Il 22 novembre si è votato in Olanda per il rinnovo della Camera Bassa (Tweede Kamer): il PVV (Partito della Libertà, di estrema destra) vince le elezioni, conquistando 37 seggi. Al secondo posto il GroenLinks-PvdA con 25 seggi (il partito socialdemocratico guidato da Tindemmans) seguito dal VVD (ex partito di Rutte) con 24 seggi e NSC con 20. Questi i partiti maggiori: per formare il Governo occorrono almeno 76 voti.
Le elezioni si sono svolte in anticipo rispetto alla scadenza naturale prevista per il 2025 in seguito alle dimissioni del Governo presieduto da Mark Rutte del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, (PVD), di orientamento liberale, a capo di una coalizione di partiti di centro destra. La coalizione di governo si era dimessa per la sua politica sull’immigrazione. Proprio su questo tema il partito al governo è stato sconfitto dalla destra che le rimprovera da ultimo la politica di accoglienza verso i profughi ucraini e in generale la politica migratoria, malgrado che il PVD avesse cercato di correre ai ripari sostituendo Rutte con Milan Gentilizi, una figlia di immigrati passata alla destra e divenuta sostenitrice di politiche xnofobe. L’elettorato della destra del partito liberale non ha considerato credibile l’operazione di maquillage e ha preferito “l’usato sicuro” Wilders. filonazista e anti islamico.
Per ipotizzare come potrà essere formato il futuro Governo, occorre ricordare che i Paesi Bassi sono governati da una monarchia parlamentare costituzionale nella quale il potere legislativo è esercitato dagli Stati Generali, composti di due camere: la Camera Bassa (Tweede Kamer) composta di 150 membri eletti con sistema proporzionale e a suffragio universale diretto per un massimo di 4 anni e la Camera Alta o Prima Camera, (Eerste Kamer) che è composta di 75 membri eletti per 4 anni dalle 12 assemblee legislative delle Province. La Camera Alta non può proporre o emendare la legislazione, ma può solo confermare (o respingere) le leggi approvate dalla Camera Bassa. I Paesi Bassi comprendono anche 6 paesi e territori d’oltremare nei Caraibi. Tali territori non fanno parte dell’Ue. Una lista di partito per poter partecipare alla ripartizione dei seggi deve ricevere un numero di voti pari o superiore a una soglia di sbarramento pari
allo 0,67%. I seggi ottenuti da una lista sono assegnati in primo luogo ai candidati che, nelle preferenze, abbiano ottenuto almeno il 25% dello 0,17% del totale dei voti, indipendentemente dalla loro collocazione nella lista elettorale.
Alla luce dei risultati del voto consegue che il futuro Governo non potrà che essere di coalizione, come del resto è nella tradizione del paese, considerato che i partiti che siedono nella Prima camera sono ben quindici. Stando alle dichiarazioni precedenti al voto il PVV non dovrebbe avere alcuna possibilità di costruire una coalizione di governo, a meno che il suo spregiudicato leader non ripeta l’esperienza di qualche anno fa offrendosi come appoggio esterno a un governo di minoranza della destra liberale. Più realistico appare un governo tra VVD (liberali), GLPVDA (verdi e socialisti), NSC (Nuovo Contratto Sociale) di Pieter Omtzigt, un ex cristiano-democratico, un partito costituito nel mese di agosto e che è l’altra grande novità di questa tornata elettorale per aver eletto ben 20 parlamentari.
Come è tradizione olandese, le trattative saranno complesse e dureranno a lungo (per formare l’ultimo governo sono stati necessari 9 mesi di trattativa!), ma è probabile che la soluzione sarà molto simile a quella spagnola o polacca dove il partito di destra vince lo scontro elettorale, ma non ha la maggioranza necessaria a formare il governo: se così avverrà, più che ipotizzare la formazione del governo possibile è interessante analizzare ciò che sta avvenendo nella società e le ragioni profonde del voto.
La Crisi olandese
Il malessere del paese ha origini lontane e complesse e per essere colto bisogna quantomeno partire dalla constatazione che da ben 13 anni l’Olanda è governata dal centro destra che, a sua volta, era succeduto a 10 anni di governo di centro. Ciò vuol dire che negli ultimi venti anni i governi olandesi hanno lavorato alacremente per smantellare quanto di buono la società olandese aveva ostruito a livello di diritti sociali e politici nel trentennio precedente alla fine del secolo, prova ne sia che oggi la società olandese è sempre più illiberale, percorsa da tensioni sociali, religiose ed etniche. Al deterioramento del clima sociale ha contribuito il fallimento della politica sociale soprattutto in materia di emigrazione, posto che la strumentazione sociale e politica utilizzata per integrare, soprattutto l’emigrazione islamica, nel paese si è dimostrata fallimentare. Il legislatore olandese ha ritenuto di poter affrontare con gli strumenti tradizionali della concertazione il problema dell’integrazione e ha dimenticato che l’adozione del metodo concertativo aveva funzionato in passato perché la storia sociale e politica del paese aveva, in un lungo lasso di tempo, “limato” fino a smussarle, le
differenze tra le 16 confessioni religiose del paese, producendo un amalgama equilibrato tra i culti che era sfociato nell’adozione della concertazione necessaria, ovvero un accordo di convivenza equilibrato tra diverse componenti della
società che si rispettano vicendevolmente.
Avere immesso in questo sistema la confessione islamica, semplicemente come un elemento aggiuntivo, senza introdurre il correttivo della laicità delle istituzioni come strumento di educazione alla convivenza, ha rotto l’equilibrio e provocato l’insorgere di elementi di risentimento e divisione. Quanto affermiamo può essere agevolmente compreso solo attraverso riferimenti concreti come, ad esempio, in relazione al sistema scolastico.
La questione scolastica in Olanda
Il paese ha in sistema scolastico complesso nel quale prevale la scuola privata confessionale finanziata dallo Stato: ne consegue che ogni confessione ha le proprie scuole. Con il rarefarsi delle appartenenze religiose e la crisi demografica, ragioni economiche di gestione hanno portato all’accorpamento delle scuole protestanti dei differenti culti, sono rimaste le scuole cattoliche e quelle ebraiche. La presenza crescente di islamici ha portato alla nascita di scuole islamiche, ovviamente anch’esse finanziate dallo Stato, che si sono aggiunte alle altre. Ma guardiamo ai criteri di finanziamento.
Il legislatore olandese distribuisce le risorse secondo alcuni parametri: numero degli alunni (quelli mussulmani sono in numero crescente e di un unico culto); maggiori finanziamenti per le scuole che hanno alunni con difficoltà linguistiche (quelle dei figli degli immigrati); maggiori stipendi per gli insegnanti delle scuole i cui alunni hanno difficoltà linguistiche e richiedono un maggior lavoro degli insegnanti (idem); maggiori aiuti alle scuole i cui genitori non sono alfabetizzati (quelle degli immigrati). Il risultato è che le scuole confessionali islamiche ricevono legittimamente più finanziamenti pubblici e quindi sono più ambite da alunni e insegnanti. Da qui all’astio e al risentimento il passo è breve!
Quanto detto per il sistema scolastico si ripete nel campo dei sussidi sociali, della politica della casa, delle condizioni di lavoro, ecc; a tutto ciò si aggiunga un’inflazione altissima. Immaginate ora di immettere in questo delicato sistema una massa consistente di immigrati ucraini e avrete il quadro di una situazione devastante che spiega ampiamente il voto. E poi, non ha caso, il Governo Rutte è stato costretto a elezioni anticipate perché un’inchiesta parlamentare, ha svelato gli abusi commessi dagli esattori delle tasse che, dal 2013 al 2019, avevano chiesto ingiustamente a circa 10 mila famiglie la restituzione di sussidi destinati alla cura dei bambini per decine di migliaia di euro. Questo scandalo è alla base del successo del NSC di Pieter Omtzigt, che questo problema ha sollevato, eleggendo al primo colpo 20 deputati.
La questione contadina
Un’altra novità della politica olandese è costituita dal neonato Partito dei Contadini il BBB che ha ottenuto 7 seggi, ma ha vinto le elezioni provinciali della primavera scorsa e raccoglie lo scontento delle campagne e della società rurale olandese che mal sopporta le politiche ambientaliste della sinistra che si traducono in limitazioni per gli
allevamenti intensivi, per evitare lo sversamento di percolato, l’emissione di gas tossici e la diffusione di agenti patogeni.
C’è da aggiungere che la concorrenza paventata di prodotti agricoli provenienti dall’Ucraina preoccupa non poco gli agricoltori anche perché, incidendo sulla politica agricola comune, li priva di finanziamenti e sostegni e va ad incrementare la sovrapproduzione da smaltire sul mercato internazionale per sostenere i prezzi dei prodotti agricoli.
È da considerare che il voto delle campagne si è distribuito tra il BBB e il PVV, proprio perché questi due partiti condividono posizioni fortemente euroscettiche, contrarie non solo alle politiche ambientaliste comunitarie, ma anche ai maggiori poteri da conferire all’Ue, anche nella prospettiva del suo allargamento. Anche se nessuno dei due partiti
dovesse andare al governo è comunque evidente che il futuro governo olandese dovrà tenere conto di queste esigenze presenti nel paese, se vuole contrastare in qualche modo la crescente forza del populismo e erodere le basi economiche e sociali sulle quali poggia il consenso crescente verso queste forze.
Tanto più che le elezioni europee di primavera non sono poi molto lontane e non è detto che esse non contribuiranno a condizionare non poco con il loro risultato possibile l’esito stesso delle trattative per la composizione di un futuro governo del paese, in un’Europa nella quale gli equilibri politici tra le forze che gestiscono i diversi Stati è sempre più precario e vanno affrontati nodi come la ristrutturazione della politica agricola comune nel caso che davvero si voglia consentire a breve l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue.
G. C.