Cosa c’è di nuovo…

In Italia nel 2012 ci sono state 15201 donne vittime di violenze dentro e fuori le mura
domestiche.
Purtroppo nel 92,14% dei casi, i protagonisti di tali violenze sono mariti, ex partner o familiari.
In Italia una donna su tre tra i 16 e 70 anni, è stata vittima di maltrattamenti maschili nella sua vita.
Le statistiche, elaborate sul campo grazie al contributo dei vari centri di accoglienza e di
sostegno, ci riportano dati più che allarmanti.
Il 64% delle donne che si sono rivolte a questi centri hanno subito violenza fisica ( calci, pugni, schiaffi, uso di armi, tentati omicidi).
Il 74% almeno un tipo di violenza psicologica ( minacce, insulti, umiliazioni, isolamento).
Il 16,59% almeno un tipo di violenza sessuale (stupri, rapporti sessuali imposti).
Il 13,62% hanno vissuto episodi di stalking.
Questi sono i dati che abbiamo sotto gli occhi e che naturalmente fanno riferimento solo ai casi denunciati.
Molte donne non hanno né la forza né il coraggio di farlo.
Tutto ciò accade anche perché nel nostro Paese, la denuncia spesso incontra ostacoli, poco ascolto da parte delle istituzioni e minima protezione.
Questi ed altri dati impressionanti erano contenuti nel rapporto del 2012 dedicato al nostro Paese, da Rashida Manjoo, relatrice speciale ONU contro la violenza maschile. Forti le accuse al governo italiano che non avrebbe garantito le opportune tutele.
7 vittime di femminicidio su 10, avevano denunciato l’uomo che le avrebbe ammazzate oppure ferite gravemente per le botte subite.
In Italia il 53% delle donne che appaiono in televisione non apre nemmeno bocca ed il 46% è associata al sesso oppure a prodotti di bellezza.
Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato.
ll 44% lo giudica semplicemente qualcosa di sbagliato.
Il 36% solo qualcosa che è accaduto.
L’esponente ONU non a caso invita il governo italiano a fare gli sforzi necessari per includere in tutte le scuole l’insegnamento dei diritti umani, focalizzando sulla violenza di genere.
I centri di assistenza sono insufficienti. Mancano i fondi necessari. I finanziamenti pubblici sono ancora esigui e ci si avvale, quando possibile, di sovvenzioni private, ricavi da donazioni ed anche del 5 per 1000.
Martedì 28 maggio 2013 è stata approvata alla Camera all’unanimità, la ratifica della cosiddetta “Convenzione di Istanbul”. Si tratta di una Convenzione del Consiglio d’Europa, nata per contrastare la violenza sulle donne e favorire la parità di genere.
L’Italia è il quinto paese a ratificare questo Trattato dopo Turchia, Albania, Repubblica Ceca e Montenegro. E’ un salto di qualità importante e che lascia ben sperare. Naturalmente tutto ciò sarà possibile se anche altri Stati aderiranno alla Convenzione. La stessa potrà entrare in vigore solo a partire dalla ratifica di almeno 10 firmatari, tra cui 8 Stati membri del Consiglio d’Europa.
C’è da chiedersi come mai i Paesi aderenti siano ancora così pochi, visto che la Convenzione è datata 11 maggio 2011. Cosa bisogna aspettare per poterla rendere operativa?
Può bastare uno strumento legislativo per salvare la vita alle donne, o dobbiamo reimpostare i rapporti uomini/donne su reali rapporti paritari per evitare tutto questo?
Approfondimenti:
http://istat.it/it/archivio/violenza

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a.d.