritmetica di più “sensibilità”, che si esprimono attraverso conventicole, gruppi di potere e di pressione, pseudo apparati di partiti, ma deve essere frutto di in programma chiaro e realistico, che offra una prospettiva al paese.
Per questo motivo bisogna mettere al primo posto la pace, perché la guerra non solo uccide, ma dissipa risorse altrimenti utilizzabili per più utili fini. Questa scelta porta con se una profonda revisione della politica estera che la faccia finita con lo spreco di vite e di risorse, ovunque, ma a cominciare dal territorio europeo.
Sul piano interno occorre subito mettere le mani all’economia e rimuovere quelle preclusioni all’approvvigionamento di energia che derivano dal sostegno alla guerra in Ucraina, smettendola di svenare il reddito delle popolazioni europee per sostenere il nazionalismo di un regime oligarchico che combatte contro un altro se stesso e che è al pari di quello aggressore ed è ben lontano dal sostenere le libertà civili. Bisogna smetterla di sostenere il genocidio del popolo palestinese e sostenere l’esportazione della democrazia e delle libertà civili con le bombe e le armi.
Per quanto riguarda l’Italia occorre ricordarsi che la capacità produttiva nel paese è in caduta libera e che senza risorse difficilmente possono essere affrontati e risolti i tanti altri problemi che abbiamo indicato. Certo c’è né uno gigantesco di distribuzione delle risorse disponibili e dei redditi, ma se non si abbandona il riarmo è impossibile reperire le risorse e investire in salari migliori, sanità, scuola, diritto ad abitare, e conseguentemente sviluppare i diritti di libertà civili mediante la partecipazione politica, affrontare insieme i problemi della sicurezza praticare la solidarietà, regolando in modo giusto e umano l’emigrazione e l’accoglienza.
Come si vede niente di rivoluzionario, ma un modesto progetto riformista che crei le condizioni per una società migliore, più solidale, che è la premessa necessaria, la precondizione per una rivoluzione sociale, un mutamento radicale dei rapporti di classe, per costruire una società più giusta e solidale.
La Redazione