L’ORDA

Il problema dell’arrivo nella penisola dei migranti sembra essere divenuto fondamentale. La Lega vi ha basato il proprio successo elettorale e su di esso svolge un’attiva quanto fortunata continua propaganda. Una meno superficiale considerazione del fenomeno smentisce quanto, con martellante insistenza, viene proposto forsennatamente da politici ed amplificato dai mass media. E tutto ciò non solo in Italia. È inutile ricordare a Salvini e ai suoi seguaci (spesso dimentichi delle loro ascendenze ideologiche) che i loro lontani progenitori sono immigrati nell’Europa provenendo dall’Africa nera, o ad Orban ed agli ungheresi che discendono da tribù delle steppe asiatiche immigrate circa un millennio fa nelle loro attuali dimore. Il punto rilevante è che questa campagna assillante si basa su una serie di falsi che tendono a divaricare la situazione “percepita” da quella reale, per di più legandola ad un altro problema avvertito ben più profondamente di quanto meriti: la sicurezza.

A costo di ripetere una volta di più cose note (ma ignorate o scotomizzate) cerchiamo di mettere in fila dei dati che smentiscono la vulgata.

Invasione – La propaganda parla di una vera e propria invasione dell’Europa e dell’Italia in particolare. C’è addirittura qualche temerario che ciancia di “sostituzione etnica”. Su questo particolare torneremo a breve. Ma è vero che siamo invasi e che non è possibile accoglierli tutti? I dati, se solo si volesse leggerli e se la destra non spargesse una cortina fumogena funzionale ai propri interessi elettorali, raccontano un’altra storia. I flussi migratori sono un fenomeno storicamente ricorrente. Prima dell’attuale, il più recente è quello intercorso nel mezzo secolo antecedente il primo conflitto mondiale. La differenza è che allora erano gli europei ad emigrare: furono circa 15 milioni ed in gran parte si riversarono vero l’economia emergente statunitense ed allora gli Usa contavano circa 90 milioni di abitanti. Dal 2006 al 2015 sono arrivati in Europa 875.000 migranti pari allo 0,67% della popolazione e dopo i flussi sono calati [1]. Si obietterà che gli Stati Uniti all’epoca offrivano spazi vuoti ed opportunità sconfinate; ciò non toglie che furono adottate drastiche misure per limitare il flusso degli arrivi. Soprattutto deve essere considerato un contesto europeo in cui, come diremo, i vuoti si vanno creando e aumentano le necessità di acquisire nuova forza lavoro giovane.

L’Italia sopporta il peso maggiore – Altro punto forte della martellante campagna mediatica della destra è quello riguardante l’onere che l’Italia sopporta quale punto privilegiato di approdo degli sbarchi provenienti dalla Libia. Prima di tutto le statistiche ci dicono che gli arrivi di migranti vengono in maggior parte via terra [2], per cui le smargiassate salviniane contro le navi lasciano il tempo che trovano. Questa migrazione via terra, la cosiddetta rotta balcanica, è stata depotenziata dai muri ungheresi e dai miliardi ammollati ad Erdogan per trattenere i profughi; quello che ne resta arriva in Italia. Ma i numeri sono poi così spaventosi? Alcuni dati chiariscono la situazione. Al 1° gennaio 2016 gli extracomunitari residenti in Italia erano pari 6,7% della popolazione e se a questi si aggiungono i residenti comunitari non nati in Italia si giunge all’8,4%. Vediamo le cifre di altri paesi: Danimarca 7,4 e 4,8 per un totale di 11,2; Germania 8,0 e 5,3; Spagna 8,5 e 4,2: Francia 8,5 e 3,3; Malta 5,8 e 4,8; Grecia 8,1 e 3,2 [3]. Si obietterà che in Italia il problema maggiore sono gli immigrati irregolari, ma il loro numero reale ammonta a meno di 70,000 unità [4], il che aggiunge poco più di un misero 1%, che poco sposta e che sono presenti anche in altri paesi. La prova di forza del muscoloso Governo Conte ha prodotto un nuovo problema: in base all’accordo raggiunto nel vertice europeo del 28 giugno (punto 11) i migranti identificati in Italia e successivamente transitati illegalmente in altri paesi (movimenti secondari) verranno rimandati indietro: sono altri 70.000 irregolari[5].

Il costo – Le cifre parlano chiaro per i sovranisti nostrani: per i migranti riceviamo dall’Europa alcune centinaia di milioni di € e ne spendiamo circa 5 miliardi. Peccato che quest’ultima quantità sia, per accordo, con Bruxelles, fuori bilancio e non concorra, quindi al calcolo del deficit; ne consegue che questi miliardi non potrebbero essere spesi in nessun altro modo, pena incorrere in infrazione da parte dell’Unione. Gli italiani poveri non potrebbero pertanto usufruirne, vanificando lo slogan sciovinista “prima gli italiani!”. Vi è anche da considerare che il saldo netto tra spese per migranti e ricavi dalle tasse da loro versate è positivo per lo Stato[6].
Demografia – Tutti gli studi sono concordi: l’Europa è in costante calo demografico e l’Italia concorre a pieno titolo. La causa va ricercata nella sempre minore propensione alla procreazione ed il bel paese è quello che presenta il più basso indice di fertilità: circa 1,4 figli per coppia [7].
Con questi trend la popolazione decresce, ma poiché la mortalità si sposta in avanti nel tempo, la popolazione invecchia anche: si calcola che tra quaranta anni ci sarà un anziano ogni due adulti in età da lavoro, mentre al momento attuale questo rapporto è 1 ogni 4 [8]. In questo senso l’afflusso di giovani migranti costituisce un calmiere all’invecchiamento degli autoctoni e contribuisce all’aumento della forza lavoro, altrimenti in declino. Questo giustifica, se avesse un senso, la paura della sostituzione etnica, ma sull’arco dei secoli e quindi con una progressiva integrazione dei nuovi arrivati il duro colpo può essere assorbito. D’altra parte gli ultimi due sindaci di New York erano palesemente di origine italiana ed il peso dei wasp (White Anglo-Saxon Protestant) degli Usa è in costante declino e si calcola che i bianchi entro una decina di anni saranno in minoranza [9]: solo pochi fanatici se ne fanno un problema.

Lavoro – Il calo demografico ha pesanti ripercussioni sul mondo del lavoro. Si stima che in Germania i posti di lavoro vacanti nel terzo trimestre del 2017 superassero il milione, con un aumento di 175.000 unità [10]. È un problema presente ovunque, ma particolarmente sentito nei paesi del cosiddetto gruppo di Visegrád, Repubblica Ceca in testa. Da qui le politiche di questi ultimi Stati, impermeabili all’immigrazione, volte ad incrementare le nascite togliendo libertà alle donne, come segnalato in altro articolo di questa rivista. È vero che la richiesta per coprire questi posti di lavoro vacanti riguarda lavoratori qualificati; da qui la raccomandazione degli esperti di mirare alla formazione degli immigrati [11]. Nel frattempo un altro mito da sfatare è quello relativo al fatto che i migranti toglierebbero il lavoro ai nativi. “Negli ultimi dieci anni, la forza lavoro europea è cresciuta del 70% grazie alle braccia degli immigrati. Tacciati di “rubare” il lavoro alla popolazione locale, gli stranieri si concentrano invero in segmenti dell’economia poco produttivi e che si alimentano di un costante fabbisogno di manodopera. Agricoltura, edilizia e servizi di cura sono i settori in cui hanno origine veri e propri fenomeni di segregazione occupazionale degli immigrati, oltre ad essere i primi comparti produttivi ad essere falciati nei periodi di recessione. Queste occupazioni sono spesso poco promettenti in termini di crescita professionale e retribuzioni, rivelandosi dei veri e propri vicoli ciechi per la carriera.”[12]

Ong – Il sito riportato in nota, di un’organizzazione ufficiale dell’ONU, fornisce ampi chiarimenti circa il ruolo delle ong nell’attività di salvataggio in mare da esse svolto, al centro delle attuali pretestuose polemiche [13]. Tanto per precisare, due cose. L’intervento delle imbarcazioni private in detta attività data dal 2014, quando fu dismessa l’operazione “Mare Nostrum” gestita dalla Marina Italiana, che in un anno aveva tratto in slavo oltre 150.000 migranti; rispetto ad allora non ci sono stati aumenti significativi. La seconda è che la notizia che le imbarcazioni percepiscano un tanto in denaro per ogni migrante tratto in salvo è un’infame bugia: le ong vivono di fondi elargiti dai privati e che essi si chiamino Soros o Bill Gates (notoriamente munifico dei suoi soldi percepiti non del tutto limpidamente) non cambia in alcun modo la sostanza.

Delitti – Sentita e risentita: la percentuale dei detenuti nelle carceri italiane delle persone extracomunitarie e molto più elevata della percentuale della loro presenza nella popolazione segno inequivocabile della loro maggiore propensione a delinquere. Si dà il caso che in genere gli stranieri si collochino nelle fasce più economicamente disagiate e che vi sia una relazione generalmente accettata e molto ragionevole tra povertà e piccola criminalità. Senza considerare il fatto che in Italia i reati perpetrati dai ricchi restano generalmente impuniti, tant’è che i detenuti per reati finanziari sono poche decine, contro le migliaia della Germania, nazione notoriamente “più corrotta” della nostra. Ma ancora una volta i dati ci soccorrono: i detenuti stranieri con condanne sotto un anno rappresentano il 46 del totale, mentre quelli con condanne all’ergastolo sono solo il 6%[14].
Per la tipologia di reati gli stranieri abbondano in quelli contro il patrimonio (28,01%) ed in quelli contro la persona (39,99%), ma sono pressoché inesistenti nei reati mafiosi (1,27%)[15]. “Infine, un dato interessante riguarda la percentuale di imputazioni per reati contro la persona, che per tutte le nazionalità menzionate è inferiore al dato dei detenuti italiani, che è il 16,7 per cento; fanno eccezione i cittadini rumeni, per il quali la percentuale è simile a quella italiana (16,5 per cento).”[16]

Manodopera per la criminalità – Dopo i dati qualche considerazione. Partiamo dal fondo. Come detto, l’alta incidenza degli stranieri nella piccola criminalità deriva dal loro stato di indigenza e di emarginazione. La distinzione tra rifugiati e clandestini è pura lana caprina; messa in questo modo sembra che c’è chi fugge da situazioni oggettive chi si avventura in un viaggio disperato, più che della speranza, per diporto (la “crociera” del marrano milanese). La stessa classificazione dei migranti economici quali “clandestini” getta queste persone, una volta approdate in Italia, in una vita fuori dei circuiti protetti, rendendole facile preda del lavoro nero e della criminalità organizzata. Ne discende che non sono essi a “rubare” il lavoro agli italiani, ma sono gli italiani a sfruttare il loro lavoro, la loro fame di sopravvivenza, per renderli schiavi del mercato in nero, danneggiando loro e le fasce più povere della popolazione indigena; non è un caso che la maggiore concentrazione di immigrati si trova nelle regioni leghiste del nord, Lombardia (23,5%) e Veneto (11,4%), dove si predica la non accoglienza e si sfruttano i migranti per fare dumping sulle condizioni di lavoro. Ne discende anche che non sono loro i maggiori attori della criminalità, ma le organizzazioni criminali, italianissime; che li organizzano ai propri fini di profitto, come utilizzano (a Napoli, per esempio) o minorenni fuori dal circuito educativo per allevare una nuova classe dirigente delle proprie “aziende”.

Aiutiamoli a casa loro – Uno slogan fortunato, quanto vuoto, è proprio questo. A parte che per attuarlo ci vorrebbero anni, meglio decenni, e quindi non risponde all’attuale emergenza, il problema reale che questo apparente sforzo di altruismo nasconde ben altra verità. I migranti fuggono dalle proprie terre d’origine proprio per l’intervento dei paesi industrializzati. Siamo proprio noi a creare questi flussi migratori, od almeno ad accentuarli oltre misura. Ci sono, è vero, le carestie naturali e i disastri ineluttabili, ma questi comporterebbero spostamenti limitati nello spazio e nel tempo. I motori dei flussi che preoccupano tanto sono le guerre che vengono scatenate per motivazioni geopolitiche o per il dominio delle fonti di materie prime preziose per l’economia dei paesi occidentali. E dove ciò non avviene i territori da cui provengono i migranti economici vengono devastati dalle multinazionali del settore alimentare che distruggono gli equilibri esistenti, per impiantare le culture con cui invadere i mercati dei paesi ricchi e dalle multinazionali del settore estrattivo che schiavizzano le popolazioni locali per ottenere le materie prime, costringendo le masse rurali ad inurbarsi, favorendo così i propri interessi, come già fece nel XVII secolo il capitalismo inglese con i contadini per forzarli, privati dei mezzi tradizionali di sussistenza, a lavorare nei nascenti opifici.

Coste europee – Come conta balle Conte non se la fa raccontare da nessuno. È tornato dal recente vertice europeo, di cui si è già detto, con il mirabolante risultato di aver ottenuto che le coste italiane siano considerate in tutto e per tutto “frontiere europee”. Corre l’obbligo, quindi, di fornirgli alcune informazioni, che forse gli sfuggono. Le operazioni Triton prima, Themis poi e infine Sophia (quest’ultima scadrà il 31 dicembre 2018) sono gestite dall’agenzia europea Frontex (abbreviazione di Frontières extérieures), sostituita nel 2016 dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, proprio per il riconoscimento di quanto “ottenuto” con gli sforzi, la volontà, la forza e l’audacia del governo Salvini-Di Maio-Conte. Un successo di cui vantarsi, non c’è che dire!

Saverio Craparo

[1] https://www.internazionale.it/opinione/jacopo-ottaviani/2015/09/17/luoghi-comuni-immigrazione-grafici.
[2] https://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/Migranti-via-terra-attraverso-i-Balcani-146380.
[3] http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Foreign-born_population_by_country_of_birth,_1_January_2016_(%C2%B9).png
[4] http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/immigrati-irregolari-numeri-ufficiali/.
[5]  LUDOVICO Marco, Per l’Italia il nodo dei 70mila rientri da Ue, in Il Sole 24 Ore, a. 154, n° 178, sabato 29 giugno 2018, p. 3.
[6] http://www.bollettinoadapt.it/immigrazione-e-lavoro-quali-sfide-per-leuropa/.
[7] http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=52509.
[8] http://www.bollettinoadapt.it/immigrazione-e-lavoro-quali-sfide-per-leuropa/
[9] https://www.italiaoggi.it/archivio/i-wasp-nascono-sempre-meno-1831272.
[10] http://www.alleyoop.ilsole24ore.com/2018/01/12/oltre-1-milione-di-posti-di-lavoro-vacanti-in-germania-un-record-che-e-un-problema/?refresh_ce=1.
[11] Ibidem.
[12] http://www.bollettinoadapt.it/immigrazione-e-lavoro-quali-sfide-per-leuropa/
[13] https://www.unhcr.it/risorse/carta-di-roma/fact-checking/ong-salvataggi-mare-11-domande-risposte-chiarezza.
[14] https://openmigration.org/analisi/cosa-ci-raccontano-i-dati-sui-detenuti-stranieri-in-italia/.
[15] Ibidem (nostra elaborazione).
[16] Ibidem.