Dopo 41 mesi di governo Giorgia Meloni può dire di aver fascistizzato il paese con discrezione, somministrando un distillato immateriale di olio di ricino altrettanto efficace, anche se in una versione modernizzata negli effetti, favorita da una congiuntura internazionale nella quale prevalgono politiche conservatrici, da una situazione economica del paese deteriorata, ma non troppo, (malgrado il calo costante della produzione industriale), dall’assenza di un’opposizione politica degna di questo nome, afona sui problemi del paese e non dotata di un programma alternativo a quello del governo, completamente penalizzata dalla condivisione sostanziale delle scelte strategiche in politica internazionale.
Mentre la legislatura si avvia alla fine il governo sembra essere saldamente al suo posto a meno che l’esito sfavorevole del referendum sulla giustizia non ponga un primo intralcio alla sua politica e questo senza che esso abbia mantenuto nessuna delle 100 promesse preelettorali condivise da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati.
Contrasto all’Emigrazione
Meloni ha vinto le elezioni promettendo la soluzione del problema migratorio, considerato come la prima emergenza del paese dal suo elettorato. Su questo tema il governo ha attuato una politica bifronte: da un lato ha dovuto ampliare il decreto flussi a causa delle richieste degli imprenditori in crisi per la carenza di manodopera, anche se poi a causa dei meccanismi farraginosi con i quali il provvedimento viene attuato e dei numeri insufficienti non è riuscito a soddisfare la domanda. La politica repressiva verso i migranti ha invece funzionato, prova ne siano i tanti morti di Cutro o i tanti cadaveri spiaggiati sulle coste con le grandi mareggiate di febbraio e questo mentre continua il finanziamento dei Lager in Libia e restano vuoti quelli monstre in Albania con dispendio di più di un miliardo di euro.
La verità è che il governo non vuole affrontare il problema della regolamentazione del mercato del lavoro al quale lo sfruttamento dell’emigrazione clandestina è funzionale. La presenza di un mercato del lavoro alimentato da migranti non in grado di regolarizzare la loro posizione e quindi di essere regolarmente assunti, permette di mantenere basso il costo del lavoro complessivo e di attingervi offrendo lavori precari e mal pagati a questo esercito industriale di riserva, soprattutto destinato e necessario ad alcune attività connesse all’agricoltura come la raccolta dei pomodori, quella dell’uva o delle mele e di quant’altro richieda una manodopera non specializzata. E non si tratta di lavori stagionali perché questo tipo di manodopera viene impiegata anche nelle coltivazioni di serra sempre più diffuse. Non solo ma anche lavori che richiedono grande fatica come la cantieristica o l’edilizia, lavori ad alto tasso di incidenti sul lavoro assorbono questo tipo di manodopera e quindi regolarizzarla non conviene economicamente. Una politica del Lavoro che preveda la creazione di centri di selezione nei paesi di partenza, un’attività di formazione e un’assunzione regolare sarebbe un calmiere efficace al fenomeno strutturale dell’emigrazione prodotta dalle guerre, dai disastri climatici, dalla fame.
Ma il governo non si è dimenticato dei lavoratori che hanno un rapporto di lavoro regolare risolvendo a suo modo il problema della chiusura di alcuni contratti scaduti da molti anni, come quello dei Ministeriali, scegliendo come interlocutori sindacale la Cisl e l’UGL per concludere contratti separati, rompendo l’unità sindacale.
Il Governo ha attuato il taglio del cuneo fiscale, rendendolo strutturale, ma ha provveduto annullarne gli effetti attraverso le modifiche delle aliquote fiscali e dei pur miseri aumenti contrattuali così che i lavoratori hanno dovuto subire a fronte di un aumento nominale una riduzione reale del potere di acquisto dei loro salari che supera il 8,8%.
Di conseguenza sono aumentati i lavori mal pagati e le famiglie incapienti hanno raggiunto più di sei milioni di italiani mentre aumentano i frequentatori di mense collettive e gli spacci alimentari di solidarietà dove vanno i pensionati e coloro che, pur lavorando, non riescono a soddisfare nemmeno i loro bisogni alimentari perché percettori di salari infimi.
Il governo ha diligentemente provveduto ad abrogare ogni provvedimento riguardante il piano casa, raggiungendo così alcuni suoi obiettivi consistenti nel dare un aiuto ai palazzinari per incrementare il mercato immobiliare privato, colpire le giovani coppie desiderose di costruire un nucleo familiare, aggravando la disperazione non solo dei senza casa ma anche delle famiglie in condizioni di precarietà, potenziando gli sfratti non solo per gli inquilini morosi, ma anche quelli per fine locazione.
Che dire poi della politica verso i pensionati ai quali era stata promessa l’abolizione della Fornero e ai quali è stato dato un aumento di 3€ mensili e allungata l’età per raggiungere la pensione, peggiorando le stesse disposizioni della Fornero.
L’ossessione sicurezza
Ma dove il governo si è sbizzarrito nell’emanazione di provvedimenti a ripetizione è stato il settore della sicurezza, introducendo nel codice penale con ripetuti strumenti legislativi e decreti tra i 48 e gli oltre 60 nuovi reati, a cui si aggiungono numerose aggravanti, ipotizzando la repressione di qualunque comportamento di dissenso e protesta anche non violenta, fino a giungere alla prevenzione attuata mediante il metodo fascista del fermo preventivo e cautelare, ipotizzando l’eventualità dell’intenzione di commettere reato e cosi palesemente violando numerose norme costituzionali come il diritto di manifestare pacificamente e senz’armi o quello di circolare in tutto il territorio nazionale. Ad ispirare la maggioranza di governo sono state senza dubbio le leggi fascistissime che in altra forma e in altro contesto la premier
vuole riproporre facendo di tutto per far supporre l’esistenza e il clima emergenziale degli “anni di piombo”, forse per la nostalgia degli anni ai quali deve la sua formazione politica o più verosimilmente perché è rancorosa e cerca vendetta.
La misura che consentirebbe alle forze di polizia di trattenere persone negli uffici per un massimo di 12 ore per controlli preventivi in vista di manifestazioni o eventi, senza necessità del provvedimento di un magistrato, riproduce fedelmente l’attività della polizia fascista che tratteneva soggetti da essa ritenuti “sovversivi” preventivamente in occasione delle visite del duce o di gerarchi del regime.
Il disagio dell’opinione pubblica per i reati derivanti dalla cosiddetta piccola criminalità come, borseggi, furti, minacce con coltelli ecc., viene affrontata rivolgendo particolare attenzione ad alcune categorie di cittadini, considerate di per sé capaci di comportamenti delinquenziali come i nomadi o i migranti, oppure monitorati attraverso l’introduzione di strumenti elettronici di controllo come metal detector, telecamere e company, senza pensare a provvedimenti che tentino di rimuovere le cause come ad esempio l’introduzione dell’educazione affettiva a scuola, la realizzazione di strutture sociali e di aggregazione che permettano di affrontare il disagio sia giovanile che comportamentale. La risposta viene data con provvedimenti tipo il decreto Gaviano e i superstiti centri di aggregazione ancora presenti sul territorio vengono chiusi denunciando che vi si svolgono attività politiche sgradite al governo, facendo di tutto per stimolare ogni azione di risposta violenta a questi provvedimenti.
Perfino il problema dello stupro delle donne, reato sempre più frequente, viene affrontato con il piglio maschilista, proprio del ventennio, tanto che malgrado l’accordo fra maggioranza e opposizione per varare una legge che lo condanni in modo deciso, a tutela delle donne, questo viene tranquillamente disatteso, accampando critiche a riguardo della formulazione concordata. Né l’attacco alle donne si ferma qui, prova ne sia l’abolizione di ”azione donna” finalizzata a permettere la preventiva uscita dal mercato del lavoro di quelle di esse che dà più tempo svolgono lavori usuranti. Verrebbe da pensare che un governo che si richiama ai valori del ventennio sostenesse almeno la condizione di madre, anche ai fini di un provvedimento minimo di contrasto al declino non demografico. Ebbene no, il governo ha mantenuto l’IVA per quanto riguarda i prodotti destinati all’infanzia come pannolini e alimenti per neonati.
Istruzione e sanità
Un governo efficiente del paese, a fronte delle modifiche introdotte nelle attività produttive dalle nuove tecnologie dovrebbe essere preoccupato e introdurre nell’istruzione le innovazioni necessarie per consentire alla scuola di migliorare in qualità e quantità l’istruzione della popolazione. Viceversa la gestione del ministero dell’Istruzione e del cosiddetto merito è quanto mai opaca e priva dei risultati. Emblematico al riguardo l’esito della dell’innovazione voluta in modo congiunto dal ministro dell’Istruzione e del merito nonché da quello del Made in Italy: l’istituzione del cosiddetto Liceo del Made in Italy che brilla per assenza di opzioni da parte degli studenti e pur avendo richiesto un investimento miliardario, stenta a raccogliere quel minimo di alunni necessario al funzionamento di qualche sezione.
Che dire poi della militarizzazione della scuola e della gestione del corpo docente, con provvedimenti disciplinari che si sprecano, nella persistenza dell’assenza di docenti strutturati, nonché della crescente fatiscenza delle strutture scolastiche per rinnovare le quali non si è colta a dovere l’occasione del PNRR per reperire i finanziamenti necessari ad una edilizia scolastica bonificata e resa efficiente. Malgrado il calo demografico il sistema di istruzione del nostro paese produce ancora delle eccellenze, ma queste vanno ricercate in larga parte fra i 500.000 giovani che annualmente abbandonano il paese, alla ricerca di condizioni di lavoro migliori di quelle che l’Italia può offrire, e questo mentre a livello di massa l’abbandono scolastico cresce.
Ma uno dei punti più dolenti rimane il sistema sanitario nazionale, sempre più in crisi e sempre più assediato dalla sanità privata in crescita e sempre più finanziata da provvedimenti governativi che ne facilitano le attività, anche non ponendo rimedio ai disservizi del servizio sanitario pubblico e all’annoso problema delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie. Anche se la premier afferma di aver aumentato in valore assoluto il volume dei finanziamenti alla sanità e benché sia stato sottoscritto un contratto per il servizio sanitario nazionale che riguarda infermieri e medici concedendo un qualche ristoro stipendiale che tuttavia non recupera la distanza che li separa dai colleghi che prestano la loro attività in altri paesi dell’Unione europea le condizioni del servizio sanitario nazionale rimangono al limite del collasso.
Particolarmente grave la carenza di personale sia medico che paramedico, alimentata dal fenomeno degli abbandoni di molti addetti attirati dalle migliori condizioni di lavoro e retributive offerte da altri paesi dell’Unione europea.
Il marcato intervento strutturale e relativo al personale, dovuto alla carenza di risorse economiche destinate scioccamente al riarmo per sostenere la criminale e masochistica politica di finanziamento dell’Ucraina. Rischiano di privare la popolazione di questo servizio che contribuisce in modo rilevante all’erogazione del salario indiretto, costringendo sempre più persone a pagare pur di ottenere le cure necessarie.
Sostegno all’economia e allo sviluppo
Benché il governo possa mandare di avere tenuto i conti pubblici sotto controllo, applicando di fatto una politica recessiva e di riduzione dei consumi, esso è stato privo totalmente di una politica industriale ed economica di sostegno alla produzione. Le imprese sono state lasciate a sé stesse, non rinnovando gli strumenti di sostegno predisposti dai precedenti governi. Altrettanto dicasi della gestione delle crisi industriali che sono state aumentate e non sono state risolte in alcun modo. La cassa integrazione ha registrato una crescita significativa, con un aumento stimato intorno al 10%-22% rispetto all’anno precedente, segnando un forte aumento soprattutto nella componente straordinaria (+46% – +58%). Il fenomeno è trainato dalla crisi nel settore manifatturiero e dell’auto, in particolare nel Nord-Ovest. La produzione industriale è costantemente calata negli ultimi tre anni e quest’anno si attesta sul -0,2%.
Migliori i risultati dell’agricoltura che ha recuperato dopo il calo del 2023, pur affrontando criticità strutturali nei cereali (-7,1%) e nell’olio d’oliva (-5%). Anche se molte sono le incognite prodotte dalla possibile sottoscrizione del trattato del Mercosur e ancor più dalle aperture del mercato agricolo comunitario della produzione proveniente dall’Ucraina, benché questa non soddisfi i parametri comunitari in materia di tutela della qualità e dell’uso di diserbanti, crittogamici pesticidi e sementi geneticamente modificate.
A fronte di una situazione internazionale di contrazione dei mercati il governo avrebbe dovuto adottare misure atte a rilanciare il mercato interno per compensare la congiuntura negativa internazionale.
A fronte di tutto questo il governo non ha trovato di meglio che ricorrere alla formula cara ai Borboni: forche, farina e festa.
Così, mentre il paese si blocca nel seguire le Olimpiadi, alla presenza del Presidente della Repubblica, plaude alla presenza degli atleti israeliani sionisti genocidi e denuncia la tregua olimpica rifiutata dai cattivi russi dopo essere stati espulsi dai giochi dal comitato olimpico dominato dagli Stati Uniti e controllato dall’occidente.
Mentre il governo vara tranquillamente provvedimenti liberticidi per reprimere l’insorgente neoterrorismo ad opera dell’estremismo di sinistra.
Ma il governo si è dimenticato la farina, ovvero migliori condizioni di vita e di reddito per la popolazione.
La Redazione