La crisi irreversibile della Germania

Sassonia-Anhalt

Il 6 settembre ha segnato il ritorno dei nazisti nel lander tedesco della Sassonia-Anhalt, capitale Magdeburgo, 2.200.000 abitanti circa, una consistente emigrazione di siriani e soprattutto di ucraini, odiatissimi dalla popolazione locale, non perché in maggioranza bianchi, biondi e con gli occhi azzurri, ma perché godono di sussidi e fanno concorrenza ai tedeschi sul mercato del lavoro. La percentuale di migranti, benché non superi complessivamente il 9% come in altri lander della Germania Est, ha costituito uno dei principali motivi del voto perché impatta su una popolazione in larga parte composta da anziani (39.000 ucraini, di cui 31.000 con status ufficiale di rifugiati, che dà diritto a sussidi e facilitazioni, burocratiche e normative). La presenza dei migranti ha inciso sul mercato immobiliare facendo lievitare i prezzi delle abitazioni e sulla tenuta del welfare per quanto riguarda soprattutto la sanità, ha contribuito a mantenere bassi i salari. La contraddizione è costituita dal fatto che molti ucraini lavorano oltre che in campagna nelle strutture sanitarie e in quelle di assistenza agli anziani, contribuendo così, loro malgrado, allo sviluppo dell’insofferenza verso stranieri dei quali si ha bisogno ma ai quali si rimprovera di essere assistiti, con un trattamento privilegiato delle istituzioni pubbliche. Siamo di fronte alle medesime dinamiche che si sviluppano in Italia tra anziani e badanti. C’è da aggiungere che quello della Sassonia-Anhalt è un lander povero, rispetto agli altri, e che le principali attività sono quelle agricole e quella dell’industria chimica, che dopo avere trasformato il territorio in una discarica a cielo aperto, desertificando intere aree, ora lo sta abbandonando a causa del crescente costo dell’energia, delocalizzando verso l’estero. Il senso di abbandono pervade sia le campagne, sottoposte al “ricatto” della manodopera migrante, ma ancor più operai e classe media che vedono nel costo dell’energia la causa del loro malessere e della crisi dell’occupazione. Questo insieme di fattori ha fatto crescere una opposizione motivata e radicale al sostegno alla guerra d’Ucraina, posizione che nell’insieme spiega la partecipazione al voto di più del 77,8% e il successo elettorale non solo di AfD, ma anche dei “rossobruni” di Sahra Wagenknecht (SBW) che hanno superato la soglia del 5% e che si oppongono sia al sostegno alla guerra in Ucraina che al riarmo. La CDU, che dal 2002 governava il lander, ha dimezzato i voti. AfD ora dispone del 37% ma per governare da sola dovrebbe avere 42%.

Il peso elettorale del problema migratorio

Il problema migratorio, nodo centrale del programma elettorale AfD ha inciso notevolmente sul successo elettorale del partito. I dati sull’occupazione ci dicono che negli ultimi dieci anni, il numero di lavoratori autoctoni tedeschi è calato di oltre il 5% (40.000 unità in meno) e che l’apporto di circa 52.000 lavoratori stranieri ha finora evitato il collasso del sistema produttivo. ma la crisi economica tedesca ha portato, solo nel gruppo Volkswagen ben 50.000 licenziamenti e il tasso di disoccupazione nel Lander ad agosto 2026 si è attestato sull’8,2%: un dato nettamente superiore alla media nazionale tedesca (ferma al 6,5%). Ne viene che malgrado l’invecchiamento della popolazione (dalla riunificazione del 1990 ad oggi, la regione ha perso quasi un quarto dei suoi abitanti) e che rispetto a quelli che vanno in pensione, soltanto uno fa il suo ingresso nel mercato del lavoro a causa del ricambio generazionale iniziano a manifestarsi molti timori per la crescita della concorrenza esercitata dai migranti sul mercato del lavoro.
Mentre l’emigrazione siriana preoccupa relativamente da questo punto di vista ma desta allarme per la sua componente islamica quella Ucraina costituisce un fenomeno in essere e in crescita. Dopo una fase di stasi nella prima metà del 2025, gli ingressi nei centri di prima accoglienza sassoni sono tornati a salire a partire dalla seconda metà dello scorso anno e nei primi mesi del 2026. Questo incremento è legato anche all’allentamento di alcune restrizioni di viaggio introdotte dall’Ucraina, che ha portato a un aumento degli arrivi di uomini in età militare e nuclei familiari all’aumento delle naturalizzazioni.
Per questo motivo la gestione dell’accoglienza e i sussidi economici concessi ai cittadini ucraini sono stati al centro della campagna elettorale e costituiscono una problematica particolarmente sentita nelle regioni orientali della Germania in quanto generano una pressione sui servizi, forti sollecitazioni sul sistema scolastico locale e sul mercato immobiliare (scarsità di alloggi). Particolarmente vivo e il dibattito sui sussidi, prova ne sia che i ministri dell’Interno locali (inclusa la Sassonia) hanno chiesto a più riprese una revisione al ribasso degli aiuti economici per i nuovi arrivati dall’Ucraina, spingendo per un passaggio più rapido dai sussidi sociali (Bürgergeld) all’inserimento diretto nel mercato del lavoro.
Così la migrazione ucraina è diventata cruciale nella campagna elettorale e l‘AfD e il SBW hanno vinto perché hanno proposto una linea dura, che prevede il taglio dei fondi regionali dedicati e l’incentivo al rimpatrio, complice la fase di forte contrazione demografica e declino industriale, acutizzata dai recenti sviluppi politici di settembre 2026.
A tutto ciò si aggiungono le politiche ambientaliste delle UE e la creazione delle condizioni che hanno portato a questo risultato elettorale ci sono tutte.

AfD chiede il pizzo

Se queste sono le ragioni politiche strutturali che hanno determinato la vittoria di AfD c’è da aggiungere che la vittoria dei neonazisti porta con sé anche il resto del loro programma che è fatto di emarginazione e classi differenziali per i disabili, di purezza della razza e di espulsione (leggi reimmigrazione) dei cittadini non di sangue tedesco (una forma di inversione della legge del sangue che vige in Germania sul ritorno nel paese dei tedeschi della diaspora) e di molte altre delizie ripescate nella gerla del nazismo per riproporre sul piano internazionale una Germania egemone in Europa che rivendica un maggior spazio vitale a spese dei propri vicini.
I partiti della sinistra dovrebbero riflettere non solo sulle carenze dei loro programmi a proposito di emigrazione e di integrazione dei migranti, ma sulla scelta di aver lasciato il monopolio all’opposizione alla guerra Ucraina con conseguente dissanguamento delle finanze europee per finanziare un regime corrotto e liberticida ed erogare a più di un milione di ucraini sussidi statali. La Destra ha buon gioco nel sottolineare le notizie (censurate) che giungono dall’Ucraina che dimostrano inequivocabilmente il grado di corruzione e di degrado liberticida di quel regime, rendendo palese per tutti la futilità dei motivi che portano al sostegno dell’Ucraina, contro gli interessi materiali di ogni abitante degli Stati d’Europa.

Magdeburgo Pomerania anteriore

Il 20 settembre in Pomerania Anteriore, lander che confina: ad est, con la Polonia ad ovest con la parte del Land il Meclemburgo, a nord con il Mar Baltico e a sud con il Brandeburgo ha subito un drastico ridimensionamento con gli esiti della seconda guerra mondiale che ha comportato la cessione alla Polonia di Stettino che ne era la città più importante.
La popolazione totale del Land è di 1.573.685 abitanti con una età media di 48,1 anni (dati aggiornati al 2024) e una densità abitativa di circa 68-70 abitanti per chilometro quadrato, la più bassa di tutta la Germania. Si tratta di una regione nella quale, è in attività una delle più moderne acciaierie d’Europa, un’industria fortemente energivora, posizionata nella brughiera di Uekermünd, che beneficiava di energia a basso costo, perché a Lubmina nord del Land era posizionato il terminale tedesco del Nord Stream 1 e 2. Da qui la forte contrarietà al finanziamento della guerra di Ucraina e la richiesta di riprendere i rapporti economici e commerciali con la Russia, proposta cardine del programma elettorale della AfD.
Nel lander sono attivi due cantieri navali e a Greifswald opera un costruttore di imbarcazioni da diporto. Vi sono inoltre industrie ed aziende di alta tecnologia localizzate nell’area dell’ex Centrale nucleare di Lubmin nei pressi di Greifswald, città che ospita anche un polo di industrie tecnologicamente avanzate, in particolare nel campo delle biotecnologie. Greifswald, nonostante l’elevata e crescente disoccupazione, è considerato la fama di uno dei centri di maggior sviluppo tra gli Stati dell’Est.
Il turismo della Pomerania Anteriore con le sue isole di Rügen ed Usedom ha conosciuto, dalla riunificazione tedesca, uno sviluppo molto dinamico nelle isole di Rügen, Hiddensee ed Usedom e nelle penisole di Darß e Zingst. A Stralsund e a Wolgast.
Oggi nel Land lavorano circa 50.000 persone con un passato migratorio, considerate fondamentali dagli economisti per l’economia locale a causa dei bassi tassi di natalità. La crescita dei consensi per l’estrema destra è stata potenziata dalla presenza di gruppi di “coloni völkisch” (estremisti che acquistano proprietà per creare comunità isolate) e che sollevano interrogativi e preoccupazioni tra i residenti stranieri, soprattutto siriani e ucraini.
Nelle elezioni del 20 settembre AfD (Alternativa per la Germania): 38,2% dei voti – 32 seggi: SPD (Partito Socialdemocratico): ~35,5/36% dei voti – 29 seggi; Die Linke (La Sinistra): – 5 seggi; Bündnis 90/Die Grünen (Verdi): – 5 seggi; CDU (Unione Democratica Cristiana): sotto la soglia di sbarramento del 5% – 0 seggi, esclusa dal Parlamento regionale per la prima volta nella storia.
La maggioranza assoluta è fissata a 36 seggi. Con 32 seggi per l’AfD e l’esclusione della CDU, gli equilibri politici sono mutati; la precedente coalizione non dispone più dei numeri tradizionali per essere riproposta.
Siamo di fronte ad un evento inedito nella storia della Repubblica Federale – dove mai prima d’ora un partito dell’Unione (Cdu/Csu) è rimasto fuori da un Parlamento regionale – che potrebbe innescare imprevedibili effetti domino all’interno dell’Unione cristianodemocratica e dell’Unione cristianosociale, fino alla sostituzione in corsa del Cancelliere federale Friedrich Merz, i cui suoi indici di popolarità sono da tempo ai minimi storici e la cui autorità vacilla all’interno della stessa Cdu.

Berlino

A Berlino sono chiamati alle urne circa 2,5 milioni di elettori per eleggere la nuova Camera dei rappresentanti l’affluenza è stata del 73%, 10 punti in più delle precedenti elezioni: primo partito la Linke con il 25,7% dei voti con 47 seggi. La CDU 18,8% voti, con 34 seggi, AfD con 16,3 voti con 29 seggi; Verdi (Grünen): 14,3% voti, (seggi non specificati); SPD: 12,1% voti, con 22 seggi. La precedente coalizione di governo CDU-SPD ha perso la maggioranza, ridefinendo gli equilibri politici della città. Il minimo dei seggi dell’assemblea è fissato a 130 ed è molto probabile una maggioranza costituita dalla Linke, dall’SPD e con il sostegno di qualcuno dei partiti minori.
Ma la vera novità e insieme la titolare del successo è costituita dalla sindaca e dal suo programma. Elif Eralp, 45 anni, di origini turche, giurista, che ha superato l’esame di Stato in legge con un punteggio altissimo, figlia di un medico socialista e di una formatrice di infermiere, scappati da Istanbul nel 1980 con passaporti falsi, dopo il golpe dei generali, passati dalla Jugoslavia, fermatisi a Monaco: sarà la prima sindaca della Linke di Berlino, la prima figlia di immigrati turchi a ricoprire questa carica.
Decisamente su posizioni anticapitaliste. si è impegnata ad attuare il referendum del 2021, quando il 57,6% dei berlinesi votò a favore della «socializzazione» dei colossi del real estate. Si propone di socializzare anche Vonovia, che possiede 130.000 abitazioni nella capitale ed è quotata alla Borsa di Francoforte per un miliardo di euro affermando che deve finire che ogni giorno le aziende proprietarie di case fanno profitti «con i nostri affitti, con i nostri redditi, con il nostro lavoro».
Gli ostacoli non saranno pochi perché l’alleata naturale Spd è contraria a queste misure «socialiste». La Linke per ora promette che, sulla consultazione popolare, tirerà dritto: i grandi gruppi potranno possedere e gestire fino a 3.000 abitazioni, tutti gli altri immobili verrebbero trasferiti in una «proprietà collettiva». Una commissione di esperti, ha concluso che la misura sarebbe costituzionale; le stime sui costi variano da 10 ai 30 miliardi di euro. Si vuole così invertire la tendenza degli ultimi dieci anni, nei quali gli affitti dei berlinesi sono saliti del 77%, trasformando quella che era la capitale low-cost che attraeva come una calamita i giovani, i precari, gli irregolari, in una «quasi ordinaria» capitale internazionale. «Che cosa c’è di più democratico degli affitti sostenibili?», afferma Eralp. Specie in una capitale dove l’85% delle persone non ha case di proprietà.
Ispirata dal suo anticapitalismo e socialismo realizzato Eralp porta l’esempio di quanto tenta di fare Mamdani a New York: vuole proprio espropriare i grandi gruppi immobiliari, rendere la città sostenibile, pagabile, dicono i manifesti della Linke. A sostegno della propria campagna elettorale Eralp distribuisce nelle piazze pasti a 3 euro, un purè di patate, un panino, verdure e una banana: la social kitchen è un’altra delle idee.
In questo modo farete solo fuggire i capitali, ora che sono finalmente arrivati, dicono quelli della Cdu e la Berlino assennata e borghese, ma Eralp è una massimalista, improvvisatrice, votata in massa dai giovani, che in un anno ha raddoppiato gli iscritti, arrivando a 123 mila tesserati. Ragazzi di Berlino, in buona parte non operai, a Berlino, da sempre una città di sinistra.
Il grande sconfitto di queste elezioni è Friedrich Merz, che sembra inchiodato alla poltrona che occupa, ma la maggior parte della classe politica tedesca è convinta che prima o poi soccomberà rovinosamente, mentre il suo partito è impegnato a scavargli la fossa, il primo dei leader farlocchi, servi sciocchi e proconsoli degli Stati Uniti.

G. C.