I principali attori che operano sui fronti della guerra in Ucraina e in quella del medio oriente che sotto il profilo istituzionale si caratterizzano come “democrature confessioniste”, a volte non clericali, le quali pur mantenendo assetti di governo formali propri delle democrazie – come le elezioni – utilizzano metodi autoritari, limitando le libertà fondamentali, e concentrano i poteri in capo all’esecutivo, utilizzano la religione come strumento di legittimazione e di coesione sociale, filo conduttore del proprio storytelling. Il fine di questa narrazione è raccontare storie per emozionare, coinvolgere e connettersi con le popolazioni, trasformando informazioni in narrazioni memorabili, messianiche, alimentate dal messaggio religioso, giustificate dal volere divino. Per fare ciò vengono utilizzate narrazioni, conflitti e passioni, potenziate e fornite da un’aura religiosa, anche fornendo versioni attualizzate di “testi sacri” nei quali sarebbero contenuti i messaggi religiosi e profetici quali la Bibbia i Vangeli e il Corano.
Sotto questa forma la teocrazia come metodo di governo è tornata attuale, in una versione rivisitata e in parte edulcorata, nella quale il potere politico è esercitato in nome di una divinità, a volte da una casta sacerdotale, ma ancor più frequentemente da politici che subordinano il diritto civile alle leggi e ai simboli della religione, facendo in modo che la narrazione del loro operare venga presentata come la realizzazione di un disegno divino.
Il trumpismo millenarista
Privo di ogni ideologia, ma volendo perseguire gli interessi economici del proprio clan familiare e in subordine quello degli Stati Uniti, Trump e il movimento Maga che lo sostiene, si sono assicurati il sostegno delle “Chiese evangelicali”, ovvero di un insieme di confessioni millenariste che si fondano su credenze radicate nell’Apocalisse e preconizzano il ritorno dell’ultimo profeta, per regnare sulla Terra per mille anni, instaurando un periodo di pace e giustizia prima del giudizio finale. La profezia trova fondamento nell’Apocalisse di Giovanni, versetti 16.16, che preconizzano l’avvento dell’Armageddon, la battaglia finale tra Dio e i governi umani opposti alla sua sovranità, che queste “Chiese” identificano nella guerra nucleare. Originatasi nel cristianesimo primitivo, questa visione escatologica preconizza un sovvertimento radicale dell’ordine sociale ed è stata inserita quale elemento fondante nella “teologia del benessere” che ha costituito il corpo dottrinale di queste “chiese”, costruito a tavolino dai servizi segreti statunitensi su richiesta di Richard Nixon1, anche utilizzando la crisi profonda delle Chiese evangeliche storiche e in particolare dei Quaccueri. In tempi recenti è stata recuperata dal movimento Maga ed è valsa a guadagnare a Trump il sostegno dei pastori e dei fedeli di circa 300 diverse Chiese con migliaia di adepti cadauna.

I pastori evangelicali al lavoro
Muovendo da queste premesse non stupisce che per una parte dell’establishment degli Stati Uniti le guerre attuali e in particolare quella contro l’Iran costituiscono una tappa fondamentale nell’avvento dell’Armageddon e preparano l’avvento dell’ultimo profeta secondo una profezia convergente con alcune visioni dell’ebraismo più fondamentalista. Ce n’è abbastanza per fare da supporto ideologico a un’alleanza strutturale degli Stati Uniti con il governo sionista di Israele, nel concreto fortemente potenziata dagli interessi economici, geostrategici e dalla rete di influenze, costruita da Epstein, sfruttando le perversioni dell’establishment statunitense, posto che è più che probabile che il faccendiere fosse profondamente connesso con i servizi segreti israeliani e in tale veste avrebbe fornito ad Israele ogni possibile strumento di ricatto di Donald Trump e dei suoi accoliti. Tutto ciò fa sì che, nel perseguire il loro disegno egemonico, gli Stati Uniti utilizzino e dichiarino di perseguire una missione messianica che passa attraverso l’olocausto nucleare inteso come il prezzo da pagare per l’avvento del regno di “dio”.
La teocrazia israeliana
Molto legato e funzionale a questo obiettivo è l’operare della teocrazia israeliana. Premesso che la natura teocratica dello Stato israeliano è genetica ed è iscritta in modo indelebile nelle sue origini e ribadita in ogni scelta dei suoi leader politici, sia di destra che di sinistra, questa si traduce nell’attuale gestione del potere da parte di Netanyahu che persegue il disegno biblico della realizzazione del “grande Israele” ovvero nel recuperare al controllo dello Stato ebraico su quei territori e quei confini che sarebbero stati disegnati dalla Bibbia, a dispetto e a prescindere dai popoli che attualmente abitano quel territorio, dal loro orientamento religioso e politico: un obiettivo etnico, razziale e genocidario. È un falso evidente affermare che lo Stato di Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente perché questa entità si è evoluta nel tempo come un aggregato criminale nemico dell’umanità, indossando il sudario dell’antisemitismo per mascherare la sua ferocia e le sue nefandezze. Per smascherare questa nefandezza basti considerare che sia i palestinesi che gli ebrei, che gli israeliani opprimono e sterminano, sono una popolazione semita!
Anche in questo caso, come si conviene ad ogni Stato teocratico, la religione viene utilizzata come strumentum regni e presiede ed è finalizzata a conferire al potere politico quella forza e quella legittimazione che altrimenti non avrebbe: in altre parole costituisce il fondamento dello Stato e garantisce la coesione sociale di questa entità che proprio grazie al fondamento religioso e razziale pretende di non avere confini, si organizza ed agisce come lobby, prevale sull’appartenenza ad ogni entità nazionale di tutti coloro che si dichiarano ebrei, fornendo fondati motivi di diffidenza agli apparati nazionali dei diversi paesi.
L’entità israeliana, sfruttando il senso di colpa delle popolazioni europee e la loro vergogna per l’Olocausto, prospera e specula sul sangue e sul sacrificio di tutti coloro che sono ebrei, insieme a comunisti anarchici e omosessuali, vennero rinchiusi nei campi di concentramento nazisti, per appropriarsi della memoria dell’Olocausto e giustificare ogni loro azione per quando nefanda essa sia.
La teocrazia russa
Dopo la fine dell’Unione Sovietica anche lo Stato russo, privo di una ideologia politica propria che ne motivasse fini ed esistenza, si è riappropriato degli strumenti della teocrazia, riscoprendo e ricostruendo il rapporto sinfonico che negli Stati a maggioranza ortodossa regola i rapporti fra Stato e confessioni religiose.

Il Patriarca di Mosca Kirill e Vladimir Putin
L’abbraccio costante e fraterno del leader russo con il patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca Kirill è finalizzato alla legittimazione e al potenziamento del potere dello Stato russo. Il catechismo e la dottrina sociale del Patriarcato russo sono alla base del “Russkij Mir” (“mondo” – ma anche “pace” – russo). Formula che sintetizza la missione profonda dello Stato russo, individuando nella ricucitura dei rapporti con la diaspora russa nel mondo la sua missione con il compito fondamentale e primario di garante dei loro diritti in tutte quelle situazioni nelle quali le peculiarità etniche o linguistiche di queste persone fossero poste all’origine di discriminazioni da parte delle autorità
nazionali.
Veniva così ipotizzato un sistema a cerchi concentrici che è stato progressivamente esteso, arrivando a includere i cristiani ortodossi e, più in generale, i cristiani d’oriente, nonché i cosiddetti “compatrioti”, fino a ricomprendere quanti avvertono un legame spirituale e culturale con la Russia. Non è un caso che la Fondazione omonima che lo promuove, costituita nel 2007, vede farne parte oltre ai ministeri russi degli Affari Esteri e dell’Educazione, la Chiesa ortodossa al punto che dal 2016 si è deciso che «le attività di politica estera dello Stato devono mirare ad assicurare una protezione
onnicomprensiva ed effettiva dei diritti e degli interessi legittimi dei cittadini russi e dei compatrioti residenti all’estero».
Questo ruolo della religione rispetto allo Stato, ritagliato sullo schema del principio di sinfonia, derivato dalla tradizione e dalla teologia ortodossa, viene applicato e condiviso in modo esteso anche verso la religione musulmana, in considerazione del fatto che la religione islamica (la seconda del paese), incide su circa il 15% della popolazione globale, potendo contare su oltre 5.000 organizzazioni registrate.
Chiese e Stato collaborano nel valorizzare il sacrificio in nome dell’appartenenza, la tradizione, il dono della vita per la patria, l’onore in difesa di se stessi e degli antenati, tutti valori che nel loro insieme costituiscono un elemento di forte coesione sociale, permettendo ai gestori della politica di operare in una prospettiva di lungo periodo.
La teocrazia iraniana
Caratteri ancora diversi, ma con risultati convergenti, hanno la forma di governo teocratico assai complessa che caratterizza lo Stato iraniano. Questa forma di governo ha fondamento nello sciismo che fa sua, è una forma di governo basata sulla velayat-e faqih (tutela del giurista islamico), ideata da Khomeyni. Questa dottrina assegna il potere supremo ai giuristi esperti della legge islamica (imam) disegnando e facendo propri alcuni organismi di governo in attesa del ritorno dell’Imam occulto, rendendo la religione la base del diritto e dello Stato. Nella Repubblica Islamica dell’Iran questi organismi hanno assunto una configurazione specifica, realizzando una forma di bilanciamento dei poteri con al vertice la Guida Suprema, leader religioso e politico, insieme. Per gli sciiti ogni buon musulmano ha dichiarato la guerra santa che viene combattuta ricercando il martirio (in ricordo del martirio di Husayn) e rappresenta la scelta consapevole di essere pronto a morire per rivendicare la giustizia, l’onore e la dignità.

La nuova guida suprema dell’Iran Mojtaba Khame
Questo insieme valoriale costituisce un potente strumento di coesione sociale che porta all’accettazione del sacrificio anche della vita pur di difendere i valori della tradizione che, secondo le interpretazioni del clero sciita, trovano fondamento nel Corano. È perciò che lo sciitismo assegna una particolare rilevanza all’interpretazione della legge islamica da parte degli Imam anche al fine di formularne una lettura evolutiva.
Nella Repubblica Islamica dell’Iran questa componente dell’Islam ha trovato una configurazione istituzionale articolata che tuttavia pone al centro la struttura insieme economica e sociale degli Hobus, che nel loro gestiscono l’economia e orientano l’opinione pubblica, di fatto controllando economicamente e socialmente la popolazione legate a queste strutture da un rapporto di subordinazione e sudditanza di tipo clientelare.
Il ruolo della religione nella struttura di governo dell’Ucraina
Di primo acchito e ad uno sguardo superficiale potrebbe sembrare che la forma di governo che attualmente caratterizza l’Ucraina è esente da similitudini con i modelli istituzionali precedentemente descritti. Tuttavia, ad un esame più approfondito dei rapporti istituzionali fra Stato e religione nell’odierna Ucraina, emerge in modo evidente che la creazione di una Chiesa Ucraina Ortodossa autocefala ha marciato di pari passo con il processo di sviluppo della guerra civile in corso, accanto a quella che oppone l’Ucraina alla Russi. Si ha modo, così, di verificare che la nascita nel 2019 della Chiesa ortodossa Autocefala Scismatica in Ucraina è stata una delle cause concomitanti dell’esplosione della guerra civile e ha permesso di rafforzare l’identità dello Stato, di legittimarne l’esistenza secondo i canoni del rapporto di sinfonia che governa le relazioni tra Stato e religione nei paesi di tradizione ortodossa. La costituzione della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina ha segnato il passaggio dell’ordinamento giuridico ucraino dal separatismo al giurisdizionalismo neo-confessionista, all’adozione di una Chiesa di Stato, alla negazione della libertà religiosa, alla persecuzione, in particolare, della Chiesa Ortodossa Canonica Ucraina, federata al Patriarcato di Mosca, ma da questo resasi indipendente. Il collateralismo insediato nel paese tra la Chiesa Ortodossa Autocefala e lo Stato ha fatto assumere all’ordinamento provvedimenti propri della persecuzione religiosa e ha infettato i rapporti fra Chiese e Stato in numerosi paesi dell’Unione europea, primi fra tutti quelli baltici, inducendoli a rinnegare il separatismo e ad adottare rapporti di tipo neo-confezionista con sparute Chiese minoritarie, artatamente costituite con l’aiuto dello Stato e la copertura del Patriarcato di Costantinopoli, dietro il pagamento di adeguate royalties al fine di contrastare l’appartenenza storica delle popolazioni a confessioni religiose non funzionali agli attuali indirizzi di governo.
Considerazioni finali
Da questa sommaria disamina emerge, in tutta evidenza, una regressione dell’ordinamento giuridico internazionale in ordine ai rapporti fra Stati e confessioni religiose e un riaffiorare del ruolo di controllo sociale, di coesione sociale e di indirizzo politico della religione nell’operare degli Stati.
Questa tendenza fa parte di una più generale caratterizzata dal superamento della divisione dei poteri, tipica delle democrazie liberali verso una forma di Stato e di governo centralizzata ed autoritaria, governata da poteri ed ideologie forti, dedita all’adozione di politiche securitarie e repressive delle libertà individuali e collettive, che a volte assumono la forma di democrature.
Colpisce il silenzio o quanto meno la voce afona della Chiesa cattolica anche a causa di un Pontefice oggi incolore e sbiadito e di un insieme di Chiese protestanti tradizionali, in crisi di identità e di fedeli, sempre più schiacciate ed erose dalle Chiese evangelicali.
[1] Richard Nixon, che è stato tra i presidenti americani influenzati dalla figura di Norman Vincent Peale (1898-1993), pastore noto per aver delineato un primo “vangelo della prosperità” o teologia del benessere, dette ordine alla CIA di sostenere lo sviluppo delle “Chiese evangelicali” come strumento di contrasto alla teologia della liberazione, sviluppatasi in ambito cattolico, soprattutto in America Latina, e per fare da substrato teorico all’imperialismo e al colonialismo in crisi. Una evoluzione di questa “teologia” è rappresentata dal cosiddetto transumanesimo sostenuto da Peter Thiel e dalla sua società Palantir che gestisce lo sviluppo della AI e fornisce servizi di spionaggio e monitoraggio a danno dei cittadini.
G. C.