Scuola della Repubblica: la guerra degli statuti

La guerra di posizioni all’interno di Scuola della Repubblica, continua in vista dell’assemblea del 6 settembre che dovrebbe finalmente far incontrare le parti, considerato che fino ad ora il confronto si è consumato in gran parte su un intenso scambio di e-mail. Al pari della “Guerra dei Roses”, anche in questo caso le parti si amano (si stimano) e sembrano avere fini comuni, ma conducono una guerra senza quartiere fatta di verbali di assemblee che non si trovano, lettere di convocazione, testi di improbabili Statuti, deleghe rilasciate in occasioni lontane e chi più ne ha ne metta. Il tutto senza accorgersi, o meglio senza voler vedere, che qualora la modifica di Statuto ci fosse stata questa avrebbe profondamente modificato la ragione sociale dell’associazione, sancita dall’atto di fondazione che ne faceva una associazione di associazioni e non un’associazione di individui o una struttura mista di associazioni e di individui, quale sarebbe a seguito dello Statuto modificato.
Come i Roses, i membri di Scuola della Repubblica, lottano per il possesso esclusivo della casa, senza accorgersi tuttavia di quanto lessa sia in rovina e quanto sia ridotta al fantasma di quella che era.

La scuola della Repubblica

La scuola della Repubblica stà per concludere la sua esperienza: la costante e progressiva riduzione di risorse per la scuola pubblica, gli effetti della “mala scuola” voluta da Renzi, la crescente fatiscenza degli edifici scolastici, anche per effetto della sottrazione alle Province delle attività di manutenzione degli istituti tecnici e superiori riducono sempre di più in qualità e quantità le prestazioni della scuola. A ciò si aggiunga una politica dissennata di gestione del personale per il quale i problemi endemici del precariato rimangono irrisolti, al pari dell’adozione di una seria politica di reclutamento del nuovo personale. Ciò malgrado – se non altro che per motivi biologici – una parte sempre crescente del personale va in pensione e le nuove reclute non dispongono nella loro maggioranza di un patrimonio di lotte sulla qualità della scuola, impegnati come sono stati a dirigere la loro principale attenzione al problema del reclutamento e della stabilità del posto di lavoro.
Non va dimenticato che è proprio la stabilizzazione che consente all’insegnante di recuperare le energie e dirigerle ai contenuti dell’insegnamento; è la non ricattabilità sul posto di lavoro, l’essere di ruolo che gli/le permette di intervenire sulla gestione della scuola, di porsi il problema della laicità dell’insegnamento, dei contenuti culturali, del miglioramento dell’offerta formativa, della qualità del servizio.                                    Tutto questo è oggi sempre più difficile per ragioni oggettive, strutturali e si riflette sul ruolo sociale degli insegnanti che riescono con sempre maggiori difficoltà a far svolgere alla scuola riesce il suo ruolo di inclusione sociale, Tutto questo l’hanno ben capito alcune forze politiche che oggi attaccano la scuola attraverso l’attuazione dell’autonomia differenziata prospettando organici regionali, reclutamento regionale e retribuzioni differenziate in cambio di interventi sui contenuti degli insegnamenti e la modifica dei processi formativi, imponendo attraverso l’azione degli enti locali restrizioni nel godimento dei servizi, come ad esempio quello di mensa a riprova che solo regole nazionali valide per tutti costituiscono una garanzia ai diritti delle minoranze e all’applicazione dell’art. 3 della Costituzione del quale la scuola è uno dei principali strumenti di attuazione.

L’autonomia differenziata e la scuola

Gli echi di questi attacchi sono giunti anche all’interno di Scuola della Repubblica e proprio intorno alla risposta da dare a questo all’introduzione dell’autonomia differenziata e contro il rafforzamento dei poteri degli enti locali nella scuola si è consumato lo scontro tra le diverse anime dell’associazione. Intorno al tavolo di concertazione tra le diverse forze presenti nella scuola per opporsi al processo di ulteriore degrado dell’intero edificio della scuola pubblica, della sua unitarietà, si è consumato lo scontro di opinioni sul ruolo e la funzione delle organizzazioni sindacali confederali e su i contenuti di una comune strategia di azione contro gli intenti del Governo. In particolare la firma di una dichiarazione di intenti delle organizzazioni confederali, sottoscritta nella prospettiva del contratto è sembrata essere un cedimento del fronte comune e degli impegni presi. Da qui l’abbandono del tavolo di concertazione da parte dei rappresentanti di Scuola della Repubblica e l’assunzione di posizioni radicalmente anti confederali, non gradite ad una parte delle componenti dell’associazione; da qui il contrasto sui processi decisionali all’interno dell’Associazione rischiano di portare al suo scioglimento e che in ogni caso ne hanno paralizzato l’attività.
Anche se la crisi politica ha permesso di allontanare per il momento il problema dell’autonomia differenziata, tutte le questioni sollevate rimangono sul tappeto e richiedono, a nostro avviso, un’attenta riflessione per ora e per il futuro.

Sulla natura di un’associazione di associazioni

Nell’intento di giungere a una soluzione ragionevole dei problemi, occorre fare alcune considerazioni a partire dal fatto che un’associazione di associazioni è uno strumento non usuale in questa fase politica. La sua esistenza parte dalla considerazione che i portatori di interessi nella scuola sono molteplici: si va dagli insegnanti alle famiglie, dagli studenti al personale ATA, e perché no, alle associazioni dei Presidi e di lavoratori intellettuali, autori di testi, di saggi, ecc. che ruotano intorno al mondo della scuola. Inoltre la scuola è organizzata per cicli e per tipologie di istituti di formazione, ognuno di essi portatore di una propria specificità. Ecco perché le problematiche che percorrono il mondo della scuola sono estremamente differenziate e quelle salariali o professionali di un gruppo di insegnanti non sono meno importanti delle esigenze delle famiglie o degli studenti o di quelle di un particolare insegnamento.
Come ricomporre questo mondo cosi variegato e sfaccettato alla ricerca di obiettivi?
Scuola della Repubblica ha trovato la soluzione federando associazioni specifiche gruppi di interesse collettivi, facendo sì che l’apporto individuale di ognuno venisse dato e trovasse la proprio rappresentanza attraverso l’azione collettiva.
E’ per questo motivo che il voto individuale all’interno dei processi decisionali dell’associazione non può e non deve trovare posto. Altrimenti l’associazione finisce per riunire un gruppo di individui, come è in parte avvenuto con la crisi delle lotte e dell’azione politica. E allora si scatena la guerra dei Roses per tornare all’esempio. Allora nessun espediente è escluso pur di controllare i processi decisionali e si giunge a distruggere la casa comune pur di prenderne il controllo, non accorgendosi che nel frattempo la casa è andata in rovina e non sono rimaste che le macerie.

Scuola della Repubblica: associazione di massa.

Compagne e compagni, per favore, fatevene una ragione: Scuola della Repubblica è un’associazione di massa. Se avete nostalgia di un partito duro e puro, dove non ci sono compromessi tra posizioni diverse dove non ci sono mediazioni, sempre necessarie in un struttura pluralista qual è l’Associazione, fatevene una vostra, dove siete dirigenti e militanti, avanguardia e base, ma non impedite a gruppi e associazioni con sensibilità diverse di ricercare e confluire su obiettivi comuni, che nel loro insieme prefigurano un aggregato di valori e un diffuso sentire sociale, la cui Carta comune è costituita dalla Costituzione della Repubblica.                                                                 Se c’è qualcosa che può fermare la devoluzione delle competenze in materia scolastica alle Regioni questo non sono certamente le organizzazioni partitiche, stante le convergenze di partiti di orientamento diverso sulla realizzazione delle autonomie differenziate, ma solo un grande movimento di massa. Ma questo, per essere tale non può che essere pluralista e quindi avere la capacità di far convergere associazioni e aggregati tra loro diversi per composizione e sensibilità verso un unico obiettivo.
E’ questo il motivo che fa si che la purezza delle scelte ideologiche, l’intolleranza verso posizioni differenziate, la non disponibilità a ricercare e coltivare ogni ipotesi possibile di alleanza non possono essere trascurate.
Certo questo non significa mancare di chiarezza di analisi, non comprendere le conseguenze di posizioni diverse, ma un grande e composito movimento di massa si costruisce sulla diversità di opinioni e di sensibilità al proprio interno. Lasciate quindi che all’interno di Scuola della Repubblica continuino a convivere sensibilità e pulsioni diverse, non dimenticando l’adagio elementare che “L’unione fa la forza” e ricordando che la purezza delle posizioni e la logica di partito hanno sempre stroncato la crescita dei movimenti di massa, spesso uccidendoli nella culla.
Soprattutto per quanto riguarda la scuola la mobilitazione e la lotta, la partecipazione e il coinvolgimento delle sue diverse componenti, è la palestra che permette di far crescere la consapevolezza dell’importanza di partecipare, offrendo attraverso l’azione collettiva, l’opportunità di esercizio di quella ginnastica intellettuale, di quel rapporto dialettico tra posizioni differenti, che alimenta la consapevolezza e fornisce gli strumenti per svolgere il proprio ruolo di cittadinanza attiva dando concretezza a quel processo formativo delle coscienze che è compito primario della suola, permettendo l’individuazione di obiettivi condivisi ala grande massa delle diverse componenti della scuola.

Gianni Cimbalo