“Non farà numero, è uno dei 35 mila giapponesi che ogni anno si tolgono la vita: uno ogni 15 minuti circa. Ma il suicido di K.T. (per ora i conoscono solo le iniziali: scriviamo in base ad informazioni provenienti dalla fabbrica, la notizia non è ancora stata battuta dalle agenzie) è particolarmente drammatico e inquietante.
K.T. Era un lavoratore precario. Al suo ultimo contratto. Dopo quasi tre anni di lavoro alla catena di montaggio, oggi era il suo ultimo giorno di lavoro. Licenziato. Come ogni giorno si è recato in fabbrica, solo che invece del bento, il pranzo da casa, si è portato una bottiglietta di acido solfidrico. E’ il sistema oggi più diffuso, tra i giovani disperati, per suicidarsi senza troppo soffrire. Si sviene immediatamente, e non ci si sveglia più. Il fatto è successo nella fabbrica di Fujimatsu, dove si assemblano le Previa e le Prius, l’ibrido fiore all’occhiello della Toyota. I compagni hanno trovato il cadavere dentro una Prius perfettamente completata, pronta per la consegna. Accanto al corpo dell’operaio, un biglietto d’addio, sul cui contenuto per ora non si sa nulla. Pare sia stato raccolto da un dirigente della fabbrica e non sia più riapparso. La fabbrica di Fujimatsu lavora dalla 6,30 di mattina alle 3 di notte. Il cadavere è stato trovato alle 6,05 e ha provocato
l’interruzione del ciclo produttivo – ci ha spiegato con inspiegabile freddezza un portavoce – di 4 ore e 16 minuti. Da far venire i brividi.”
Riportiamo questa notizia da “Il Manifesto” del 12 marzo scorso.
Non ci consoli la distanza geografica da questi fatti. Per ora i suicidi europei e nostrani sono inferiori, meno ‘scientifica’ la messa in atto. C’è anche chi si suicida, ma soprattutto ci sono i morti sul lavoro che aumentano di anno in anno.
Come alternativa c’è chi va sui tetti, per farsi notare dopo mese di proteste si rinchiude in un carcere di massima sicurezza come l’Asinara, ma soprattutto c’è chi ancora scende in piazza, lotta sia per i posti di lavoro, che per ottenere un cambiamento della società, senza il quale ci sarà sempre una parte di lavoratori sotto il “tallone di ferro”, disperata fino al suicidio.