Di fronte all’impossibilità di darsi un governo stabile, il 29 ottobre si sono tenute le elezioni anticipate per il rinnovo della Tweede Kamer, la camera bassa del paese, le terze in quattro anni.
Le elezioni del 2023, hanno visto l’uscita dalla politica di Mark Rutte dalla politica nazionale, svoltesi il 22 novembre, erano state vinte dal partito di estrema destra PVV, di Geert Wilders, che dopo una lunga negoziazione durata oltre 6 mesi aveva costituito un governo di coalizione che non ha retto di fronte all’impopolarità dei suoi provvedimenti.
Il partito di Wilders è uscito dal confronto elettorale molto ridimensionato, (ha perso ben 11 seggi), mantenendo comunque 26 seggi, ovvero lo stesso numero di quelli ottenuti da D66, ma questo partito ha ottenuto 30.000 voti in più di quelli di Wilders, guadagnandosi così il diritto di avviare il complesso iter che porterà alla formazione del nuovo governo.
Nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento olandese a proposito della formazione del governo il partito di orientamento centrista e liberale di Rob Jetten (primo leader dichiaratamente omosessuale d’Olanda). Perciò ha potuto nominare l’esploratore politico come la Costituzione prevede che ha individuato nella persona di Wouter Koolmees, già parlamentare, ex ministro degli Affari sociali durante il terzo governo Rutte, gradito al Re. Una vita da funzionario pubblico e dal 2022 Presidente delle Ferrovie Olandesi, (NS), incarico sospeso, per diventare informatore, iscritto a D66.
Koolmees sentirà tutti i partiti su quale coalizione vedono come possibile. L’esploratore dovrà riferire quanto prima i risultati delle sue consultazioni, alla Camera e incontrerà i mediatori di tutti i partiti, così che la nuova Camera possa discuterne, a partire da una settimana dal suo insediamento sulle diverse ipotesi di soluzione del problema. Durante quel dibattito verrà nominato anche un informatore incaricato di esplorare la possibilità di una specifica combinazione di partiti. L’informatore è incaricato di gestire le trattative fra i partiti della potenziale maggioranza per arrivare alla formazione di un esecutivo.
A guardare i seggi dei diversi partiti esiste una sola combinazione di maggioranza possibile purché si di vita ad un Governo a quattro: il D66 (26 seggi), il Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD, centrodestra, 22 seggi), i cristianodemocratici del Cda (centrodestra, 18 seggi) e l’alleanza di sinistra Verdi/laburisti (20 seggi). Questi partiti avrebbero insieme 86 dei 150 seggi della Camera Bassa.
Anche se prima dell’incontro con Koolmees, Jetten ha dichiarato di aspettarsi che nei prossimi giorni i leader di partito si incontrino più volte “in varie combinazioni” ha ribadito di preferire una maggioranza ampia (D66, VVD, GL-PvdA, CDA), pur riconoscendo che il percorso non è semplice, dato che VVD ha detto di non volere un governo che includa GroenLinks–PvdA. Inoltre convincere il VVD e i Verdi/laburisti a lavorare insieme non sarà facile. La leader del Vvd, Dilan Yeşilgöz-Zegerius, ha dichiarato alla stampa che non c’è “alcuna possibilità” che i due partiti possano collaborare.
La scelta di Jetten che ha nominato Wouter Koolmees, attuale direttore dell’azienda statale delle ferrovie NS, e in precedenza ministro degli affari sociali e del lavoro, dipende dalle sue riconosciute capacità di mediazione. Come negoziatore tra i partiti tuttavia non avrà vita facile anche se Jetten ha dichiarando che “È molto importante formare al più presto un governo stabile e ambizioso”. Fino alla formazione di un nuovo governo spetterà, come è ovvio, al premier uscente Dick Schoof, occuparsi degli affari correnti.
L’incognita Wilders
Il leader della PVV, Wilders, ha incontrato il negoziatore Koolmees e gli chiesto di partecipare alla prossima coalizione, ricordando che il PVV ha ottenuto lo stesso numero di seggi di D66 (26) e ha affermato: “Credo che meritiamo un posto a quel tavolo”.
Tuttavia molti partiti hanno già comunicato di non voler collaborare con PVV, ma Wilders avverte che non intende essere messo da parte: “Dobbiamo avere un’opportunità e, se venissimo bloccati, faremo opposizione il più duramente possibile per fare in modo che il governo cada in fretta”. Intanto ha ottenuto di sedere al tavolo degli incontri con il negoziatore facendosi nominare dal suo partito quale informatore. Visto il rapporto presentato dal Mediatore al Presidente della Camera l’11 novembre e la complessità delle trattative c’è da presumere che prima del Natale il nuovo governo non vedrà la luce.
Di fronte alla prospettiva di dovere affrontare il problema della regolamentazione degli affitti delle case popolari e alla proposta di bloccare le frontiere per contrastare l’emigrazione Windows non è riuscito a trovare una maggioranza che sostenesse le sue proposte e perciò ha preferito chiudere l’esperienza di governo, confidando nel fatto che l’elettorato avrebbe capito e lo avrebbe messo in condizioni con un nuovo voto questa volta plebiscitario di realizzare il suo programma. Benché i risultati elettorali gli abbiano fatto torto perché la società olandese ha riflettuto sull’enormità delle proposte del governo uscente e ha assaggiato la repressione messe in atto dal precedente esecutivo winders ci riprova: inserendosi nella coalizione intende destabilizzarla dall’interno e provocare quell’immobilismo che ha caratterizzato il precedente esecutivo e che lo ha portato alla fine dell’esperienza di governo, dimostrare così se il paese desidera un governo stabile non può fare a meno della sua formazione politica e quindi deve venire a patti con lui.
Proprio questa scelta politica induce il partito socialista a non voler entrare nella coalizione di governo, ritenendo che un’altra dose di governo di destra sia necessaria a dimostrarne agli elettori l’inadeguatezza a governare della destra e contribuisca a fare rinsavire gli elettori. Un governo di coalizione non potrebbe garantire né la stabilità né l’attuazione di un programma coerente di governo: preferirebbero perciò tenersi fuori dal governo e farlo dipendere dal sostegno dei partiti minori di destra. Infatti se si è assistito a margine dei risultati conseguiti da partiti maggiori al crollo totale del partito Nuovo Contratto Sociale Parentesi (NCS) estromesso completamente dall’Assemblea per non raggiungimento del quorum a vantaggio di una sostanziosa crescita del CDA (Partito Cristiano Democratico) dopo una scissione dal precedente che ha conseguito ben 18 seggi vi è stato anche il ridimensionamento del Movimento Civico Contadino
(BBB), che ha conseguito solo 4 seggi.
Da notare infine la crescita di formazioni minoritarie di estrema destra tra le quali segnaliamo JA21 che ha conseguito 9 seggi, nonché il Forum per la democrazia che ne ha ottenuti 7, e questo si aggiungono i voti a ulteriori movimenti minori.
L’analisi del volto dimostra che il partito di Wilders, a differenza delle passate elezioni, non è riuscito coagulare in sé tutte le pulsioni di destra dell’elettorato, ma che proprio per la sua incapacità di raggiungere i risultati promessi si è verificata nella destra una ulteriore radicalizzazione, con conseguente sparpagliamento dei voti fra diverse formazioni minori.
La vittoria è D66, partito di centro, non significa quindi il superamento della crisi istituzionale olandese e c’è da attendersi un nuovo ricorso a breve alle elezioni anticipate e l’instabilità di governo a fronte di una crescente polarizzazione fra le forze politiche. La crisi degli Stati dell’UE, cresce e si approfondisce.
Gianni Cimbalo