La doppia vita dei sovranisti bifronti

Jzsef Szájer, eurodeputato di Fidez, il Partito di Orban è stato sorpreso a Bruxelles nella notte di venerdì 27 novembre mentre partecipava in un locale ricavato nel piano superiore di un bar del centro della capitale, insieme a una ventina di uomini, molti dei quali nudi, a un party consumando droga e alcol.
Tra i fermati ci sarebbero diplomatici e funzionari europei. Il noto europarlamentare, è un significativo esponente della politica ungherese legato a Orban, è tra i fondatori del suo partito Fides ed ha ricoperto incarichi di primo piano, come la vicepresidenza del gruppo del Ppe fino alla scorsa legislatura.
La polizia, pur senza fornire molte indicazioni sull’accaduto, ha confermato l’episodio. Tutti i presenti sono stati identificati e multati per aver violato il lockdown con un’ammenda di 250 euro. Nessun rilievo sui comportamenti sessuali dell’uomo che sarebbero stati sanzionati in patria. Jzsef Szájer, ha provato a scappare, calandosi da una grondaia, (si è anche leggermente ferito) e quando è stato riacciuffato dai poliziotti non ha potuto fare meno di dare le proprie generalità, ammettendo di essere un europarlamentare europeo, provando a giocare la carta dell’immunità per non essere sanzionato. Ha dichiarato di essere profondamente dispiaciuto di aver violato le restrizioni Covid.
Szájer è stato eletto per quattro volte al Parlamento ungherese (tra il 1990 e il 2002) e
quattro volte al Parlamento europeo, dal 2004; ha partecipato attivamente alla stesura delle leggi ungheresi di restrizioni delle libertà civili e contro i matrimoni gay che ha definito omofobe, ha sostenuto una legislazione punitiva sul lavoro che legittima un contributo obbligatorio di lavoro gratuito per i padroni da parte dei lavoratori, ha partecipato all’elaborazione e all’approvazione delle leggi a sostegno della famiglia tradizionale, il controllo della stampa e l’indipendenza della magistratura violando lo stato di diritto.
Nella dichiarazione che ha accompagnato le sue dimissioni Szájer ha setto «Chiedo a tutti di non estendere la riprovazione per la mia condotta alla mia terra o alla mia comunità politica», ma bisognerebbe spiegargli che l’arresto non è dovuto per le sue preferenze gay, ma pera aver partecipato in situazione di gravissima pandemia (il Belgio ha il numero di morti più alto del mondo per covid più alto in rapporto alla popolazione) a una festa con più di venti persone, oltre che essere perseguito per consumo di sostanze stupefacenti.
Questi comportamenti sono tipici dei falsi moralisti, prova ne sia che contraddistinguono
anche i compari polacchi di Orban; ricordiamo il caso del cardinale polacco ex vescovo di Cracovia, cardinal Henryk Gulbinowicz. Pedofilo conclamato e riconosciuto tardivamente tale, noto fustigatore dei costumi, è stato istigatore, come tutta la Chiesa polacca, della campagna anti aborto e della legge repressiva della libertà delle donne polacche che impone il proseguimento della gravidanza per i feti malformati affinché, se muoiono, vengano seppelliti in terra consacrata e se sopravvivono vadano ad ingrassare le strutture ecclesiastiche cattoliche che li gestiscono, di proprietà della Chiesa polacca e finanziate dallo Stato. (vedi Newsletter 139 Santo per sbaglio: Carol Wojtila) che hanno l’esclusiva per questo settore. A tenergli bordone il partito al governo che questa Chiesa e questi disvalori sostiene.
Le loro posizioni sembrano ad alcuni espressioni di una visione tradizionale dei valori ed conseguenza della libertà di opinioni. Vengono invece utilizzate dai poteri economici ai fini del controllo della popolazione e per gestire le masse o almeno la parte più povera di queste che è deprivate, come abbiamo avuto modo di vedere, anche dei beni essenziali come il diritto alla vita non disponendo di un sufficiente acceso alle cure.
Non è a caso che la gran parte delle vittime della pandemia colpisce la componente più
povera della popolazione,rendendo evidenti e tangibili le disuguaglianze di reddito e di classe.
É per questo motivo che i sovranismi vanno combattuti politicamente e repressi con
decisione da tutti coloro che hanno a cuore la tutela della libertà e dell’uguaglianza.