I GENTILI

La questione del posizionamento geografico sulla mappa politica è materiale buono per i giochini , fatti passare per sondaggi, che compaiono su internet da decenni.
Eppure, questa della collocazione soggettiva è uno dei vari portati della volgarizzazione, foriera di notevoli fraintendimenti, della cosiddetta rivoluzione linguistica, affermatasi praticamente in ogni dove. Una concezione per cui lo
scontro politico si svolge soprattutto sul piano del linguaggio.
Per traslazione dal linguaggio si è passati alla soggettività come elemento di connotazione ideologica.
Quanto possa essere fragile un tale approccio lo dimostra l’ormai decennale oscillazione del panorama politico italiano, in cui forze esplicitamente di destra riescono a conquistare il consenso di ampie parti della popolazione.
Possiamo riferirci a Salvini, ma, perché no, anche a Renzi, come elementi in cui il messaggio esplicitato dai leader, che una volta sarebbe stato immediatamente svelato nella sua fasulla connotazione “sociale”, è riuscito invece ad essere popolare.
Più con Salvini, bisogna ammetterlo, che con Renzi, incapace non apparire fasullo neppure ai suoi.
Questa ridefinizione e confusione traumatica dei ruoli non è nuova, si è ripresentata periodicamente (ovviamente con le dovute differenze) nella storia del secolo scorso.
Se nei primi decenni del ‘900, la sconfitta del movimento operaio, aveva portato le forze di destra a sganciarsi dal contesto della pura reazione per abbracciare la necessità del coinvolgimento delle masse (anche se, in Italia come in Germania, la classe operaia subì una sconfitta devastante ma non abdicò alle proprie ragioni ideologiche, per cui alla fine il sostegno popolare reale venne dai ceti medi e piccolo borghesi declassati) nel corso dei primi decenni di questo nuovo millennio assistiamo a qualcosa di simile, ma anche di diverso, e forse anche più inquietante.
In questa fase, infatti, il presidio a difesa delle classi lavoratrici, possa essere stato quello rappresentato dal Partito Comunista, o dalle miriadi di realtà esistenti fino agli anni ‘80 del secolo scorso, si è letteralmente dissolto.
Per cui le classi lavoratrici hanno subito una sconfitta non manu militari, ma per abbandono da parte di chi avrebbe dovuto averle riferimento per la propria azione politica. Ma c’è di più: questo abbandono ha prodotto il cristallizzarsi nella sinistra di posizionamenti ideologici completamente avulsi dalle materiali condizioni di vita.
Qualcosa di simile ai liberal americani (che era infatti uno degli obiettivi e fonte di ispirazione, per lo stesso nome del partito di riferimento, per gli eredi del PCI). Ovvero una struttura politica elitaria, priva di un vero seguito di massa, la quale viene attivata solo per il contesto elettorale, unico momento considerato di reale partecipazione politica.
Una realtà in cui i diritti civili sono stati totalmente sganciati dalla reale vita delle classi lavoratrici e che, nel contesto in cui vengono difesi e tutelati, appaiono come orpelli di una classe già fortunata (per usare il lessico neo-liberale) ricca e colta.
Che questa appaia come una caricatura (i “radical chic”) è parte del processo di smantellamento. Infatti, avendo cessato anche di avviare un qualunque percorso pedagogico verso la propria classe di riferimento è assai più facile per gli
avversari banalizzare o semplificare, o anche falsificare un senso comune che non è più neppure “corretto” da una qualche adesione ideologica (basti pensare, ad esempio, al terrore che la parola “nazionalizzazione” ha prodotto nel ministro PD Gualtieri, facendolo velocemente smentire una tale “malaugurata”ipotesi).
Così il campo di destra si trova a giocare sia a destra che a sinistra, potendo mantenere le proprie posizioni agguantando anche quelle dell’altra parte.
Certo, si dirà, è solo strumentalizzazione. Sì. Ma non c’è un controcanto per andare a colpire l’avversario sui punti dirimenti. Perché su quelli, molte volte, c’è accordo.
L’unica differenza è che si cerca di apparire più buoni. Migliori perché migliori.
Eppure la destra italiana, come quella europea in riassesto (e anche apparentemente in decrescita in questa fase) sarebbe un obiettivo facile da colpire: il fallimento delle politiche sanitarie in Lombardia, emblema della privatizzazione come modus operandi nei servizi fondamentali, le rappresentanze economiche “zoccolo duro” della lega completamente spostate verso la Germania (altro che euroscetticismo!), la mente ultraliberista di Giorgetti.
Il problema è che su questi temi la “sinistra” non può colpire perché è sostanzialmente d’accordo (in Toscana, per quanto si sia ancora ad un livello diverso, la strada seguita dalla Sanità è la medesima) e non gli rimane quindi che attaccare sulla superficie, non riuscendo, neppure qui, ad esser credibile.
Ad esempio La discussione sulla regolarizzazione TEMPORANEA degli immigrati in agricoltura.
C’è una intera filiera sottoposta a sfruttamento totale in cui i prezzi, e non solo, sono decisi dalla GDO che, pagando cifre ridicole ai produttori, li tiene bassi (guadagnando comunque, ovviamente) per una clientela (noi) che vive e sopravvive, ormai da decenni, in un sistema di salari infimi, da ciò la necessità che chi lavora nei campi li abbia ancora più infimi.
Che cosa fa la “sinistra”? richiede quindi una regolarizzazione TEMPORANEA di persone disposte a lavorare per una miseria, affinché il resto dei consumatori non si accorga di essere a loro volta in miseria (ma un po’ meno) e possa pagare poco i prodotti “della terra”.
Non c’è una discussione su una regolarizzazione totale e un accordo su paghe sindacali, per immigrati e italiani, ma solo l’urgenza di raccogliere nei campi, in una condizione di multilevel marketing dello sfruttamento permanente.
Non c’è perché salari sindacali sarebbero incompatibili con il prezzo a cui si dovrebbero vendere i prodotti alla GDO, e i consumatori, a loro volta, non se li potrebbero permettere.
Non c’entra nulla la schiavitù, perché, almeno, nei sistemi schiavistici ottocenteschi gli schiavi erano nutriti e ospitati dal padrone, essendo parte del capitale.
E il termine “caporalato” con cui ci piace definire quella che consideriamo una eccezione è del tutto scorretto, essendo la norma in un sistema che funziona esattamente così.
Ovviamente dopo la regolarizzazione temporanea gli immigrati se ne torneranno a casa, pura carne da macello come neppure nell’Europa della prima industrializzazione.
Ecco, su questo Piano, anche un Salvini in calo può efficacemente risalire. Ma non è qui una questione di sondaggi. Qui si tratta della realtà materiale che viene ignorata per una costruzione del discorso che scontenta tutti e, per di più, si pone a difesa delle multinazionali, della GDO e dello sfruttamento.
In queste contraddizioni la destra gioca in libertà, a difesa degli italiani e contro gli stranieri, certo (pretendere la lotta di classe da Salvini e dalla Meloni quando per primi la si è gettata alle ortiche non mi pare una posizione sostenibile. Quindi la si butta sull’umanitario) ma con un discorso che, nel “paradigma linguistico” appare più efficace di quello della “sinistra”.
Ora la questione si sta facendo però davvero pesante. Il corona virus ha provocato un dissesto difficilmente sanabile con il “linguaggio” e il rischio concreto è quello di una implosione generale in cui la destra, assommata alle jacquerie di una diversificata parte della società, pare destinata c conquistare e riconquistare ampie fette di consenso, su un discorso ancora più duro e, ovviamente, tutt’altro che anti-liberista.
Il rancore covato da una classe di “imprenditori” di se stessi, nocciolo duro dell’economia italiana, e di tutta una fetta di mercato che appare in declino in questa fase, rischia di dare fuoco alle polveri.
Non vedo però all’orizzonte nessuna capacità di giudizio sereno e critico. Si prende la UE come la religione rivelata, con tutta una serie di discorsi retorici che fanno sempre meno breccia nella pancia del paese e che, forse, potranno apparire efficaci in qualche settore, sempre più ristretto, di élite benestanti (e anche progressiste) che si ritengono non baciati dalla fortuna (come spesso è) ma eticamente superiori senza altre motivazioni e spiegazioni.
È assai difficile che ci possa essere un aggancio perlomeno sentimentale con le classi subalterne, verso cui la tradizione storica della sinistra non era quella della compassione o, peggio del dileggio, ma casomai dell’ascolto (perlomeno),
dell’analisi della realtà concreta, del lavoro sul campo.
Si è invece creata una pericolosissima barriera fra chi pensa di essere nel giusto (e molto spesso lo è sia chiaro) e chi vive una condizione oggettivamente difficile e non ha gli strumenti per cercare di comprendere la società da cui appare sempre più avulso.
Come dice una delle protagoniste di Parasite: “i ricchi sono sempre gentili. Se fossi ricca lo sarei anche io”.
Andrea Bellucci