TRUMP DI SCHRÖDINGER

Trump è destinato a diventare il personaggio del secolo. E sulla sua azione politica e militare le interpretazioni mediatiche fioccano, contribuendo a rendere, se possibile, la questione ancora più nebulosa e confusa di quanto non sia già.
Vediamo un po’ una rassegna delle diverse voci sul biondo plurimiliardario, a capo dell’impero statunitense:

  1. è pazzo;
  2. è schiavo di Netanyahu;
  3. è schiavo del deep state;
  4. fa insider trading e sa benissimo cosa sta facendo;
  5. gli Stati Uniti, o con Trump o senza Trump, nella fase in cui sono obbligati ad abbandonare il “soft power”;
  6. Trump ha screditato in maniera permanente la patina di rispettabilità statunitense;
  7. sappiamo già come andrà a finire.

L’IMPERO

Tutte queste interpretazioni, spesso difese a spada tratta come verità assolute, nel tipico settarismo quasi-religioso a cui il mondo dei social ci ha ormai abituato da oltre un decennio, hanno una paradossale caratteristica: sono false e (quasi tutte) vere insieme. Sono false perché, prese una per una, bypassano il concetto di complessità, per cui un fenomeno non può essere ridotto alla scomposizione dei singoli elementi dei quali fa parte. Tanto meno può essere ridotto ad uno solo di questi elementi. Sono anche vere perché analizzate tutte insieme riescono a dare (o a non dare) una qualche risposta sul fenomeno Trump.
Bisogna allora partire da un dato di fatto: un Impero non è una nazione, per come comunemente la si intende. Lo Stato/Nazione difende la propria sovranità. La sovranità dell’Impero arriva dove arrivano gli interessi dell’Impero. E, a differenza di quanto pensava Toni Negri[1], questo Impero ha una testa situata in un luogo ben preciso, facendo degli USA non solo (come Israele) uno Stato coloniale di fondazione, ma lo Stato/Impero più nazionalista e aggressivo che si sia mai visto nella storia. Anche perché nasce nel momento dell’avvio del concetto di Stato/Nazione e contempla dentro di sé tutte le caratteristiche di quel fenomeno. Gli interessi dell’Impero, dunque, sono dappertutto e per mantenerli le modalità possono essere diverse in un range che va dal più pesante “hard-power” al sottilissimo “soft”.

LA PAZZIA (COLLETTIVA?)

Il tema della “pazzia” di Trump è un refrain che, nel mondo occidentale, si ripresenta con una certa assiduità. In genere, però, era stato riservato ai nemici, ed è erede di quella visione completamente depurata da ogni analisi, non solo di classe, ma anche minimamente politica o geo, che dir si voglia. Anzi, l’idea del “governante pazzo” pare proprio partorita dagli stessi ambienti nei quali il “pazzo” di turno si insedia e rappresenta una specie di via d’uscita dalle responsabilità dei sistemi. Tuttavia vale la pena ricordare che il cervello di Mussolini venne sottoposto ad indagine per verificare che il dittatore non fosse affetto da qualche malattia degenerativa. Insomma non è nelle corde di una parte dell’occidente capire che i mostri che esso stessa genera fanno parte proprio di quello stesso sistema e li si esorcizza con la follia.
Detto questo, e detto anche che se Trump è folle, rappresenta bene una nazione di folli, visto che ha vinto le sue seconde elezioni con una maggioranza schiacciante, il personaggio appare a tratti veramente incomprensibile.
Le analisi di grana grossa che considerano le presidenze Usa tutte uguali fanno parte di quell’Adornismo di ritorno per cui “non capite una sega, ve lo dico io come pensate voi”. Eppure un po’ di studi di storia romana non avrebbero guastato. C’è la storia dell’Impero. E un impero ha come ovvia prospettiva quella di durare. E c’è la storia dei singoli imperatori, che, dentro questo impero e con i condizionamenti ovvi della fase storica, si contraddistinguono. Le personalità contano e tanto, nella storia. E per quanto Obama abbia trasformato la CIA in una sezione di killer (più di quanto già lo fosse) è stato anche il Presidente che aveva trovato un accordo con l’Iran. Possiamo aggiungere tutto quello che si vuole a discapito di Obama (e ancora peggio della combriccola di delinquenti presenti nei Dem americani, a partire dalla famiglia Clinton, per non parlare di Biden, su cui si può stendere un velo pietoso), ma non vedere lo scalino enorme della seconda presidenza Trump vuol dire essere volutamente ciechi. Poi, se il punto di vista è quello del “o socialismo o morte” mi viene in mente quello che scrisse Beniamino Placido in un articolo di tanti anni fa, parlando del fascismo, gli oppositori “esperti” del Duce si raccontavano che “tanto cade per l’economia”. E se lo tennero 20 anni.
Dunque, se vogliamo dire che la Presidenza Trump scardina (e ne riparleremo più avanti) quel “soft power” che aveva contraddistinto gli USA, soprattutto dopo la loro compiuta trasformazione in Impero nel secondo dopoguerra, credo che, a meno di avere il prosciutto sugli occhi, la cosa sia lapalissiana.
Mai, nessun presidente, nella conduzione di guerre spesso sanguinosissime e al limite del genocidio (Corea, Vietnam, Iraq) aveva espresso in maniera così chiara una idea di “potenza brutale”, senza indorare almeno un po’ la pillola.
Trump lo dice senza infingimenti: le nostre buone ragioni sono i nostri interessi (non che prima non lo fossero, sia ben chiaro[2]).

COLONIALISMI DI FONDAZIONE

Non so se si possa davvero dire che Trump sia schiavo di Netanyahu. Il rapporto fra gli USA e Israele è sempre stato abbastanza saldo. Tuttavia non va dimenticato che l’America profonda (non il deep state a cui accennerò brevemente) è da sempre attraversata da un violentissimo antisemitismo (del resto come dimenticare l’ammirazione per Hitler e l’odio per gli ebrei di Henry Ford, non esattamente un outsider, ma il prototipo del mito del capitalismo statunitense e mondiale). Questo interessante mix presente nella società americana dovrebbe anche far riflettere sulla vera natura dello Stato sionista. Uno Stato che si è accaparrato i “diritti” della Shoah per trasformarlo da crimine contro l’umanità a ceppo fondativo di uno Stato coloniale. Non è questo lo spazio per discutere di tale argomento[3], ma assume un’evidente importanza per capire quale sia il rapporto fra i due Stati coloniali. È evidente che i loro interessi, per quanto vadano di baci e abbracci, potrebbero cominciare, in parte, a divergere. Se l’idea del criminale a capo dello Stato sionista è quella di cogliere l’occasione, non solo per liquidare i conti con i “nemici”, ma di estendere l’influenza economica e militare in tutto il medio oriente (anche per avviare quel progetto alternativo al Nord-stream già teorizzato da tempo e appropriarsi delle risorse) per gli USA, forse non adesso, ma in una prospettiva post-trumpiana, il danno alla reputazione (vedi sotto) potrebbe essere molto elevato. Siamo però, adesso in una fase inedita, nella quale stragi di massa e persino la “Scomparsa di civiltà” sono messe in atto e rivendicate. Un unicum persino se rapportate alla propaganda del “male” per eccellenza: quello nazionalsocialista.
Per cui è molto probabile che le azioni dei 2 campioni possano in parte divergere, ma questo, nell’ottica di una radicalizzazione progressiva che pare essere ormai la loro cifra, mi pare che non deponga davvero a favore delle sorti dell’umanità.

IL COMPLOTTO UNIVERSALE

L’idea del “deep state” rientra in quella visione del potere “oscuro”, lo stesso da millenni, che è alla base dei movimenti estremisti, radicali (il nazionalsocialismo era uno di questi).
Sia chiaro che i complotti esistono e sono sempre esistiti. Se per complotto si intende lavorare a discapito di qualcuno e a vantaggio nostro, possiamo affermare che anche noi, nel nostro piccolo, qualche complotto lo abbiamo messo in atto. Quindi una modalità operativa non una spiegazione dell’universo.
Ma il concetto del “Deep State” va anche oltre, perché assegna al Presidente degli USA il ruolo di burattino inconsapevole nelle mani delle forze oscure. Una visione così favolistica sembra completamente dimenticare le modalità con le quali, negli USA, ci si candida a Presidente e quali sono i percorsi da attraversare, certamente non materiale adatto ai deboli di cuore.[4]
È vero però che nelle società complesse esiste sempre una dialettica, una divergenza in merito ai mezzi e persino ai fini. Una parte di queste divergenze può emergere alla luce del sole. Ma non tutto si può dire, non tutto può essere espresso. Questo è vero nelle democrazie come nelle dittature più apparentemente “monolitiche”. Non a caso negli USA è accaduto qualche volta che qualche fazione si sia incaricata di eliminare fisicamente i rappresentanti dell’altra.

IMPRENDITORE DI SE STESSO

Si dice… che Trump guadagni molto dalle sue incursioni verbali in apparenza sconclusionate, andando direttamente ad influenzare l’andamento della borsa. Direi che anche qua siamo nel campo della evidenza. Ma si tratta anche di un aspetto non fondamentale. Anche Goering aveva creato le Reichswerke Hermann Göring, un vero e proprio trust industriale che usava per sfruttare le risorse saccheggiate nei paesi occupati. E Goering stesso si intascò notevoli dividenti. Ma a quel livello di potere assoluto (così come lo è per Trump) i profitti diventano irrilevanti. Caso mai testimonia il livello di coincidenza fra apparati statali, finanza e capitale.

EGEMONIE

Il “Soft-Power” è stato una specie di adattamento evoluzionistico sviluppatosi dopo la fine della seconda guerra mondiale. Gli Usa sono apparsi al mondo intero come i liberatori dell’Europa dal Nazismo e il ristabilimento della democrazia. Va da sé che questa lettura, per usare un eufemismo, sia leggermente diversa dalla realtà. Ed è inutile qui ripercorrere le tappe che portarono all’affermarsi dei fascismi e al secondo conflitto, il ruolo dell’URSS, ecc… qui non è in questione una qualche ricostruzione storiograficamente corretta. Ma siamo di fronte alla più grande costruzione edificata su un apparato materiale e immaginario (“Il materiale e l’’immaginario” era anche un bellissimo libro di testo per i licei di molti anni orsono) potentissimo.
Grazie a questa vera e propria egemonia culturale[5], l’impero Usa si è espanso a dismisura con il consenso delle classi dirigenti e con la costruzione di una ideologia che a fatto piazza pulita di ogni attitudine rivoluzionaria o anche solo “socialdemocratica”. Beninteso il “soft” andava bene per l’Europa, mentre per il cortile di casa l’egemonia (vedi il vero e proprio laboratorio economico/sociale costruito nel Cile di Pinochet) non si è andati tanto per il sottile, distruggendo letteralmente qualunque idea anche solo lontana di riformismo (nel suo vero senso) sociale.
Adesso lo scandalo è che Trump usa i metodi adoperati per altri paesi anche per l’Europa. Non è un cambiamento da poco. Il nazionalsocialismo, in fondo, non fu che l’applicazione del colonialismo feroce e sterminatore (basti pensare allo sterminio degli Herero e le sue modalità6) alle popolazioni bianche dell’Europa. Per questo colpì così tanto l’immaginario, mentre lo sterminio dei nativi americani, al riduzione in schiavitù di milioni di africani, la distruzione di intere culture sono stati fenomeni assai ben digeriti dalla coscienza europea.
Ma questa nuova modalità trumpiana avrà successo? È un scelta? È un obbligo, come si legge da più parti. E poi, questo “soft-power” era davvero così soft?
Io credo che sia innegabile il cambio enorme di passo di questa presidenza di cui, davvero, al momento riesce anche difficile capire la strategia globale, al netto delle singole azioni. Potremmo dirlo solo fra qualche decennio, a meno che non ci porti direttamente al disastro.

BONTÀ LORO

La “rispettabilità” (o meglio , potremmo dire, l”accountability”) degli USA mi pare un falso problema. Chi ha l’egemonia e il potere assoluto, può fare di tutto, non rispettare accordi, barare, mentire (in politica estera) e poi negare.
Nessuno gliene chiederà davvero conto. Tuttavia assistiamo oggi ad un salto di qualità rilevante, nel quale la menzogna è presentata come un merito (“mentre negoziavamo, abbiamo ucciso i negoziatori”). Ora, questo pare troppo anche per chi ha il paraocchi e le torsioni dei giornalisti nostrani per giustificare l’ingiustificabile sono lì dimostrarlo.
Più che la rispettabilità mi pare che adesso sia in gioco l’intera credibilità degli USA e questo è un problema reale perché se con la prima ci puoi giocare a freccette, la seconda comincia a riguardare i mercati e l’economia globale. Questa è una partita aperta che rende il tutto davvero pericoloso.

THE END

No, non sappiamo come andrà a finire, come ho già scritto altre volte, fare previsioni per il futuro porta spesso a prendere enormi cantonate. Tuttavia una cosa possiamo dirla. Con l’apparizione dei 2 criminali abbiamo assistito ad una variazione enorme nel registro linguistico, sdoganando l’indicibile.
Per parlare ad esempio del nostro paese i giornali di destra sono molto spesso una caricatura tipo “Galeazzo Musolesi”, il personaggio di Bonvi, ma il “Riformista”, che di destra dice di non essere (e in effetti è ben al di là di qualunque definizione) è veramente un caso fuori da ogni paragone. È Il giornale dell’oscurità, una specie di mondo capovolto, dove l’umanità si è completamente dissolta. È anche difficile da descrivere, un mondo alternativo in cui si è dichiaratamente dalla parte del male e lo si rivendica.

Andrea Bellucci

[1] Michael Hardt, Toni Negri, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, Rizzoli, 2002.
[2] Henry John Temple, III visconte Palmerston “Noi non abbiamo alleati eterni come non abbiamo nemici perpetui: solo i nostri interessi sono eterni”.
[3] Ma rimando volentieri alla lettura dei lavori di Ilan Pappe.
[4] Otto Von Bismarck sembra dicesse che “Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte”.
[5] Frédéric Martel, Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media, Feltrinelli, 2010.
[6] Wikipedia non è una fonte ma la voce sembra fatta bene e rimanda alla bibliografia, quasi del tutto assente in lingua italiana https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_degli_Herero_e_dei_Nama