ITALIANI CATTIVA GENTE?

In questi giorni ricorre l’80° anniversario dell’invasione della Jugoslavia. Una delle pagine più tragiche della seconda guerra mondiale.
Non è questo il luogo per riepilogare quei complessi e sanguinosi avvenimenti. Esiste ormai una copiosa bibliografia alla quale chi voglia davvero informarsi può rivolgersi.
Quello che qui ci preme sottolineare è come quell’evento, assieme a molti altri, nel quale l’esercito italiano (e non solo e non tanto il fascismo, inteso in senso lato) è stato un esercito invasore di un paese invaso, NON sia passato nella memoria collettiva.
Questo a fronte di una storiografia che ha prodotto migliaia di studi sul fascismo, che non ha eguali a livello mondiale. Ma quella storiografia non ha sfondato il muro del “senso comune”.
Purtroppo sul piano politico, gli ultimi 30 anni hanno visto una sempre minore capacità di tenere un minimo di “barra dritta” sui temi fondamentali.
Anzi, con la fine della c.d. “Prima Repubblica” tutto è diventato negoziabile. E quelli che venivano definiti con disprezzo “repubblichini” sono stati rinominati, dalle stesse forze politiche che avevano usato con larghezza quell’epiteto, magicamente e strumentalmente “ragazzi di Salò”.
Così è quasi scomparsa dalla narrazione pubblica l’idea stessa che l’Italia, quella di Mussolini, certo, ma anche e soprattutto quella del Re, abbia invaso altri paesi e abbia compiuto crimini del tutto paragonabili a quelli nazisti, seppure in scala diversa considerata la diversa capacità offensiva (dovuta a motivazioni tecniche e non
certo di volontà).
Le celebrazioni memoriali della seconda guerra mondiale nel nostro paese ci vedono solo come popolo di vittime o, al più, di estranei alla “barbarie” nazista. Il 27 gennaio si ricorda la liberazione di Auschwitz. Una realtà lontana, nella quale i protagonisti sono tedeschi e le vittime polacche ed ebree (ma tantissimi furono i politici soppressi nei campi di sterminio nazisti!). Mentre il 10 febbraio, una sciagurata legge “bipartisan”(secondo la neolingua del politicamente corretto) ha costruito una memoria letteralmente inventata staccando un pezzo della storia d’Italia e trasformando gli aggressori in vittime.
Delle responsabilità dell’Italia nelle leggi razziali, nei massacri in Libia, in Etiopia, in Jugoslavia, dell’impunità dei nostri criminali di guerra (Roatta, Graziani e lo stesso Badoglio) nulla, o quasi, si ricorda.
Credo che nel panorama della storia mondiale sia molto raro che un paese ignori e in molti casi ribalti così il proprio passato. Neppure negli USA, seppure con grandissime difficoltà, ci si è astenuti dal parlare del genocidio dei nativi americani.
Responsabilità grandissime sono state quelle della “sinistra” che. nel gioco egemonico in cui la destra ha fatto “il suo” ha ceduto totalmente, trasformando la storia in una specie di menù alla carte dove si può assaggiare qua e là senza avere neppure più un qualche punto di riferimento.
L’antifascismo è diventata una specie di coperta di Linus sotto la quale non c’è più, o quasi, nessun elemento che faccia ricordare cosa sia stato il fascismo, quello vero. Una reazione di classe in cui le classi dirigenti e dominanti hanno ben volentieri ceduto il manganello per sistemare le questioni del primo dopoguerra.
Vero, Mussolini non si fece poi solamente condizionare e divenne lui il coordinatore. Ma non risulta che le categorie che lo portarono al potere avessero poi molto da lamentarsi e il loro cambio di carta avvenne solo a guerra perduta e la paura che la RSI gliela facesse (assai improbabilmente) pagare, in qualche modo.
Nel secondo dopoguerra i finanziatori, i supporter, e le classi dominanti passarono armi e bagagli nella Repubblica, troppo “importanti” per poter e dovere rispondere del ventennio.
Finito lo scontro di classe di massa, si è allentato anche tutto il resto e il fascismo nel senso comune, cioè nelle considerazioni generali, ha preso una strada opposta a quella della ricerca storica.
Ma se il comunismo è stato un enorme massacro del quale vergognarsi, se l’ultimo e unico orizzonte è quello del capitalismo come “fine della storia”, che farne di quella cosa ingombrante che è stata la resistenza?

Andrea Bellucci