Negli ambienti politici italiani si rileva un grande sconcerto a seguito del dell’inchiesta dei giudici genovesi che avrebbe evidenziato l’esistenza di una rete di finanziamento di Hamas ad opera di alcune associazioni palestinesi presenti in Italia che dichiaravano di svolgere azione umanitaria di aiuto alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania e avrebbero dirottato in tutto o in parte i fondi raccolti per finanziare le azioni di guerra dell’organizzazione palestinese.
A nostro avviso, anche se al termine delle indagini le pronunce della magistratura accertassero che ciò è vero, non ci sarebbe da stupirsi in quanto è prassi delle diaspore dei diversi paesi, soggetti a dominazione coloniale o impegnati nella ricerca della loro indipendenza nazionale, che coloro che hanno lasciato il paese perché perseguitati politici, per cercare uno spazio di libertà alla loro idee o per motivi economici, per avere una prospettiva dignitosa e possibile di vita, decidano poi di finanziare la lotta dei loro connazionali che sono rimasti in patria.
Lo hanno fatto gli irlandesi, emigrati negli Stati Uniti con i loro connazionali, giungendo finanche a finanziare movimenti terroristici come quello dell’IRA, che compiva sanguinosi attentati; lo hanno fatto gli ebrei della diaspora in modo massiccio, finanziando i movimenti terroristici che fecero altrettanto e che portarono alla nascita dello Stato di Israele e continuano a farlo oggi, perseverando nell’alimentare le politiche di uno Stato criminale e genocida come quello israeliano; lo hanno fatto i curdi alimentando le lotte di questo sfortunato popolo senza purtroppo giungere ad un risultato positivo, ottenendo soltanto di essere sfruttati da questa e da quella potenza, a seconda dei casi, per raggiungere scopi estranei alla loro lotta; lo hanno fatto gli armeni per lo sforzo disperato di riemergere dal loro genocidio, riconquistando la dignità del loro popolo: e potremmo continuare, sicuri che le pagine di questa newsletter non riuscirebbero a contenere l’elenco.
Ne vale, per distinguere dagli altri il caso dei palestinesi fare riferimento al fatto che la raccolta di fondi per finanziare la lotta armata venisse eventualmente nascosta dietro quella per raccogliere aiuti umanitari finalizzati ad alleviare le sofferenze del popolo palestinese, sempre nell’ipotesi che ciò sia vero, ma che è tutto da provare.
Per farlo bisognerebbe guardare nelle pieghe dell’inchiesta, condotta dalla magistratura, per capire quali sono le fonti sulle quali le indagini si basano. Si parla infatti di un aiuto massiccio fornito dall’intelligence dello Stato ebraico, e dai suoi servi statunitensi. Ne ci si può rifare alle informative delle polizie degli altri Stati europei tutti asserviti alle politiche israeliane, organismi tutti interessati a criminalizzare tutti quei movimenti, quelle iniziative e quelle forze che sostengono la lotta dei palestinesi, popolo che essi si prefiggono di sterminare, come palesemente si evince da quanto avvenuto a Gaza e da quando sta avvenendo in Cisgiordania. Costoro sono gli stessi che hanno creato lo Stato ebraico, grazie ai finanziamenti alle bande del Irgun Tzvai Leumi (Organizzazione Militare Nazionale) che operando in Palestina durante il protettorato inglese non ebbe scrupolo di massacrare chiunque si opponesse al loro progetto di edificazione dello Stato e finanziano oggi lo Stato genocida israeliano.
Si dirà che in questo caso siamo di fronte ad una truffa, in quanto il finanziamento all’organizzazione terroristica sarebbe stato mascherato dal dichiarato fine umanitario della raccolta di fondi, carpendo la buona fede di almeno una parte degli ignari donatori. Tuttavia sarebbe da ipocriti non ricordare che in tutti i casi citati la commistione tra lotta armata e aiuto alla popolazione massacrata dall’azione genocida viaggiavano e viaggiano in comune, perché non è possibile distinguere, per mille motivi, i due obiettivi anche perché questi sono interconnessi palesemente e dagli eventi, nonché a causa dall’azione genocida che legittima il diritto alla difesa, anche armata.
È questa differenza di peso e di misura che fa schifo e che rivela la cattiva coscienza di chi oggi critica la lotta del popolo palestinese e coloro che lo sostengono. Il fatto che la doppia morale con la quale l’Occidente giudica le violazioni del diritto internazionale le azioni degli altri e non le proprie, ritiene il diritto dei popoli violati dagli altri e non dalle proprie istituzioni è il frutto del ritenere se stesso il giardino fiorito, e che il proprio mondo sarebbe più pulito, meno corrotto di quello altrui.
Basta pensare ai cessi d’oro degli oligarchi ucraini per rendersi conto di quanto fallace sia questa convinzione.