Le leggi elettorali fanno solitamente schifo, soprattutto quando hanno l’obiettivo di manipolare la volontà del corpo elettorale per costruire la dittatura della minoranza attraverso alchimie e artifici. Per descriverle il politologo Giovanni Sartori decise di storpiarne il nome … ”latizzandolo”, e da allora l’uso è rimasto: abbiamo così avuto il mattarellum, il porcellum, l’italicum, che chiedeva che sulla scheda elettorale venisse indicato il “capo della forza politica”, volendo in tal modo trasformare la Repubblica da parlamentare in Repubblica del primo ministro (c.d. Premierato); questo tentativo è
caduto insieme a quello di riforma della Costituzione, Al momento è in vigore il consultellum, in due versioni diverse. La sentenza della Corte Costituzionale del 2014 ha dato vita a un sistema immediatamente applicabile per la Camera che diverge in più punti da quello del Senato.
Al momento al Senato vige un sistema proporzionale puro, senza premio di maggioranza e senza capilista bloccati. Per accedere alla ripartizione dei seggi, la soglia, su base regionale, è dell’8% per le liste non coalizzate e del 3% per le liste coalizzate (sempre che la coalizione superi il 20%). È prevista la preferenza unica. Ogni collegio ha ampiezza regionale, anche nelle Regioni più popolose (Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia, ecc.) il che rende difficile e onerosa la caccia alle preferenze.
Per la Camera il sistema elettorale emerso dopo la sentenza della Consulta è di tipo proporzionale, ma con un premio alla singola lista che supera il 40% (il bonus di seggi consente di arrivare a quota 340, oltre la maggioranza di 316 seggi). In caso di mancato raggiungimento di questa soglia, si passa al riparto proporzionale dei seggi tra tutti i partiti che hanno superato il 3%. Non è prevista la possibilità per le liste di collegarsi in coalizione. Il premio può andare perciò solo alla lista.
Una volta stabiliti quanti deputati spettano complessivamente su base nazionale a ciascuna lista, attraverso un complicato algoritmo i seggi vengono attribuiti su 100 collegi plurinominali (a ciascun collegio è assegnato un numero di seggi compreso tra tre e nove). Restano i capilista bloccati, scelti dalle segreterie di partito, nei 100 collegi. Ogni lista è composta perciò da un candidato capolista e da un elenco di candidati; all’elettore è consentito esprimere fino a due preferenze, per candidati di sesso
diverso (cd. “doppia preferenza di genere”), tra quelli che non sono capilista Sono quindi proclamati eletti dapprima i capolista, successivamente, i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. Solo i capolista possono essere candidati in più collegi (al massimo 10).
Questa sembra essere la legge elettorale con la quale si andrà a votare.
Nella situazione data la possibilità di una maggioranza omogenea appare improbabile; e allora ecco spuntare l’ultima proposta di manipolazione delle regole che prende il nome di rosatellum.
Si tratta in pratica della riproposizione del mattarellum, ma la quota di seggi attribuiti con il maggioritario scende dal 75 al 50% e la soglia di sbarramento per l’accesso alle Camere passa dal 3 al 5%; si privilegiano le coalizioni. Così il metodo proporzionale viene fatto fuori ancora una volta!
Nessuno rileva la possibilità che proprio l’elezione proporzionale di senatori e deputati può consentire la negoziazione necessaria intorno ad un programma che rappresenti gli interessi della diverse componenti politiche. A nessuno interessa che le opposizioni debbano poter svolgere il loro ruolo di controllo e vigilanza sull’operato della maggioranza e possano misurarsi con essa su delle proposte.
Certo non sarebbe un Governo facile, ma finalmente i diversi interessi in campo potrebbero confrontarsi in modo chiaro per costruire un’alternativa di governo credibile e verrebbe ripristinata una corretta dialettica tra maggioranza e opposizione.
Con buona pace dei collateralismi di ogni tipo di Piopio vari l’opposizione riformista potrebbe ritrovare se stessa e la sinistra di classe riaprire con una nuova stagione di lotte per contrastare l’aggressione dei padroni e contrastare la precarizzazione di tutto il mondo del lavoro: l’Italsider è solo l’inizio!
I diversi ceti e le classi proletarizzate della società italiana sono avvertiti.