“Come sappiamo, nel 2011, la cura scelta per l’Italia fu Mario Monti: come egli stesso affermò, si decise di distruggere la domanda interna per rendere più competitivi i prodotti italiani nella speranza che la Germania ne avrebbe acquistati di più. I salari dovevano scendere e la disoccupazione salire. Si mise cioè in atto l’unica manovra di aggiustamento che avevamo a disposizione dopo la rinuncia al tasso di cambio e al tasso d’interesse: la svalutazione dei salari. Copiammo la Germania. Questa, ovviamente, si rifiutò di aumentare la propria domanda per rendere più bilanciato il peso del riaggiustamento. Per i tedeschi, tutto doveva essere fatto pesare ai paesi in deficit. Quelli in surplus non dovevano fare nulla in quanto portatori di una superiorità morale che si era semplicemente manifestata nel “dinamismo naturale del mercato”. Il punto che si volle aggirare, tuttavia, in Germania ma purtroppo anche in Italia, è che il mercato europeo non era affatto una creatura naturale. Era un prodotto artificiale costruito su misura dei desiderata ordoliberali tedeschi.”
(G. Guzzi, “Eurosuicidio“, Fazi, 2025)

Il lavoro di Guzzi “Eurosuicidio” è un testo importante non perché dica cose particolarmente originali. Chi si occupa di questi argomenti conosce da anni le tematiche riportate nel libro.
Ma il volume è significativo:
- innanzitutto perché riunisce in una sola opera, in un linguaggio accessibile, praticamente tutte le angolazioni relative alla questione union-europeista;
- poi perché non affronta il tema da una prospettiva specificamente di “sinistra”, evitando così le reazioni pavloviane che appartengono a quell’area (e anche di chi scrive) ma, tantomeno da “destra” con le baggianate remigratorie, pseudo-sovraniste “blut und boden” e neppure da angolazioni “complottiste”, “piani Kalergi” e simili amenità che hanno contributo a sminuire anche le analisi seriamente fondate;
- è scritto da un giovane studioso che appartiene in pieno alla c.d. “generazione Maastricht” e che da quella posizione è in grado di parlare e sintonizzarsi con i propri coetanei e anche più giovani, indicando, come avrebbe detto Wittgenstein, alla “mosca l’uscita dalla bottiglia”. Non amo, anzi odio, i giovanilismi fini a se stessi (soprattutto se interclassisti) ma l’apporto delle forze naturalmente più predisposte al cambiamento è fondamentale e per permettere questo bisogna fare non uno ma dieci passi indietro. Se la rivoluzione non la fanno i giovani chi altri?
- tra le questioni riportate nel libro, tutte importanti, una assume un aspetto direi fondamentale per chi si voglia approcciare alla questione: ovvero la traslazione del “millenarismo” comunista e cattolico dal “sol dell’avvenire”, “l’uomo nuovo” alla costruzione teologica e telelogica di una UE come “dio” esterno necessario per ridare un senso alla propria azione politica. Solo che là dove c’era la speranza della costruzione del socialismo o del regno di Dio, qua abbiamo il salvatore esterno nel culto dell’ordoliberismo. E gli adepti più radicali e fanatici sono stati e sono proprio i neoconvertiti. È un aspetto su cui riflettiamo da decenni (“l’inevitabilità”: elemento inesistente nell’intera storia umana) e viene messo nero su bianco, in maniera molto diretta e semplice da uno studioso che non ha necessità tattiche o strategiche per “mediare” il proprio linguaggio;
- specularmente, la conclusione, ovvero la “pars construens” appare ancora abbastanza debole, e generica. Ma ciò non inficia il valore del libro, casomai dovrà spronare a riflettere ed approfondire un aspetto senza il quale si rischia di rimanere nell’ambito delle riflessioni teoriche. Anche perché nessun testo può essere condivisibile al 100% (anzi, questa idea dei libri letti come se fossero la bibbia è uno dei problemi).
Due ultimi punti mi sovvengono:
- qualche anno fa Franco Berardi “Bifo”, uno dei protagonisti del movimento del ‘77, sostenne l’implosione inevitabile della UE e che ciò sarebbe avvenuto da destra. La profezia si sta avverando anche e soprattutto per la cieca inazione della parte avversa, incapace di capire (e non sarebbe la prima volta, se si esclude la decisione di Lenin) quando è l’ora di saltare o di scendere dal treno;
- il libro è consigliato a tutti, anche e soprattutto a chi inorridirà dalla prima all’ultima pagina. Parafrasando Sartre: “Europei, aprite questo libro, andateci dentro. Dopo qualche passo nella notte vedrete stranieri riuniti attorno ad un fuoco, avvicinatevi, ascoltate: discutono della della sorte che riserbano alle vostre agenzie generali di commercio, ai mercenari che le difendono. Vi vedranno forse, ma continueranno a parlar tra di loro, senza neanche abbassare la voce. Quell’indifferenza colpisce al cuore: i padri, creature dell’ombra, le vostre creature, erano anime morte, voi dispensavate loro la luce, non si rivolgevano se non a voi, e voi non vi prendevate la briga di rispondere a quegli zombies. I figli vi ignorano: un fuoco li rischiara e li riscalda, che non è il vostro. Voi, a rispettosa distanza, vi sentirete furtivi, notturni, agghiacciati: a ciascuno il suo turno; in quelle tenebre da cui spunterà un’altra aurora, gli zombies siete voi”.
Andrea Bellucci