| «Prima di soffocare (o respirare) nella prigione (o nel paradiso) di un impero mondiale postcapitalistico o di una società mondiale di mercato postcapitalistica, l’umanità potrebbe bruciare negli orrori (o nelle glorie) della crescente violenza che ha accompagnato la liquidazione dell’ordine mondiale della guerra fredda. Anche in questo caso la storia del capitalismo giungerebbe al termine, ma questa volta attraverso un ritorno stabile al caos sistemico dal quale ebbe origine seicento anni fa e che si è riprodotto su scala crescente a ogni transizione. Se questo significherà la conclusione della storia del capitalismo o la fine dell’intera storia dell’umanità, non è dato sapere»
(G. Arrighi, “Il lungo XX secolo” 1996-2014, p. 392) “Tutti sanno tutto dell’inizio ma nessuno può parlare della fine” (F. de Gregori. “disastro aereo sul canale di Sicilia”, 1976) |
SOLO UNA COSA NOI POSSIAMO DIRE
Capita di pensare che conoscere la storia non serva a nulla e non serva a fare previsioni per il futuro partendo dal presente. Soprattutto se si è intesa la storia come un percorso rettilineo, omogeneo, teleologico e quasi teologico. Tuttavia, considerato che gli esseri umani sono apparsi su questo pianeta da un tempo estremamente breve, non possiamo esimerci dall’analizzare il presente partendo da quello che già conosciamo che spesso appare ripetersi periodicamente, oppure presentando nuovi contenuti in vecchi contenitori (o vice versa).
Anche perché non vi è altro modo se non quello di brancolare nel buio più completo in un abisso della ragione difficile anche solo da pensare.
Però, anche ammettendo che la storia non è un percorso completamente leggibile e sensato ma una ricostruzione di un percorso accidentato in cui si cerca di cogliere almeno qualche filo che unisca e renda comprensibile un abbozzo, una sinopia, è veramente complicato districarsi nella contemporaneità servendosi solo dei consueti attrezzi.
LI ABBIAMO VISTI ARRIVARE
Viene a mente, ad esempio, la nascita del fascismo che pochissimi riuscirono a cogliere nella sua travolgente novità. E dove le analisi schiacciate su di un solo tasto non furono in grado di capire un movimento magmatico (magmatico per gli stessi fondatori) che fini per spianare la strada alla assoluta novità di un inedito progetto totalitario.
Non le analisi puramente economiciste, non quelle liberali, non quelle patriottiche o para-risorgimentali (tutte queste furono inglobate dal percorso anti-ideologico dello stesso fascismo risputandole poi in una figura quasi mitologica: l’ircocervo).
E però non possiamo fare altrimenti che lavorare con il materiale che abbiamo, evitando toni oracolari ma neppure bloccarsi di fronte al mondo che abbiamo davanti.
Siamo di fronte, oggi, a qualcosa di inedito, le cui radici però sono da ricercare nel trentennio appena passato.
Intendiamoci, poteva andare tutto diversamente, ma quello che non è accaduto forse potrà essere interessante per analisi controfattuali e giochi di società, oppure in un qualche universo parallelo secondo la teoria delle stringhe.
Ma nella stringa in cui siamo, così è andata e così non possiamo che analizzarla.
Il percorso che ha portato dalla fine dell’universo del c.d. “socialismo reale” non è stato per nulla un trionfo di qualche ondata libertaria. È stata invece la vittoria, schiacciante e vendicativa del capitalismo più violento. Sulle ceneri del socialismo, realizzato o possibile, è stato versato il sale e non è stato concesso neppure l’onore delle armi. De André lo aveva capito bene fin da subito, tanto che nel 1990 in quel capolavoro che è la “Domenica delle Salme” diceva: “la piramide di Cheope volle essere ricostruita in quel giorno di festa masso per masso schiavo per schiavo comunista per comunista“ Quella battaglia fu combattuta, va ricordato, non (o non solo) dalla destra fascista e postfascista, ma, soprattutto, dalla componente liberale della società e dai suoi mercenari corifei.
IL DIO MERCATO
Ora, non voglio qui stare a tediare il lettore con cose che si sono scritte 1000 volte, ma è fondamentale ricordare che la miccia che ci porta alla situazione attuale viene accesa in quegli anni. A riemergere dalla profondità delle fognature in cui era stata gettata non fu solo la canea fascista, ma anche (e direi fondamentalmente) una teoria economica data per morta e sepolta: l’ordoliberismo.
Su questa vera e propria distopia capitalista non posso certo qui approfondirne le linee guida [2], ma è da ricordare che, a differenza del liberismo, questa ideologia totalitaria non approccia all’economia secondo i dettami dell’ormai sorpassato “libero mercato”, ma va ad integrare tutta la società. Non “meno-Stato” ma, anzi, “più-Stato” e messo al servizio del capitale (il capitalismo non è uno stato di natura e quindi la sua ideologia va costruita). La concorrenza messa al servizio di tutto lo scibile umano (dalla sanità, alla scuola, all’università, al mondo del lavoro). Questa è l’ideologia dominante su cui si è costruita la UE.
L’Impero Usa lo aveva già sperimentato nel colpo di stato in Cile, con i Chicago-Boys, in quel caso, a differenza della UE, come è spesso accaduto nella storia del capitalismo, al neoliberismo più sfrenato si è accompagnata una repressione sanguinaria e durissima. Il capitale non disdegna mai l’uso della forza quando quello della moral suasion non basta. Per questo lo Stato è fondamentale, a differenza di quanto pensino teorici improvvisati dell’economia.
Ora, che il capitale non sia provvisto di “raziocinio” per portare avanti la propria “razionalità” (nel senso teologico del termine) dovrebbe essere chiaro ormai a tutti, anche se l’egemonia pare aver conquistato cuori e menti.
Dopo il 1989, un capitalismo trionfante diventa anche il padrone del mondo e si atteggia a Dio benevolo ma anche castigatore.
LA LEGGE SONO IO
In questo senso massacro della prima e della seconda guerra del Golfo contro un paese del terzo mondo appaiono oggi esemplari non di una riaffermazione del “diritto internazionale”, ma della creazione ex-nihilo del diritto dell’impero.
Un segnale che non fu colto, se non da pochi (uno per tutti Danilo Zolo). Ma quanto, dopo l’euforia dello smantellamento del muro (che cadde tutto addosso alle classi subalterne) e la bava alla bocca dei liberali, come sempre accompagnati dai fascisti, sono apparsi nuovi e non secondari attori sulla scena mondiale, l’Impero ha cominciato a barcollare. La Cina che con una performance (per usare il linguaggio dei neo) straordinaria diventa in pochi anni il maggiori giocatore sulla scena economica mondiale, la Russia che, dopo le umiliazioni da paria del mondo subite sotto Eltsin, riemerge con uno stato sì autoritario, ma che non chiede più “permesso”, per tacere degli altri giganteschi paesi che vanno oggi formare quello strano e composito essere denominato Brics.
IL CAOS SONO IO
Questa nuova dislocazione del mondo, ha portato un contraccolpo inedito nel mondo occidentale. E se il primo Trump era apparso un demagogo in lotta con le élite globaliste, dopo la dissennata elezione del poco lucido Bide (responsabile dell’escalation militare nel conflitto Ucraino) , il secondo si presenta sulla scena veramente come la summa dell’impero declinante, una specie di Repubblica Sociale mille volte più virulenta. Gettata alle ortiche ogni idea di “soft-power” attraverso un linguaggio da vero gangster ha demolito ogni appiglio ad un qualche “diritto internazionale”, persino a quello imperiale dei suoi precedessori, gettandosi a capofitto nella creazione di un caos, che a guardarlo bene, fa davvero l’impressione di un nichilismo assoluto e devastante.
Anche se, ovviamente, la storia, per quanto le singole personalità siano importanti, non va certo avanti con le scarpe di un uomo solo. Enormi interessi militari, necessità di spianare la strada al conflitto finale con la Cina, la conquista delle risorse….c’è davvero tutto in questo nuovo ircocervo, ma è così aggrovigliato che è difficile coglierne il senso. Anche perché siamo nel periodo in cui un genocidio commesso a reti unificate e in presa diretta non solo non è stato condannato, ma ha avuto l’appoggio dell’intero (o quasi) mondo occidentale. Siamo davvero, per citare il filosofo, alla “transvalutazione di tutti i valori”, anche quelli che per 80 anni ci hanno ammannito per il “mai più”.
Ma sappiamo che i liberali, le classi dominanti, quando c’è da scegliere, se messi alle strette, considereranno sempre Hitler come male minore.
SERVITÙ VOLONTARIA
Ho taciuto dell’Europa, anzi della UE. Perché su di essa non c’è nulla da dire. L’insignificanza politica di questo soggetto fatto a forma di Euro ormai pare conclamata. E se volessimo dire qualcosa è che mai si era vista, neppure negli anni più duri della guerra fredda, una tale sottomissione, ben oltre la decenza, nei confronti di un padrone che adesso ci disprezza alla luce del sole, e più facciamo i servi più (giustamente) gli facciamo schifo.
Una compagine composta dal livello più basso mai toccato di una classe dirigente inetta, ignorante, tracotante e vile che ci trascinerà nel baratro.
Andrea Bellucci
[2] La bibliografia sul tema ormai è sterminata. Un testo fondamentale rimane quello di di Pierre Dardot e Christian Laval, La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, Derive Approdi, 2013