Tra l’ignoranza e il disinteresse generale l’Italia si prepara ad andare alle urne il 12 giugno per le elezioni amministrative ad alcune importanti città e 5 referendum. Gli elettori sono più di 9 milioni ripartiti in 978 comuni, di cui 756 appartenenti a Regioni a statuto ordinario e 222 a Regioni a statuto speciale. Il capoluogo di provincia sono 26 e le città più grandi sono Genova Messina Monza, Padova Palermo, Parma, Piacenza Taranto e Verona. La campagna elettorale procede per ora sommessa, anche se manca meno di un mese al voto. Resta da vedere quali città andranno al doppio turno. In queste città a “sinistra” si sperimenta la collaborazione tra PD e 5stelle mentre a destra si guarda con interesse alla competizione tra FdL e Lega perché benché il centro destra si presenti alleato al di là dei sondaggi i due partiti misurano la loro consistenza elettorale.
Sembrano riscuotere maggiore attenzione tra le forze politiche i cinque referendum abrogativi in materia di giustizia promossi da Lega e radicali. In origine i quesiti presentati erano sei, ma uno è stato dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale. Sul tema gli elettori sono tuttavia disinteressati e Preoccupati dell’aumento dei prezzi, dalla guerra dal costo dell’energia e considerano i problemi della giustizia come cose di lor signori.
Tuttavia, per orientarsi scorriamo i cinque quesiti:
Il primo quesito propone di abrogare la cosiddetta “legge Severino” (ovvero il decreto legislativo) che in caso di condanna giudiziaria prevede automaticamente l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali. Per le cariche in enti territoriali la sospensione scatta già dopo la sentenza di primo grado. L’eventuale abrogazione eliminerà l’automatismo e quindi sarà il giudice a decidere volta per volta se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici. Insomma, la giustizia caso per caso!
Il secondo quesito è relativo alle indagini è stabilisce quando il magistrato può disporre la custodia cautelare (in carcere o in altre forme) di una persona investita da gravi indizi di colpevolezza, limitando tale possibilità al rischio di fuga o di inquinamento delle prove. Il referendum propone di abrogare la possibilità di reiterazione del reato
Il terzo quesito si ripropone di eliminare la possibilità che un magistrato passi dalla funzione requirente (la cosiddetta “pubblica accusa”) a quella giudicante e viceversa, per cui un pm resterà tale per tutta la sua carriera e non potrà diventare giudice e così all’inverso.
Il quarto quesito consente ad avvocati e professori universitari di partecipare alle delibere sulla valutazione professionale dei magistrati all’interno del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dei Consigli giudiziari territoriali che pronunciano. pareri sulle decisioni di competenza del Consiglio superiore della magistratura.
Il quinto quesito chiede l’abrogazione dell’obbligo del magistrato di raccogliere almeno 25 firme, fino a un massimo di 50, per presentare la propria candidatura al Csm.
Se le norme oggetto delle richieste abrogative risulteranno eliminate o modificate, sarà l’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione a valutare le modalità con le quali le decisioni potranno essere trasferiti sulle nuove norme e se i cambiamenti introdotti non saranno tali da far venir meno le ragioni dei proponenti. Se poi la “riforma Cartabia” sarà nel frattempo diventata legge prima del voto il quinto quesito decadrà in quanto di fatto identico a quanto dispone la nuova legge.
Poiché, perché la consultazione sia valida occorre che si rechi alle urne la metà degli aventi diritto più uno saremo quasi certamente di fronte a un nulla di fatto, per assenza del quorum.
In tal modo sarà sempre più delegittimato lo strumento referendario, i radicali avranno fatto finta di esistere, la Lega si sarà fatta un po’ di propaganda, e la riforma della giustizia, firmata Cartabria, peggiorerà ancora, se possibile, le cose, mentre i problemi veri del paese resteranno tutti irrisolti!
Ci vuole ben altro per recidere l’intreccio perverso tra politica e magistratura in un paese nel quale la sola soluzione che si prospetta è quella di costruire nuove carceri, mentre si evita di depenalizzare tanti reati puniti con il carcere, invece che con una sanzione amministrativa o la loro eliminazione e invece non si puniscono adeguatamente gli omicidi cosiddetti bianchi sul lavoro, continuando ad amministrare una giustizia di classe.
Il 12 giugno: un’occasione da non perdere per evitare le urne!