Danimarca – Groenlandia
“Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Il governo danese è oggi coinvolto in un contenzioso con Donald Trump sul possesso della Groenlandia, territorio amministrato dalla Danimarca. Quanto sta avvenendo fa scattare la solidarietà degli altri paesi europei e della parte più avveduta dell’opinione pubblica, anche e soprattutto la solidarietà verso il popolo Inuit, che vive da secoli in quell’isola: un popolo pacifico che culturalmente ignora e non concepisce la proprietà privata della terra, ma che sente quei territori ancestralmente come i propri.
Ma cosa fatto il Governo danese per permettere tutto ciò?
È stato il primo a riconoscere il Kosovo, sottratto alla giurisdizione serba e così facendo ha sancito la violazione da parte della NATO e dell’Occidente collettivo del diritto internazionale sull’intangibilità dei confini degli Stati. È stato il primo a svenarsi a favore del governo ucraino, cedendogli gratuitamente aerei, carri armati, cannoni e quant’altro possedeva nei suoi arsenali, al punto da disarmarsi. In altre parole è stato il servo sciocco, più zelante, più sciocco degli sciocchi dei servi degli Stati Uniti e viene trattato, giustamente, come servo dall’ingrato padrone.
Che oggi, dopo avere sterilizzato il popolo Inuit, la Danimarca si erga a suo difensore e invochi la solidarietà degli altri governi e delle opinioni pubbliche, dica di versare lacrime di coccodrillo, francamente non è credibile e se non fosse che bisogna difendere il diritto all’autodeterminazione della popolazione dell’isola che di essere annessa agli USA o acquistata militarmente non vuole sentir parlare e che è nostro interesse difendere gli interessi strategici degli Europei, e perciò contrastare la protervia e l’arroganza dell’egemone, il Governo danese andrebbe preso a calci in culo e se lo meriterebbe.
Gaza versus Somaliland
Nell’incontro di Davos Kushner, in nome e per conto di Trump, ha presentato l’osceno piano di ricostruzione di Gaza, non pronunciando mai la parola Palestina o palestinesi. Ma dove pensano gli speculatori israeliani, statunitensi e arabi di spostare la popolazione per far spazio alla ricostruzione e alla realizzazione della Riviera dei vacanzieri: nel Somaliland, posto che solo i servi potranno risiedere nell’oasi dei ricchi.
Il Somaliland (letteralmente “Terra dei Somali”), è un territorio resosi indipendente dalla Somalia. non riconosciuto dalla Comunità internazionale, ad eccezione di Israele. È situato nel Corno d’Africa, nel Golfo di Aden e occupa l’area di quella che fino al 1960 fu la Somalia britannica e che dal 1º luglio 1960 divenne lo Stato del Somaliland, collocato in una posizione strategica. Il Somaliland confina con il Gibuti ad ovest e con l’Etiopia a sud, con la Somalia a est. Questo territorio, dopo aver ottenuto l’indipendenza nel 1960 si uni alla Somalia, dando vita, con la fine del protettorato italiano alla Repubblica Somala, ma nel 1991, a causa della guerra civile, se ne separò, riacquistando la propria autonomia, rivendicando la continuità giuridica con lo Stato indipendente del 1960, pur rimanendo privo di riconoscimento internazionale.
Questa entità ha estremo bisogno di sostegno a livello internazionale e di aiuti economici e ha trovato in Israele la sponda alla quale affidarsi per poter ricevere investimenti, finanziamenti e sostegno. Inoltre per la sua posizione strategica beneficia dell’interesse e degli investimenti di Taiwan, altro Stato a non essere riconosciuto a livello internazionale e ciò gli ha assicurato la possibilità di un relativo sviluppo. Con una superficie di 177.000 km² e una popolazione stimata nel 2024 di 6.200.000, con una densità di 11,74 abitanti per km² Israele ritiene di potervi deportare i gazawi, vista la disponibilità del governo locale, ma indifferente ai più che probabili conflitti etnici con la popolazione locale che una tale scelta comporta.
Stati Uniti
L’omicidio a sangue freddo di Renee Good, avvenuto a Minneapolis ad opera dell’ICE, corpo di polizia doganale implementato dall’amministrazione Trump in funzione anti-immigrati, ha portato nuove adesioni ai gruppi di ICE Watchers, cittadini che vigilano sull’operato della polizia, tallonando passo passo le pattuglie e segnalandone l’arrivo con i clacson. La loro azione non si limita a questa attività, perché questi volontari si offrono di fare la spesa per gli immigrati a rischio di arresto, permettendo loro di non uscire di casa per soddisfare le loro necessità e si recano a scuola, a accompagnare i loro figli, perché è proprio all’uscita delle scuole che i poliziotti si appostano per arrestare gli immigrati mentre vanno a prendere i loro bambini, spesso coinvolgendo questi ultimi nell’arresto. Hanno perfezionato le tecniche apprese dai bussificatori dell’esercito ucraino che vanno a caccia di cittadini per spedirli al fronte, ma ne hanno perfezionato i metodi e gli strumenti, rendendoli più crudeli, se possibile, in quanto coinvolgono anche i minori e, dopo averli ingabbiati in spazi recintati all’interno di capannoni e aver separato genitori e figli, li imbarcano sugli aerei diretti ai paesi di origine dai quali magari sono partiti decine di anni fa ed ora sono perfettamente integratesi nella società statunitense al punto da ricevere la solidarietà dei loro vicini di casa.
È di questi giorni tuttavia il fatto che l’animo caritatevole di una parte della popolazione statunitense non è la sola risposta alla nazi-polizia trumpiana. Nelle strade del Minnesota e di molti altri Stati si svolgono manifestazioni oceaniche che hanno portato all’uccisione di un altro uomo e al ferimento di molti manifestanti. Il sindaco e il governatore dello Stato si sono schierati con i manifestanti e hanno chiesto al presidente di ritirare l’ICE, minacciando di mobilitare contro di essi la Guardia Nazionale dello Stato. Sono ricomparse pattuglie di neri che si richiamano alle black panthers, armati di tutto punto, che hanno organizzato dei pattugliamenti dei loro quartieri per impedire all’ICE di entrare. Da parte sua il governo aumenta i poteri dell’ICE e li autorizza ad agire senza mandato e ad entrare nelle case e nelle scuole, cosa che è proibita dalla legge e rientra nelle garanzie di libertà dei cittadini. Del resto il licenziamento da parte di Trump di migliaia di donne nere vittime dei licenziamenti dagli uffici pubblici alle dipendenze delle amministrazioni li avevano messi sull’avviso, lanciando il messaggio che l’aria stava cambiando: esattamente quello che Trump e i neo conservatori volevano.
Quando sta avvenendo sembra segnare i prodromi di una guerra civile.
La Redazione