L’Adesione dell’Ucraina è il suicidio dell’Ue

Il 16 maggio sono riprese a Istanbul le trattative tra Ucraina e Russia, mediatore Erdogan, per porre fine alla guerra tra i due paesi. È emblematico il fatto che la trattativa riprenda la dove si era interrotta per intervento di Boris Johnson che aveva convinto gli ucraini a continuare la guerra. Gli Stati Uniti, i committenti in prima istanza del conflitto, fungono da mediatori. Formalmente e sulla carta, l’operazione di Trump di sganciarsi dal pantano ucraino sembra procedere. A rimanere invischiati mani e piedi sono gli europei, e tra questi soprattutto il cosiddetto gruppo dei “volenterosi”, quattro Stati, retti da leader screditati e deboli, distanti dagli orientamenti dell’opinione pubblica dei loro paesi.
Osservando l’avvio claudicante della trattativa c’è da credere che il negoziato non sarà né breve né semplice e che passerà molto tempo prima che le parti trovino un accordo, tanto più che, come era logico aspettarsi, nel frattempo la guerra sul campo di battaglia continua. Al momento, per motivi diversi, le parti non sembrano affatto convinte dell’opportunità di addivenire ad un accordo: mentre l’Ucraina pensa di poter continuare a resistere, sperando in un sostegno crescente del gruppo dei volenterosi e nel loro diretto coinvolgimento nel conflitto, i russi non hanno ancora abbandonato l’idea di risolvere la questione sul campo di battaglia e pensano ad una nuova decisiva offensiva primavera-estate che produca il collasso del fronte e la sconfitta strategica del nemico.

Gli esiti possibili del conflitto

È purtroppo un dato di fatto che comunque vadano le cose l’Unione europea finirà per trovarsi sul groppone l’Ucraina o almeno ciò che di essa resterà, dopo essere stata ben spolpata da Trump per quanto riguarda lo sfruttamento delle sue risorse minerarie ed energetiche, con un territorio dissestato ed inquinato, disseminato di mine e esplosivi. con un’economia a pezzi, con una popolazione dimezzata, rispetto a prima del conflitto, con un intero paese da ricostruire.
Ciò significa che occorreranno un volume immenso ti risorse per ricostruire il paese e che l’attesa Conferenza di Roma prevista in estate, sulla ricostruzione dell’Ucraina, invece che essere l’occasione di un banchetto nel quale le imprese intervenute e gli investitori si spartiscono i contratti di ricostruzione del paese, costituirà un potenziale flop per quegli investitori europei e internazionali che avevano puntato sulla ricostruzione del paese e sullo sfruttamento delle sue risorse naturali. Non solo, ma la conseguenza più nefasta della fine della guerra, sarà costituita dall’attuazione della promessa fatta all’Ucraina di adesione all’Unione europea.
Allo stato dei fatti non è esagerato dire che il probabile ingresso dell’Ucraina nell’Unione ne determinerà il fallimento sotto il profilo sia economico che politico, almeno per come fino ad ora l’abbiamo conosciuta. Non solo, ma questo ingresso, se avverrà, pregiudicherà l’allargamento dell’Unione rispetto a quei paesi europei che fino ad ora fanno parte dei cosiddetti candidati, poiché avverrà per l’Ucraina senza condizioni, penalizzando i sacrifici di quei paesi e di quei popoli che da anni attendono l’accoglimento della loro richiesta. Non solo, ma l’adesione dell’Ucraina avverrà in palese, flagrante ed evidente violazione dei Trattati costitutivi dell’Unione e di tutti i parametri fino ad ora utilizzati per gestire l’ingresso di nuovi membri. Ad essere palesemente violati sarà quanto deciso sia a Copenaghen come a Madrid, parametri che fino ad ora hanno costituito le condizioni imprescindibili per l’adesione.

Inosservanza dei criteri

Il Trattato sull’Unione Europea definisce le condizioni (art. 49) e i principi (art. 6, par.1) a cui tutti i paesi che desiderano diventare membri dell’Unione europea devono conformarsi. I criteri, noti come “criteri di Copenaghen”, sono stati stabiliti in occasione del Consiglio europeo di Copenaghen nel 1993 e rafforzati in sede del Consiglio europeo di Madrid nel 1995. Ci riferiamo alla presenza di istituzioni stabili a garanzia della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani, del rispetto e della tutela delle minoranze.
Attualmente l’Ucraina è un paese nel quale vince la legge marziale, stante lo stato di guerra. Ciò fa sì che sia presente ed operante la censura sulla stampa, che sia praticata la coscrizione obbligatoria, che sia impedito l’esercizio della libertà religiosa, come dimostra la legislazione emanata e riguardante la Chiesa ortodossa canonica, confessione religiosa storica del paese, oggi perseguitata, come testimoniato dalle sentenze della magistratura relative all’esproprio di edifici di culto di comunità religiose e alla loro devoluzione ad altro culto, sostenuto dallo Stato; come si evince dalla mancata tutela delle minoranze, colpite da una legislazione punitiva che vieta di parlare le lingue non ucraine e di procedere al loro l’insegnamento, l’esistenza di scuole e il diritto all’istruzione nella lingua autoctona delle popolazioni.
Quest’insieme di norme si concretizza nella palese ed evidente violazione dei diritti umani.
La mancata adozione nel paese di un’economia di mercato affidabile e l’incapacità di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione costituisce un altro dei requisiti mancanti al paese perchè si proceda alla sua integrazione; è del tutto evidente che la disastrata economia di guerra nella quale l’Ucraina si trova costretta impedisce l’operatività di un mercato affidabile ed inibisce la capacità di far fronte alle forze del mercato e alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione per cui le merci eventualmente prodotte nel paese, se immesse nel mercato comunitario dei paesi dell’Unione, producono, come effettivamente attualmente avviene, una distorsione dei prezzi, fino al punto da creare situazioni di sleale concorrenza, indotte ed aggravate da particolari provvedimenti protettivi delle merci provenienti dal mercato interno ucraino. Non solo, ma le condizioni particolarmente disastrate dell’economia agricola come di quella industriale, le cui infrastrutture hanno subito i danni di guerra, finiscono per attirare finanziamenti privilegiati provenienti dai fondi comuni dell’Unione che si ripercuotono negativamente sulla redistribuzione egualitaria e perequante delle risorse comuni rispetto agli altri paesi dell’Unione. A dimostrazione dei timori da noi espressi citiamo la vendita sottocosto di partite di grano in transito sul mercato interno comunitario per l’esportazione, subito svenduto dagli ucraini sottocosto, in concorrenza e a danno degli agricoltori comunitari che ha già
suscitato le furibonde proteste degli agricoltori polacchi, tedeschi e rumeni. Questo per non parlare degli incredibili tassi di inquinamento dei prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina, caratterizzati dal mancato rispetto degli standard comunitari nell’uso dei fertilizzanti e degli anti crittogamici e gravate dall’inquinamento da eventi bellici, ma immessi regolarmente sul mercato in nome della solidarietà verso il paese belligerante.
C’è poi da segnalare l’altissimo grado di corruzione presente nel paese, accentuato dalla guerra. Si tenga conto che in base all’indice relativo alla percezione della corruzione, riportato da Trasparency Interventional, quello dell’Ucraina è salito da 26,96 punti nel 1998 a 36,00 punti nel 2023 ed è in ulteriore crescita. L’incidenza della corruzione è aggravata dal malcostume derivante dal pagamento delle tangenti a funzionari reclutatori per evitare l’arruolamento forzato e da tutti quei fenomeni connessi all’economia di guerra che, come è noto, provocano arricchimenti indebiti e risentimento sociale.

La violazione dell’aequis comunitario

Infine l’adesione all’Unione richiede al paese che ad essa aderisce di aver acquisito la capacità di accettare gli obblighi derivanti dall’adesione, tra cui la capacità di attuare efficacemente le regole, le norme e le politiche che costituiscono il corpo del diritto dell’Unione (l’aequis), nonché l’adesione agli obiettivi dell’Unione politica, economica e
monetaria.
L’impossibilità dell’Ucraina di soddisfare soprattutto i principi dello stato di diritto risulta essere un discrimine che rende illegittima e impossibile la sua incorporazione nell’Unione europea, senza contare che la concessione al paese di un percorso privilegiato e accelerato di adesione rispetto ad altri paesi candidati che da decenni e con sforzi enormi hanno creato, con sacrificio, le condizioni per poter rispettare i parametri richiesti, pregiudica e vanifica la credibilità del processo di adesione, creando palesi e stridenti diseguaglianze. É opportuno ricordate inoltre che la guerra ha prodotto
una diaspora ucraina superiore ai 10 milioni di individui che costituiscono un gravame notevole per quanto riguarda il loro inserimento negli stati ospitanti. Questo esodo ha assunto le caratteristiche di una migrazione anomala e atipica in quanto trattandosi di predisporre un’accoglienza emergenziale, questa è stata finanziata a carico dell’Unione Europea e dei singoli stati con provvedimenti finanziari specifici e facilitazioni legislative che hanno di fatto creato un discrimine a vantaggio dei profughi ucraini determinando una condizione di maggior favore rispetto alle fasce di popolazione autoctona più svantaggiate, generando fortissime reazioni di risentimento e di rivalsa che hanno avuto ripercussioni sul piano politico generale.
La presenza diffusa di profughi ucraini in fuga dalla guerra, assistiti in ragione della solidarietà manifestata dagli Stati dell’Unione, ha creato un crescente clima di risentimento e rifiuto verso la causa ucraina, tradottosì in un generale spostamento a destra dell’asse politico che trova una sintesi nel crescente rifiuto a livello di massa di sostenere con ulteriori invii di armi la guerra. A pagare il prezzo di questa scelta sono stati soprattutto i partiti sedicenti di sinistra e riformisti che, sostenendo lo sforzo bellico ucraino, hanno finito per appoggiare la guerra, venendo meno alle loro posizioni tradizionali che li vedevano contrari al ricorso alla guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali. Questa scelta dei partiti di sinistra ha aperto alla destra politica praterie inesplorate, consentendo che ovunque partiti di estrema destra facessero propria la parola d’ordine di opposizione alla guerra, in nome degli interessi
nazionali, raccogliendo consensi, tanto più che il peso economico dello sforzo bellico di una guerra non dichiarata, ma di fatto sostenuta e finanziata, si è ripercorso sulle condizioni materiali di vita dei ceti e delle classi meno abbienti.
La sempre maggiore evidenza con la quale sono divenuti noti i comportamenti politici del governo di Kiev, il diffondersi di atteggiamenti guerrafondai, soprattutto di alcuni leader dell’Unione europea, rancorosi e politicamente inconsistenti, (emblematico il caso della bassa rappresentante della politica estera europea Kaya Kallas o della vice
presidente del Parlamento Europei Pina Picierno – russofobiche), la propaganda martellante e faziosa di giornalisti e componenti del mainstream di regime, di analiste e analisti nazionaliste e partigiane, hanno creato una crescente reazione di rigetto verso le posizioni di solidarietà nei confronti del governo ucraino, sempre più visto come un epigono di quello putiniano, al punto da ingenerare la consapevolezza che la guerra in corso sacrifica due popoli fratelli, ma è il frutto di due oligarchie sostanzialmente identiche che si combattono in nome e in difesa dei propri interessi. Quelli dell’una e
dell’altra parte, nei fatti ,sono del tutto simili negli obiettivi e nei metodi. Rimane il fatto che tutti costoro, in difesa dei loro inconfessabili e inqualificabili interessi, stanno mandando al massacro due popoli, producendo più di un milione di morti e di 4 milioni di feriti e invalidi, seminando lutti e distruzione in Ucraina come in Russia.

G. C.