L’autonomia a corrente alternata

Quando l’autonomia regionale è gestita dalla sinistra va repressa. Il 14 gennaio 2026 il governo ha adottato un provvedimento di sospensione dell’autonomia regionale in materia di dimensionamento dei plessi scolastici da parte delle regioni gestite dal centrosinistra e segnatamente dell’Emilia Romagna, dalla Toscana, dall’Umbria e della Sardegna, all’insegna del diktat: “Se non tagli ti punisco. O meglio, ti ommissario”. Così facendo si colpisce la scuola pubblica e calpesta il ruolo delle autonomie territoriali. Il dimensionamento – per il quale viene evocato in maniera strumentale il calo demografico e il PNRR – ha già comportato l’accorpamento di moltissimi istituti scolastici.
La tendenza si è sviluppata a partire dalla legge di bilancio del 2023 che ha definito nuove norme per il dimensionamento della rete scolastica, fissando i parametri minimi per cui una scuola può, in regime di autonomia scolastica, continuare a esistere. A partire dall’anno scolastico 2024-25, questi nuovi parametri, che avrebbero permesso di sopprimere numerosi posti di dirigenti, di docenti e di personale ATA, avrebbero dovuto essere definiti in un decreto messo a punto dei ministeri dell’Istruzione e del merito e dell’Economia e delle finanze, in accordo con la Conferenza unificata delle Regioni. In caso di mancato raggiungimento di accordo – come è avvenuto – sono stati ai due ministeri a procedere autonomamente.
Il parametro minimo è stato innalzato da 600 a 900-1.000 alunni per istituto, sollevando per questo proteste sindacali, ma anche l’opposizione di alcune Regioni che hanno lamentato un’intrusione indebita nella propria autonomia.
Tutto questo è sfociato in diffuse proteste che hanno portato, con il decreto mille proroghe, a una deroga del 2,5%, ma solo per il 2024-25. Di fronte alla persistente volontà di molte Regioni di non voler accettare questo ridimensionamento il governo, alla ricerca di economie di scala per far fronte alla riduzione dei finanziamenti per la scuola pubblica, ha proceduto alla nomina per le Regioni suddette di Commissari ad Acta, con l’incarico di procedere ad attuare l’indirizzo richiesto.
Tutto questo mentre la Legge di Bilancio 2026 rafforza il sostegno alle scuole paritarie, con stanziamenti che superano i 700 milioni di euro annui, includendo un nuovo “buono scuola” fino a 1.500 euro per famiglie con ISEE inferiore a 30.000 euro. La manovra prevede inoltre un incremento complessivo per il settore, portando i fondi a circa 886 milioni di euro nel 2026.
Mettendo da parte la pur gravissima lesione dell’autonomia regionale, nonché la violazione dell’articolo 33 della Costituzione relativo al divieto di finanziamento della scuola provata, a testimonianza che quanto fa comodo questa politica, il governo che tanto sbandiera il principio di autonomia lo bypassa con tranquillità. È appena il caso di far notare che questa decisione danneggia il diritto allo studio perché allontana gli studenti dalla scuola, (la dispersione scolastica è salita al 14,5%), desertificando alcuni territori e costringendo gli studenti che vivono in quelli più lontani dal nuovo plesso a maggiori costi e spesso all’abbandono degli studi, va detto che dal punto di vista sociologico crea aggregati, comunità scolastiche di grandi dimensioni (2.000 persone) che ostacolano di fatto la socializzazione degli studenti e la coesione dei plessi scolastici, solo vero antidoto formativo e alla educazione dei giovani in senso comunitario, in modo da evitare episodi come quello di La Spezia, consentendo e favorendo l’insorgere di conflittualità all’interno delle classi certamente stimolata da strutture molto grandi nelle quali i rapporti interpersonali si rarefanno e spersonalizzano, incrementando il conflitto. Non è con le leggi repressive che si evita la violenza e si persegue l’educazione costruttiva e sociale dei minori.
Queste norme, naturalmente, non sono applicate agli esperimenti fallimentari del governo in materia scolastici, come l’istituzione del liceo Made in Italy, rimasto anche quest’anno privo delle iscrizioni minime e che tante risorse ha sottratto ad un miglior utilizzo.

La Redazione