DISTRAZIONE DI MASSA

Mentre il governo Meloni si avvia a divenire quello più longevo della Repubblica, il che non è necessariamente un merito, posto che sovente la stabilità coincide con la stagnazione, per sopravvivere si inventa un’operazione di distrazione di massa. In effetti il Governo galleggia, i salari sono stagnanti, anzi sono in recessione, il welfare si degrada e cade a pezzi, la sanità a corto di risorse e di personale fornisce sempre meno Servizi, la scuola è un disastro in carenza di personale e con programmi decotti, inutilmente rivitalizzati attraverso l’istituzione di nuovi corsi scolastici, ma stupidi, le prospettive di occupazione per i giovani sono inesistenti e il loro esodo dal paese si mantiene costante in più di 500.000 unità all’anno aggravando la crisi demografica. Lo Stato è carente non solo nella politica di sviluppo e in quella di programmazione, ma anche nella gestione ordinaria delle strutture di servizio alla popolazione che sono governate dal clientelismo burocratico, dall’incapacità gestionale, dall’inefficienza, a causa di una lottizzazione degli incarichi di direzione della struttura distribuiti ad una classe dirigente e burocratica gestita dalle clientele. Attraverso una capillare gestione delle nomine il governo nell’arco di quattro quasi cinque anni ha provveduto a innovare, tutt’altro che in meglio quest’esercito di manutengoli del potere pubblico e al tempo stesso a degradarne ruolo, funzione e finanziamenti privando gli enti locali delle risorse necessarie in modo tale da impedire qualsiasi possibilità di operare.
Ne è una riprova la gestione comatosa di quei residui ancora significativi di industria pubblica, sopravvissuti alle svendite orchestrate dall’osannato Mario Draghi che ne iniziò la programmatica dismissione, regalandone la proprietà al capitale finanziario privato invitato a spartirsi i profitti con il risultato di veder diminuire progressivamente fino ad azzerarsi gli investimenti per innovazione, decadere la programmazione e l’espansione verso nuovi settori, con conseguente ridimensionamento dell’apparato produttivo ed industriale. Globalizzazione e delocalizzazione hanno fatto il resto. lasciando nel paese un deserto crescente e trasformandolo, nell’illusione che il superstite settore del turismo di massa fosse sufficiente a garantire al paese un futuro,
trasformandolo nell’oasi vacanziera d’Europa e del mondo, e non rendendosi conto che anche a voler fare nel turismo di qualità occorrono investimenti, altrimenti anche questo settore decade e fallisce sotto il peso dell’inefficienza gestionale.
I punti di eccellenza produttiva delle nostre strutture industriali non sono stati difesi: emblematico il caso della GSM di Firenze, un’azienda all’avanguardia nel suo settore, decisamente produttiva, smantellata dalla concorrenza per massimizzare i profitti, spostando la produzione dove il costo del lavoro era meno alto; e gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti. Per ultimo, ma non da ultimo, si è aggiunta la politica energetica inesistente che ha creato le condizioni per una perdita di competitività delle produzioni localizzate in Italia e ne ha incentivato lo smantellamento e l’esodo verso altre aree produttive alle quali i rispettivi Governi sono riusciti a garantire un accesso all’energia molto meno costoso e certamente competitivo.
Ma il suo capolavoro questo Governo lo ha fatto ii politica estera, mantenendo un atteggiamento prono e supino, come del resto tutti i paesi dell’Unione europea alle politiche statunitensi, comportandosi da fedeli e servili vassalli al servizio dell’impero e ancora dichiarandosi fieri sostenitori dell’Ucraina aggredita, alla quale questo Governo come del resto il precedente e l’opposizione hanno garantito un sostegno senza se e senza ma, a prescindere da ogni valutazione di opportunità, di convenienza, di ragioni storiche e politiche, di merito, in relazione ad una valutazione del regime nazionalista xenofobo, razzista, nemico della libertà religiosa e di pensiero. oppressore delle minoranze etniche e linguistiche, che opprime un paese a composizione multiculturale e plurilinguistica.
Questa solidarietà si è manifestata attraverso un esborso economico costante nella fornitura di sistemi d’arma per un importo che a guardarlo nella sua dimensione unitaria sembra esiguo di 75 euro pro capite, fino ad ora, ma che, visto nel suo complesso è enorme, se solo si pensa alle carenze del bilancio statale nel finanziare il welfare, e se si guarda all’entità del debito pubblico italiano che ha continuato imperterrito a crescere, in nome di una solidarietà mal riposta che ha portato all’arricchimento di una classe dirigente e politica corrotta. quella ucraina, che si è cibata abbondantemente e senza ritegno delle tangenti sulle forniture militari, mandando al macello la popolazione dell’Ucraina.

Le responsabilità della sinistra

Se le responsabilità del governo sono gravi, quelle dell’opposizione non sono da meno nel suo essere stata complice di questa operazione. Già nello scorso editoriale segnavamo le considerazioni di opportunità che potrebbero avere spinto la leader dell’opposizione a ribadire il proprio sostegno a Kiev, volendo così acquisire legittimazione per andare al governo e a succedere a quello attuale, in un quadro di compatibilità con l’alleanza atlantica. Ma crediamo di comprendere la sua riottosità a recarsi in viaggio a Kiev, come da più parti le viene chiesto, volendo conservare un senso di pudore di fronte all’ignominia di andare a sostenere con la propria presenza un Governo, che propugna un nazionalismo gretto, illiberale, xenofobo e razzista, che evoca i fasti dell’UPA neonazzista, incompatibile con i valori di democrazia che dice di voler difendere: un Governo di ladri e corrotti che è il più grande nemico dell’Ucraina (vedi le inchieste in corso).
Dopo averne distrutto la popolazione, tanto che già oggi pensa di programmare il futuro, avendo come punto di riferimento una popolazione ridotta a 38 milioni, non mettendo in conto le ulteriori perdite che subirà con la privazione di larga parte del suo territorio e con il probabile ritorno ai popoli d’origine delle aree acquisite della Bucovina della Transcarpazia e della Volinia cosa resterà di un’Ucraina sconfitta, privata dello sbocco al mare se non un popolo di reduci di guerra pronti alla violenza e propensi ad un nazionalismo xenofobo e rancoroso?
Ben pochi al momento sembrano rendersi conto del veleno prodotto a Kiev che sta infettando in modo profondo i Paesi baltici, largamente predisposti ad accogliere il virus della superiorità razziale ed etnica, desiderosi di rivalsa verso i popoli slavi che considerano loro eterni nemici? È vero, la sua opposizione al genocidio di Gaza ha ridato dignità alla sinistra italiana e oggi due delle sue componenti sembrano averlo capito: non è un caso che Conte stia timidamente cercando di cambiare la posizione dell’intero schieramento di sinistra, consapevole che gli italiani, nella loro maggioranza, sono contrari al finanziamento della guerra in Ucraina e al riarmo e non nutrono sentimenti anti russi, almeno quella parte di elettori che appartengono all’elettorato di sinistra. A insinuare dubbi sulla questione e a sostenere l’Ucraina provvede un mainstream composto di giornalisti e giornaliste, politologi e politologhe fanatici , faziosi e bugiardi che per interesse o per convinzione, si sono messi a disposizione dell’Unione europea, della sua classe dirigente, dei circoli politici atlantisti, e attingono a lauti finanziamenti che l’Unione europea elargisce. Così dicasi per centri di ricerca, sedicenti tali dove politologi o politologhe faziose, particolarmente odiose, cartografi e gestori di siti di informazione sulla guerra che, non a caso, sono passati dai commenti e cronache relativi al campo di battaglia a considerazioni di carattere geopolitico, piuttosto che riferire sulla situazione sul campo di battaglia, come facevano in passato evitano di farlo, perché se lo facessero con un minimo di obiettività dovrebbero riferire di un arretramento costante e progressivo dell’Ucraina sul campo di battaglia e di un’avanzata costante dell’esercito russo che sta conquistando uno a uno le città del Donbass e che si predispone ad estendere l’azione fino all’asse che parte dell’oblast di Sumy per spingersi fino al Dniper per svoltare verso Odessa e la Bucovina e per ricongiungersi con la Transnistria, segnando la fine geografica dell’Ucraina per come la conosciamo oggi.

Un programma per un nuovo governo

È noto che il governo Meloni, preoccupato dagli orientamenti dell’elettorato e dalla concorrenza a destra che Fratelli d’Italia subisce dal Partito di Vannacci stia cercando, attraverso una nuova legge elettorale, di truccare anticipatamente le carte e creare le condizioni per una vittoria tecnica. A settembre vedremo questo tentativo dispiegarsi pienamente in Parlamento, anche se l’esito dell’operazione appare al momento non privo di ostacoli. Nelle more di quando si prepara il Governo ha provveduto a mettere in atto abilmente un’operazione di distrazione di massa, costituita dall’oscuramento del caso del Mastro e dall’enfatizzazione e mediatizzazione del caso Ranucci, creando la telenovela che ha tenuto in alto l’attenzione degli italiani, orientandola verso futili motivi, ma soprattutto distorcendola dai reali problemi che si vivono, testimoniati dalla riduzione delle ferie per mancanza di risorse economiche, dalla crescita del prezzo del carburante che ostacola notevolmente i movimenti, dalle crescenti preoccupazioni per l’occupazione alla fine delle ferie e per redditi e intanto ne approfitta per sopprimere o modificare Report.
Abilmente il Governo ha sfruttato l’effetto valanga dell’invasione programmata di Ceuta per condurre la guerra al Governo Sanchez, sospendendo Schengen creando i presupposti per uno scontro ben più serio sulle politiche migratorie con il governo Merz, a sua volta in difficoltà su questo tema. Questo mentre le ONG, con le loro navi rimaste sole a presidiare il mare, continuano il loro tragico pellegrinaggio di trasporto di cadaveri verso i porti italiani e il Governo si balocca nell’ipotizzare improbabili nuovi hotspot in paesi terzi, posto che con l’eventuale ingresso dell’Albania nell’Unione europea, quello albanese dovrà essere disabilitato, vanificando l’investimento di un miliardo.
In questo modo le aspettative e il quotidiano della popolazione italiana vede la propria attenzione indirizzata verso falsi problemi, con la conseguenza di disinteressarsi della politica e delle future scelte di governo e di prepararsi a un’estensione di massa dalle prossime scadenze elettorali che è la sola condizione che può permettere la formazione di un nuovo governo di minoranza rispetto al paese, ma dotato di una maggioranza formale di consenso che continui imperterrito a gestire il paese nella convinzione che nulla può cambiare e che il mondo, le forze politiche che si candidano alla gestione dello Stato, sono tutte uguali: incapaci e inconsistenti.

La Redazione