V(u)oto elettorale

0. Premessa

Sempre più spesso i risultati elettorali sfuggono alle più sagaci previsioni e sempre più spesso i leader che ne emergono non sfigurerebbero in un negozio di scherzi. Anzi, quando i sondaggi centrano il risultato ciò avviene perché il candidato ha tutte le caratteristiche dell’improbabilità, ma tanto solletica i gusti degli elettori, gusti che non paiono frutto di opinioni meditate o di convinzione ben radicate nelle coscienze. I comunisti anarchici non hanno mai demonizzato le elezioni, pur attribuendo ad esse un valore molto relativo, relegandole nella sovrastruttura, per utilizzare un termine di chiaro stampo marxista; ma proprio perché, poco marxisticamente, ritengono che la sovrastruttura non sia un puro riflesso del mondo della produzione e non in grado di interagire con esso, non escludono che “la politica” rivesta un ruolo nell’andamento della società. Ad ogni modo la comprensione degli andamenti elettorali è certamente un indice molto significativo degli sviluppi della comunità in cui si trovano ad agire e forniscano informazioni utili circa il progresso o più spesso l’involuzione della coscienza di classe.

1. Elettorato liquido

Il nuovo secolo ha mostrato una tendenza elettorale estremamente diversa dal novecento perchè le preferenze espresse tanto erano stabili allora, quanto volatili si mostrano ora. Milioni di voti cambiano padrone con rapidità impressionante. Tutto ciò sembra per certa pubblicistica un fenomeno inerente alle democrazie mature, laddove le famigerate ideologie non hanno più cittadinanza. È ovvio che togliere i paraocchi costituisce un indubbio vantaggio, ma quando, tolta la benda, si perde il senso dell’orientamento non si è più in grado di raggiungere alcuna meta, non si è certamente prodotto un miglioramento. In altre parole, se la fedeltà ad un partito al di là di qualsiasi verifica impedisce il dispiegarsi dello spirito critico e l’esercizio del proprio libero convincimento, ma l’assenza di parametri di giudizio rende gli individui preda facile delle tecniche più o meno sofisticate di cattura del consenso. Al ripetersi di posizioni di trincea che si spostano avanti ed indietro di pochi metri si è sostituito una pianura aperta ad ogni scorribanda, dove il più spregiudicato ha facile agio ad insinuarsi nelle coscienze prive degli opportuni baluardi, delle convinzioni profonde che ne guidino le scelte. All’elettorato fedele e stabile si è sostituito un elettorato ondivago, preda delle più subdole forme di convincimento, anche se quanto viene ad esso propinato non ha il minimo addentellato con la realtà. Complice di questo andamento è senza alcun dubbio, per quanto riguarda in specifico la dissoluzione dei partiti riformisti, il loro allontanamento dalla propria identità storica, il loro matrimonio con le teorie liberiste (da Blair in poi), la miope gestione dell’esistente senza un respiro minimamente strategico volto al più timido cambiamento, fattori tutti che sicuramente hanno disorientato il loro tradizionale elettorato.

2. Come viene controllato

È la propaganda ad aver preso il posto dell’ideologia; per questo non conta più niente il contenuto dei messaggi, ma quello che riveste importanza è solo il modo in cui si comunica. Da quando un attore di seconda fila è divenuto Presidente degli Stati Uniti d’America la degenerazione della comunicazione politica non si è più arrestata[1]. Hanno assunto preminenza i sistemi di comunicazione di massa; alla lettura si è sostituito l’ascolto; il messaggio breve ha sfrattato l’analisi; la semplificazione estrema, portata sino alla più becera banalizzazione, blandisce l’elettore, fidando sull’impoverimento del suo bagaglio culturale e chiamandolo a farsi un’opinione (altrui) col minimo sforzo di comprensione, anzi chiedendogli un’adesione fideistica. Complice di questa situazione è stata un’attenta strategia di degradazione dei sistemi d’istruzione, perseguita tenacemente per decenni, puntando alla formazione del consumatore, in luogo del cittadino consapevole dei propri diritti. E si sa che il consumatore è, per sua natura, permeabile al messaggio pubblicitario, affascinante e menzognero. È storia antica quella che insegna che un popolo ignorante si governa più facilmente di uno istruito.

[1] Occorre ricordare, a questo punto, la straordinaria preveggenza del situazionista Guy Debord che già nel 1967, scrivendo il saggio La società dello spettacolo, Baldini e Castoldi, 2015, individuò la degenerazione del mondo della politica verso un sempre più pronunciata tendenza alla personalizzazione e rappresentazione mediatica.

3. Le reti sociali

È ben noto che il ministro della propaganda del governo nazista Paul Joseph Goebbels sosteneva che una menzogna ripetuta con insistenza diveniva realtà; allora le comunicazioni di massa erano sostenute solo dalla radio. Nell’epoca delle  comunicazioni digitali la potenza mistificatrice delle false notizie è cresciuta esponenzialmente. Non ci sono solo quelle ad arte immesse nel circuito informativo, ma anche quelle che si generano e si propagano autonomamente, come le maldicenze delle comari, il famoso “venticello” di rossiniana memoria. Ma mentre le seconde nascono e persistono non sempre molto e spesso limitatamente nello spazio, le prime sono sostenute da potenti apparati e formano opinioni non semplici da estirpare. Il caso di facebook che ha venduto i profili dei suoi utenti alle società che si occupano di formazione del consenso è inquietante; in quei profili sono radiografati i gusti, le opinioni, i gusti sessuali, le idiosincrasie, gli svaghi, le abitudini, le paure di tutti coloro che vi postano i propri messaggi; la loro conoscenza permette di individuare i messaggi da inviare ai singoli per influenzare le loro scelte. Un’indagine giornalistica ha indagato sul voto pro Brexit di un piccolo paese del Galles, che era caduto in depressione dopo la chiusura delle miniere di carbone, e che si era risollevato grazie agli aiuti economici della UE: gli abitanti intervistati hanno motivato il loro voto con la paura dell’invasione dei migranti, quando l’unica persona non autoctona presente nel paese era un’anziana signora polacca, dimorante ivi da lungo tempo; la verità è che quella loro paura era stata alimentata da un incessante bombardamento allarmistico sul pericolo immigrazione che avevano ricevuto, nel periodo precedente al voto, sui propri telefoni e sulla proprie caselle di posta elettronica, ad opera di agenzie specializzate in quel tipo di operazioni. È facile immaginarsi da chi dette agenzie avessero ricevuto i dati ed i profili degli abitanti.

4. La forza delle panzane

Oggi va di moda dire “fake news”, ma la sostanza non cambia. Da sempre le campagne elettorali sono state improntate alla disseminazione di notizie prive di fondamento, non meno che di promesse presentate come facili da realizzare ed in realtà prive di pratica realizzabilità. Un’altra caratteristica è quella di contrastare gli avversari vomitando loro addosso le accuse più infamanti (“i comunisti mangiano i bambini); quindi nihil sub sole novum! Ma se vi è salto dialettico tra quantità e qualità, questo è stato ampiamente superato nell’ultimo trentennio. Quello che ha fatto lievitare questi fenomeni è ovviamente la diffusione via internet, di false notizie sia di produzione artigianale che di produzione industriale. Ancora una volta le prime spesso si sgonfiano o hanno vita entro circoli ristretti (ad esempio i “terrapiattisti”), le altre incidono pesantemente nelle scelte di molti concittadini. Joshua Green ha recentemente pubblicato uno studio sulle ultime elezioni presidenziali statunitensi (Il diavolo. Steve Bennon e la costruzione del potere, Luiss University Press, Roma 2019) in cui si narra l’ascesa di questo campione dell’estrema destra. Chiamato a organizzare la campagna di Donald Trump, rifiutò lo stipendio e puntò decisamente sui cosiddetti “duplici odiatori”, fanatici della rete informatica, concentrandone l’attenzione sull’immigrazione; gli effetti sono emersi clamorosamente in questa estate. Poi iniziò una campagna diffamatoria contro l’antipatica Hillary Clinton, riuscendo a smuovere il voto dei duplici odiatori, numericamente esigui, ma fondamentali per far vincere l’inetto imprenditore del mattone negli Stati chiave, che fu quindi eletto presidente, anche grazie al poco democratico sistema elettorale, pur ottenendo oltre un milione e trecentomila voti in meno dell’avversaria.

5. L’interazione forte

Questa sinergia tra disinformazione e mezzi potenti per diffonderla nasconde un substrato da cui è impossibile prescindere e di cui occorre indagarne le cause: l’indifferenza della grossa maggioranza degli elettori nei confronti della vita politica, vista con distacco ed a volte fastidio, che si traduce poi all’atto del voto in una scelta non meditata ed effettuata sull’onda delle impressioni o delle pressioni subite. Non sono
scomparse le classi sociali, ma è la coscienza degli individui all’appartenenza ad esse che è svanita; ovviamente questo riguarda le classi subalterne, ché gli appartenenti all’alta borghesia e i padroni sono ben coscienti degli interessi da perseguire e di quali partiti politici fidarsi per il loro conseguimento. Classe e coscienza di classe non hanno mai conciso, ma lo scollamento tra i due termini oggi è divenuto drammatico, dando adito ad adesioni impulsive, basate su spinte individualistiche e su immaginazioni abilmente alimentate. Dei partiti non si conoscono più, e non interessa neppure più conoscere, i programmi politici e le visioni sociali, ma si condividono i facili slogan, le frasi ad effetto, la fascinazione del leader di turno, l’orecchiabilità delle parole d’ordine.

6. I casi estremi

Il caso, già citato, del Galles è evidentemente un caso estremo, ma non è l’unico. L’innamoramento dell’elettorato per il primo venuto, meglio se giovane e sconosciuto è un frutto della potenza mediatica e della scomparsa dei parametri di giudizio, bollati spregiativamente quale “ideologia”. Nel 2013 in Italia l’ascesa del “nuovo” Renzi portò molte sezioni tradizionalmente provenienti dai duri e puri militanti del PCI a votarlo
massicciamente, nonostante fosse chiara, ma poco diffusa la conoscenza della, la sua provenienza democristiana. In Francia l’outsider Macron in pochi mesi sbaragliò i partiti tradizionali, solo grazie al fatto di costituire una novità nel panorama politico. Nel 2018, sempre in Italia, uno sbarbatello, senza arte né parte, ebbe un successo elettorale imprevedibile in quelle dimensioni. Che poi l’elettorato rimanga deluso ben presto dalle scelte fatte, non comporta alcuna riflessione, continuando in tal modo ad inseguire il personaggio mediatico che di volta in volta viene dato in pasto ad una congerie di votanti distratti ed infastiditi dalle delusioni precedenti, destinati così a ripetere i propri errori.

7. Gli eventi quotidiani

Anche la percezione di quel che ci circonda viene ottusa dalla propaganda. Ancora una volta il Galles è un caso emblematico, ma tutt’altro che isolato. Gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine; basti citare alcune occasioni. I dati ci dicono che i delitti della microcriminalità sono in costante diminuzione, ma cresce la sindrome dell’insicurezza. I migranti sono divenuti fondamentali per la vita economica e sociale e più lo saranno soprattutto nei paesi a bassa natalità, la percentuale delle loro presenze non è in crescita, ma si teme l’invasione e la “sostituzione etnica”. L’attenzione viene concentrata sulle poche navi delle ONG che attendono al largo di sbarcare le persone salvate in mare, mentre i piccoli sbarchi continuano senza sosta e gran parte degli
irregolari arriva via terra dai Balcani. Nonostante l’economia incespichi, le multinazionali e le finanziarie stiano abbandonando l’Inghilterra, la gran Bretagna rischi la deflagrazione, le prospettive di sviluppo siano catastrofiche, molti inglesi (non si sa se la maggioranza, ma comunque una quota consistente) continuano ad ascrivere i propri guai all’UE ed a volerne uscire anche senza alcun accordo.

8. Nascita e morte dei partiti

Quando nel 1993 Berlusconi fondò un partito che pochi mesi dopo vinse le elezioni, pur se anche in quel caso la potenza dei mezzi di comunicazione, nella fattispecie la televisione, rivestisse un ruolo fondamentale, la situazione era molto distante dall’attuale; c’era un assetto politico in dissoluzione e la neonata Forza Italia raccoglieva l’eredità delle formazioni tradizionali centriste e moderate travolte dagli scandali. Un fenomeno come quello di Macron in Francia, pur nella similitudine dei tempi, è frutto invece dell’ansia del nuovo e del non sperimentato, alimentato da un’attenta campagna sostenuta dalle moderne forme di comunicazione. Vari miliardari statunitensi hanno tentato inutilmente l’assalto alla Casa Bianca fondando una terza forza esterna ai due cartelli elettorali da sempre disputantesi la presidenza; Trump ha scelto un via diversa, scalando il partito repubblicano dall’interno contro l’intero apparato storico che lo controllava ed il suo vento di novità, mediaticamente sostenuto, ha stravolto il partito nei suoi valori tradizionali e nei suoi sedimentati rituali.

9. L’esperienza non fa conoscenza

È difficile interpretare la realtà se neppure ciò che ci circonda può essere visto senza gli occhiali della propaganda. A ciò si aggiunga che la memoria degli eventi conosce un tempo di decadimento quanto mai breve, cosicché i politici di turno possono smentirsi a distanza di pochi giorni. Figuriamoci poi quanto possano contare le esperienze fatte molte anni addietro. Chi ricorda, ad esempio, che l’allora assessore al comune di Milano ed attualmente aspirante ai poteri illimitati, proponeva che negli autobus della sua città si riservassero i posti ai milanesi di provata ascendenza? Non a caso lo studio della storia perde sempre più quota nei programmi scolastici. È l’impressione del momento, la suggestione ben architettata che nell’oggi guida le coscienze, velando quanto il vissuto reale dovrebbe insegnare.

10. La dissoluzione delle coscienze

Friedrich Engels nel 1845 pubblicò La situazione della classe operaia in Inghilterra in cui descriveva la miserevole condizione di vita del proletariato inglese negli slum di Londra: case fatiscenti, malsane, con bagno in comune, fonti di promiscuità e di diffusione delle malattie. L’età vittoriana, auspici riformatori sociali quali William Morris, approntò una vasta campagna di bonifica, sviluppando la città verso l’esterno con la
costruzione di villette monofamiliari dotate del proprio giardino. Nella mente dell’artista urbanista c’era la visione di un progresso degli ultimi della società verso un vivere gradevole che concedesse anche a loro la possibilità di godere della bellezza. È per lo meno dubbio che eguale fosse l’intento delle classi proprietarie e del governo che ne era l’espressione. Il fatto è che la vita in comune era fomite di solidarietà e permetteva di mettere a fuoco gli interessi collettivi: gli slum erano il crogiolo della sovversione e della protesta sociale. La promiscuità fu combattuta con la santificazione del “pudore” nell’epoca della più dissoluta delle regine, mentre la ricollocazione dei nuclei familiari nelle nuove case individuali tese a spezzare i legami di classe che si erano instaurati, facendo ripiegare ognuno nei propri privati interessi.
I legami tra la condizione di classe e la coscienza collettiva degli scopi da perseguire per giungere ad una società giusta ed egualitaria non sono mai stati automatici e non hanno mai avuto uno sviluppo progressivo ed inarrestabile. Le azioni che la borghesia imprenditoriale ha messo in opera per impedire la saldatura tra la classe e la coscienza dei propri interessi storici sono stati molteplici e sempre, purtroppo, coronati da successo. In tempi più recenti l’aggregazione in grandi poli industriali di operai dequalificati e sradicati dalle proprie tradizioni, costretti ad emigrare ed a vivere in agglomerati periferici e spersonalizzati, ha creato una nuova miscela esplosiva generatrice di nuove lotte spesso molto radicali e la formazione di valori profondamente introiettati nelle coscienze. La frantumazione di questi complessi, con esternalizzazioni, delocalizzazioni, precarizzazioni, diversificazione dei contratti; la dismissione delle lavorazioni in linee di montaggio per far posto ad isole di lavorazione, disconnettendo tra di loro i reparti che residuavano nella fabbrica; l’abile manovra sui sistemi pensionistici, il cui scopo non era certo il risparmio, quanto la rottura tra le generazioni; il ricatto occupazionale, alimentato dall’arrivo di nuova forza lavoro e amplificato ad arte da un’attenta campagna mediatica; la contrapposizione tra lavori “garantiti”, con il loro connotato di un relativo benessere e di una parvenza di sicurezza sul proprio futuro e lavori precari; tutti questi sono stati fattori che hanno contribuito ad un nuovo ripiegamento dei singoli sui propri bisogni immediati, mandando in frantumi ogni concetto di solidarietà; non ha certo costituito un impedimento al verificarsi di questa transizione, anzi ne è stato una spinta importante, la sconfitta subita a livello di tutti i paesi industrializzati dal ciclo di lotte di ormai quasi mezzo secolo or sono, resa possibile dalla mala gestione della direzione riformista della politica e del sindacato.
A livello sovrastrutturale hanno contribuito alla costruzione di questa nuova società, senza memoria, senza obiettivi, senza legami tra gli individui, la scomparsa dei luoghi di aggregazione, il depotenziamento dei corpi intermedi, la moltiplicazione dei luoghi di incontro telematico, la diffusione di un clima di insicurezza sociale. Il punto di arrivo è il contratto individuale tra lavoratore e datore di lavoro, per altro già attivo in molte categorie dei servizi di ristorazione, nell’agricoltura, nel turismo e persino nell’industria.

11. Come ricostruire una coscienza politica

Scopo di ogni gruppo che intenda perseguire il raggiungimento di una società egualitaria e solidale è quello di portare la collettività a percepirne il bisogno e la fattibilità. Nella situazione sopra descritta ciò risulta impraticabile. Pensare di contrastare il cannoneggiamento quotidiano dei sistemi di disinformazione di massa è
pura utopia; non solo perché è ben difficile possedere un’altrettanta potenza di fuoco per far passare una vera e comprensibile informazione. Il punto cruciale è che, se la popolazione deve giungere alla nuova società consapevole dei propri interessi ed in grado di gestire in prima persona un assetto economico collettivo e corrette relazioni sociali, la via per giungervi non è l’indottrinamento; e le attuali forme comunicative non
consentono altro che l’indottrinamento e la supina accettazione del messaggio di turno.
Occorre ripartire dal basso, dal vissuto quotidiano, dalle condizioni materiali e reali che giornalmente vengono affrontate; solo questa azione capillare e di lungo periodo può consentire la riappropriazione della propria vita, l’individuazione dei propri reali bisogni, la coscienza che non c’è alcuno che possa risolvere i nostri problemi se non noi stessi e che ogni salvatore autocandidatosi è un millantatore da cui stiamo per essere circuiti, voglioso solo di curare i propri vantaggi ed il proprio potere. È vero, è una strada, o per meglio dire uno stretto sentiero, lungo tortuoso, costellato di retromarce e sconfitte, il cui punto di arrivo sembra farsi sempre più lontano ed irraggiungibile, ma non ha alternative, perché una rivoluzione nata sulle suggestioni apre le porte ad una nuova dittatura.

Saverio Craparo