La politica di Bergoglio

Dietro la sua immagine mansueta ed accattivante Jorge Mario Bergoglio continua a prendere iniziative fortemente innovative della politica Vaticana. Con l’incontro in Vaticano tra Shimon Peres e Abu Mazen non solo si è candidato al ruolo di principale mediatore tra i due contendenti ma ha colto l’occasione per farsi affiancare dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Ha voluto così rendere visibile l’unità di intenti tra l’oriente e l’occidente cristiano ponendo le basi per ricucire una divisione che data dal 1054 quando si verificò il grande Scisma d’Oriente o dei Latini.
Oggi le chiese cristiane devono essere unite per combattere da un lato la laicizzazione crescente nei popoli d’Europa e dall’altro per contrastare l’aggressività dell’islamismo, soprattutto in Oriente e quella delle nuove religioni in Sud America e in Africa. Tra gli alleati possibili Bartolomeo I è quello “naturale” sia perché Bergoglio è molto vicino alle Chiese di rito greco bizantino, sia perché il Patriarcato ecumenico è essenziale nella strategia di contenere l’espansione delle chiese autocefale d’oriente nell’occidente europeo, che avviene grazie all’emigrazione, sia per contrastare l’espansionismo della Chiesa Russa Ortodossa.
Un “matrimonio di interessi” dunque che vedrà presto il lancio di una innovazione clamorosa: la modifica della disciplina cattolica sul matrimonio e l’avvicinamento alle posizioni di quella ortodossa. Ma bisogna essere cauti per gestire questo viaggio e certamente Bergoglio, dietro i suoi modi affabili ma fermi lo é.
I laici dal canto loro devono stare attenti a non fidarsi di questo Papa, all’apparenza così mansueto, ma in realtà così determinato nel perseguire i suoi obiettivi.