Ad azzoppare il Presidente degli Stati Uniti sono state le elezioni di medio termine. Ad azzoppare Berlusconi ha provveduto Berlusconi. Il satrapo di Arcore ha esercitato ancora una volta i poteri che si è conferito senza accorgersi che la situazione è mutata.
E’ in crisi pressoché irreversibile l’economia del paese, la politica recessiva di Tremonti produce disoccupazione e miseria, nella destra è emerso un pericoloso antagonista che si sta facendo spazio a gomitate per surrogarlo, per prenderne il posto, costruendo nel campo stesso della destra una classe politica relativamente nuova, destinata a spazzare via non solo gli oligarchi ex colonnelli di AN ma anche gli ex craxiani confluiti copiosamente nelle truppe berlusconiane e divenuteni l’asse portante. I reclutati da Berlusconi, gli uomini di Publitalia senza radici, se non quelle padronali, sono in gran parte destinati ad essere sommersi dalla storia. Ma non sarà la sinistra a seppellirli bensì la destra finiana.
E’ probabile che l’anatra italiana si sia sparato un colpo sulla zampa da sola a causa del suo priapismo compulsivo, continuando a violare ogni regola possibile, ad esercitare il potere fin che lo possiede, a perseverare nel governo criminale del paese.
L’uomo in maniche di camicia
Sembra che finalmente quel partito dal nome eternamente cangiante che fino ad ora ha raccolto la maggioranza dei voti a sinistra presenterà una mozione parlamentare per chiedere le dimissioni del governo e che vuole chiedere la riforma della legge elettorale.
Per quanto riguarda le dimissioni del premier va detto che la sottoscrizione della mozione di sfiducia sta avvenendo con la pavidità che li distingue Per quanto riguarda la legge elettorale se non è stata modificata neanche durante il Governo Prodi è stato perché si tratta di una porcata modellata sulla legge regionale toscana ancora in vigore, accettata nella speranza di approfittarne per governare il paese. Essa è frutto di uno stuolo di pensatori – costituzionalisti e politologi – decisi a facilitare con artifici tecnici il progetto di mettere insieme i resti di quello che furono PCI e DC e creare un cocktail di classi dirigenti, di oligarchi, e di culture che avrebbe dovuto dar vita al nuovo partito destra-sinistra post 1992. Se non che non solo le diverse componenti dei vecchi
partiti non erano amalgamabili, ma la sintesi impossibile di culture e principi valoriali e politici non si è verificata, oppure dove questo è avvenuto è stato un disastro che ha scontentato tutti.
Per arginare il progressivo sfaldamento di questo aggregato Veltroni è stato chiamato a liquidare l’estrema sinistra parlamentare, considerata un ostacolo al progetto del partito nuovo e lo ha fatto proprio utilizzando la tanto vituperata legge elettorale. Ma chi di legge elettorale ferisce poi perisce. E a banchettare sul cadavere della sinistra hanno pensato Berlusconi e i suoi, mentre i lavoratori e le classi subalterne sono stati
lasciati privi di una benché minima difesa e hanno subito l’attacco ai diritti dei lavoratori, i licenziamenti, ed è in forse allo stesso statuto dei lavoratori. Si è lasciato che il governo della destra facesse il lavoro sporco preparando il terreno all’asse Gambarino-Marchionne.
Il fatto è che il PD (ci pare che al momento si chiami così) è tra i partiti riformisti l’unico in Europa ad essere ancora un sostenitore convinto delle politiche liberiste, l’unico a non aver capito che per vincere bisogna guardare alle estreme piuttosto che al centro, non fosse altro che per il fatto che la crisi economica ha ridotto la consistenza della classe media. E che questa scelta di campo non può limitarsi solo al momento e alle
aggregazioni elettorali, ma bisogna fare una politica di rappresentanza costante degli interessi delle componenti sociali che si dice di rappresentare e delle quali si chiede il sostegno. Altrimenti c’è l’astensione, quel partito che Veltroni l’africano, ha mostrato non solo di non conoscere ma di non sapere nemmeno che può esistere.
Eppure se ne è reso conto perfino Obama che ha pagato la sopravvenuta sfiducia dei suoi elettori di sinistra!
E qui entra in gioco l’uomo con la camicia che si rimbocca le maniche, per dare l’impressione di fare qualcosa. Bersani cerca di ricreare a livello burocratico il partito che non c’è e si trova di fronte gli aspiranti oligarchi generazionali, i vari Renzi, Civati e soci, che sventolano i loro meriti anagrafici, nella speranza di sostituire dirigenti e parlamentari del partito, di un partito con sempre meno militanti ed elettori.
In realtà l’antiberlusconismo della sinistra ha una sola strada. Eliminare fino all’ultimo uomo e all’ultima donna appartenenti alla classe dirigente del PD. Avviare una gigantesca opera di riconversione valoriale, politica e umana di ogni militante ed elettore di questo partito, eliminando ambiguità, lacune, falsità, errori sia della cultura politica cattolica che di quel comunismo che riconosce come padri fondatori Gramsci,
Togliatti e Berlinguer, per non parlare degli Occhetto Fassino, D’Alema, Veltroni … e Bersani.
E’ il comunismo terzo internazionalista, un comunismo becero, è quello delle classi dirigenti che sotto il suo ombrello si sono formate sotto Stalin prima e poi nel Komintern filosovietico con la regia togliattiana: è questo passato che va buttato alle ortiche.
E’ il concetto stesso di egemonia che ancora caratterizza il pensiero e l’operare politico di costoro che va archiviato, l’arroganza per costruire forme nuove di rappresentanza degli interessi delle classi subalterne, disegnando un approccio diverso delle aggregazioni sociali, delle istanze rappresentative di base al rapporto con i livelli istituzionali e politici nel paese.
Dal Caimano a Fini
Gli entusiasmi e le alleanze tattiche con Fini e con il Centro democristiano portano acqua solamente a una nuova destra che – è bene ricordarlo – non si camuffa, ma si presenta per quello che è, preparandosi a esercitare una nuova egemonia, almeno ventennale, sul paese. Essa ha un programma, ha fatto delle scelte in economia e sul sociale, progetta un’alleanza tra ceti di tipo interclassista, avendo a disposizione un patrimonio valoriale rivisitato alla luce di nuove esigenze etiche e economiche. In una parola la destra si presenta con un programma e una strategia più adeguata ai tempi e che perciò può esercitare un’attrazione forte sull’elettorato.
Per contrastarla occorre elaborare programmi e soluzioni ai problemi, e fare questo collettivamente.
Noi, da comunisti anarchici, interessati alle attività sociali e agli organismi espressione dell’autonomia proletaria, stiamo dando e daremo il nostro contributo in organismi sindacali, in comitati di lotta, battendoci in tutte quelle mobilitazioni che non abbiano solo un carattere difensivo, finalizzate a progettare e costruire l’alternativa e a far crescere l’autonomia proletaria.
In assenza di queste iniziative c’è il rischio che il Caimano rivinca e soprattutto assesti il colpo finale alle istituzioni per fondare la Repubblica gerontocratica da lui presieduta, con alla corte Alfano, la Gelmini e Frattini, in attesa dell’arrivo di uno dei suoi figli. E questo anche se uno dei prezzi da pagare è la cessione alla Lega Nord di una parte del paese.
Se il suo progetto non riesce, finiamo nelle mani di Fini e dei fascisti rivisitati che lo accompagnano, sotto la tutela di una destra modernizzata che renderà stabile e consoliderà il dominio del capitale sul lavoro, la sottomissione dei proletari alla dittatura del padronato, offrendo in cambio la difesa dell’unità nazionale e dell’argine alla deriva leghista e ai peggiori aspetti del razzismo padano.
Per la sinistra parlamentare nessuna speranza, priva com’è di parole e programmi chiari sui grandi problemi del paese: occupazione e sviluppo, salario minimo per tutti, gestione del debito pubblico ed evasione fiscale, problemi istituzionali e deriva federalista dissolutrice, assetto idro-geologico del paese, privatizzazione dell’acqua, nucleare e politica energetica e, perché no…monnezza.
La redazione