Tra processo e prescrizione

Montesquieu racconta nel suo Voyage en Italie (Nordeaux 1894) di essere giunto a Napoli all’incirca nella primavera del 1729, e di avere avuto modo di constatare la presenza in città di circa cinquantamila tra avvocati – distinti dal tipico abito nero, dalla cappa e dal copricapo di paglia (cosi detti paglietta) – magistrati, ufficiali di giustizia, scrivani, per una popolazione di cinquecentomila abitanti. Di numeri eccezionalmente alti di avvocati, notai e figure professionali diverse che ruotano attorno all’attività dei tribunali parla anche Volkmann nelle Nachrichten, Historisch-(kritische Nachrichten von Italien.
Leipzig, (1770-71), puntualizzando che «Gli avvocati napoletani fanno gran ricorso all’eloquenza; i loro discorsi davanti al tribunale sono pieni di fuoco, ma di solito troppo ampollosi […] le varie istanze a Napoli ritardano le cause più a lungo che in altri paesi, perché qui ognuno puntualizza, si appella, e giudici e avvocati spillano danaro dalle saccocce delle parti senza che le cause vedano mai la fine»
A quanto pare nulla è cambiato per gli avvocati oggi in Italia. Rileva il CENSIS che tra 1995 e il 2017 il numero di iscritti all’Ordine degli avvocati è cresciuto di circa 160 mila unità, raggiungendo i 234 mila professionisti: un incremento pari al 192%: ovvero quattro avvocati ogni mille abitanti, contro uno solo ogni mille del 1990.
Perciò il processo di lunga durata è funzionale agli interessi del ceto avvocatesco, interessato alla durata infinita dei processi. Tutto questo non deve essere estraneo alla manifestazione degli avvocati che hanno clamorosamente abbandonato l’inaugurazione dell’anno giudiziario in segno di protesta per l’abolizione della prescrizione.
È pur vero che soprattutto il processo penale andrebbe profondamente riformato per assicurare la massima rapidità di giudizio e perciò per capirci di più abbiamo chiesto a un nostro lettore, magistrato, di redigere la scheda che segue.
La redazione