OSSERVATORIO ECONOMICO

Serie II, n* 47, maggio 2022.

Afghanistan – In principio c’erano i diritti delle donne, che ora hanno perso quello di istruzione e sono tornate al burqa.
Ma le guerre non si combattono mai per nobili ideali, sotto sotto, e nemmeno tanto, quelli che contano sono gli interessi economici. Gli USA hanno perso una guerra ventennale (come già fu per l’URSS) e con essa non solo il controllo sul previsto e non realizzato gasdotto TAPI dal Turkmenistan all’India. Il paese è una miniera immensa di materie prime indispensabili alle moderne tecnologie ed ora ad esse si presentano le bocche fameliche di Russia e soprattutto Cina. (Cfr.: SISSI BELLOMO, Rame, ferro, litio e terre rare: parte la corsa al tesoro afghano, in Il Sole 24 ore, a. 157, n° 226, giovedì
19 agosto 2021, p. 3). Le risorse minerarie stimate superano i 3 miliardi di dollari e sono composte da ferro, litio, terre rare, petrolio, niobio, cobalto, oro, etc. India, Cina e Canada hanno già importanti contratti di sfruttamento, difficili da attuare per l’instabilità politica del paese e che sperano venga sanata dal nuovo regime talebano (e le donne?). Alcune enormi miniere a cielo aperto sono un pericolo per intere regioni dove hanno sede importanti monasteri buddhisti, che grazie ai talebani verranno sacrificati; guarda caso i Buddha di Bamiyan, fatti esplodere dai talebani nel 2001, erano proprio in uno di territori interessati alle estrazioni minerarie.
Eccellenze – Come ben si sa l’Italia vanta forti competenze nella posa dei cavi sottomarini. Non è un caso, quindi, che una ditta italiana, la Prysmian si sia aggiudicata la più grande commessa mai assegnata negli Usa per questo settore: il CVOW (Coastal Virginia Offshore Wind). Dei 1,6 miliardi di dollari stanziati per il progetto, ben 630 milioni saranno destinati alla Prysmian, mentre il restante sarà appannaggio del consorzio che ha partecipato alla gara, cui partecipa il gruppo Deme, leader nel settore degli impianti eolici offshore. (Cfr.: MATTEO MENEGHELLO, Prysmian, maxi commessa negli Stati Uniti: un piano per 630 milioni per cavi sottomarini, in Il Sole 24 ore, a. 157, n° 305, sabato 6 novembre 2021, p. 23).
Nucleare – Eccola alla fine! Sogin, (Società Gestione Impianti Nucleari, la società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare) ha completato la mappa dei siti possibili in Italia per ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari. La CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) ha una storia lunga e travagliata (https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/08/scorie-nucleari-la-storia-infinita-del-deposito-nazionale-25-anni-di-rinvii/1757029/), risalendo il suo concepimento al 1990, ma dal 2003 i vari governi succedutisi l’hanno tenuta nascosta, perché temevano la reazione delle popolazioni interessate, che non si sarebbero dimostrate particolarmente felici
di ospitare nel proprio territorio 90 strutture di cemento armato adatte a contenere 75.000 metri cubi di rifiuti a bassa radioattività. Infatti, mentre in Francia sono i territori confinanti con quello dove è collocato il deposito ad esser invidiosi dei vantaggi che la dislocazione crea agli ospitanti, in Italia si è sempre temuto la reazioni degli abitanti dei siti interessati; a voi la sentenza di quale sia la popolazione più saggia! Dall’anno scorso la mappa dei 67 siti prescelti è stata resa pubblica e si può consultare in: https://www.isprambiente.gov.it/it/evidenza/cnapi/cnapi-l2019ispra-fornisceriscontro-
alle-richieste-di-chiarimenti-del-ministero-dell2019ambiente#:~:text=valutazioni%20dell’ISPRA-,La%20Carta%20Nazionale%20delle%20Aree%20Potenzialmente%20Idonee%20(CNAPI)%20%C3%A8%20il,radioattivi%20e%20il%20Parco%20Tecnologico.
Brexit – Il partito conservatore britannico, guidato dal bellicoso scapigliato, è andato incontro ad una sonora sconfitta nelle recenti elezioni amministrative, fino al punto di perdere un collegio storicamente sicuro, quello di Westminster, appannaggio dei tory dalla sua costituzione nel 1964. Ovviamente l’intrepido guerriero che mette in gioco non la propria, ma la vita degli altri, ha cercato di minimizzare, come fa da tempo anche per la congiuntura economica attraversata dal suo paese, successivamente alla Brexit cui ha fervidamente contribuito. Il suo esecutivo si sforza di far credere ai suoi cittadini, che il tenore pietoso dell’economia britannica si un effetto prolungato della pandemia, ma i dati smentiscono la favoletta.

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Come si può bene vedere dal grafico sopra riportato (tratto da: NICOL DEGLI INNOCENTI, Brexit e inflazione: Regno Unito più povero, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 103, giovedì 14 aprile 2022, p. 14), mentre tutte le economie avanzate, ed il mondo nel suo complesso, dopo il crollo del 2020, certamente legato all’esplodere del Sars-Cov-2, hanno recuperato e superato il proprio livello di export antecedente, ciò non si può dire del Regno Unito. L’ultima novità è la crisi dei porti britannici, che si vedono evitati a causa delle lungaggini doganali, a favore dei porti irlandesi per sfruttare il passaggio più
semplice al Regno Unito attraverso l’Irlanda del Nord, sul cui statuto doganale si rimanda ad altro articolo in questo numero. Il 2022 sembra presentarsi come l’anno orribile: inflazione oltre il 10%, fiducia dei consumatori al livello più basso degli ultimi 50 anni, la sterlina in calo dell’8% rispetto al dollaro, PIL -0,2% in maggio (Cfr.: NICOL DEGLI INNOCENTI, Gran Bretagna del port Brexit: lo scenario «apocalittico», in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 138, sabato 21 maggio 2022, p. 9).
Boomerang – Chi paga le sanzioni? La risposta è ovvia: come sempre il popolo, quello europeo in particolare. Ma siamo sicuri che funzionino, e che come sostengono gli acritici di “sinistra”, che la Federazione Russa sia vicina al crollo? Intanto si è riaccesa nelle economie liberali una rinnovata fiammata di inflazione, tanto che tutte le banche centrali stanno alzando i tassi di interesse: prima fra tutti la FED statunitense (Cfr.: MARCO VALSANIA, La Fed alza i tassi di 0,50 punti l’aumento più alto da 22 anni, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 122, giovedì 5 maggio 2022, p. 3); e dopo molte altre banche
centrali di vari paesi ora tocca alla BCE (Cfr.: ISABELLA BUFFACCHI, Lagarde ora diventa falco Bce pronta al rialzo a luglio, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 129, giovedì 12 maggio 2022, p. 2). Le economie starnutano: Italia (Cfr.: MARZIO BARTOLONI, Imprese, produzione ad aprile -2,5%. Pesano guerra, energia e caro prezzi, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 125, domenica 8 maggio 2022, p. 9); gli Usa, hanno fatto segnare una contrazione dell’1,4% dei consumi nel primo trimestre dell’anno (Cfr.: MARCO VALSANIA, La Fed cit…) ed anche l’economia tedesca fa fatica. Gli ultimi dati segnalano una forte difficolta dell’economia Usa: lo rivelano le Borse che sono in recessione, tanto che il Nasdaq ha perso il 25% del proprio valore da inizio anno (Cfr.: MARYA LONGO, Wall Street in perdita a un passo dall’Orso: crescono i timori su Pil, utili e margini, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 137, venerdì 20 maggio 2022, p. 2; MARCO VALSANIA, Lo scivolone record dal 2001 porta l’Orso a Wall Street, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 138, sabato 21 maggio 2022, p. 5). Da l’altro lato il rublo ha quasi raddoppiato il suo valore rispetto al dollaro dall’inizio della guerra (https://www.milanofinanza.it/news/il-rublo-torna-alsuo-valore-pre-bellico-che-smacco-per-l-occidente-202203311002269244). Per quanto riguarda il PIL della Federazione le notizie scandalistiche parlano di un calo del 10% in questo anno di guerra, ma è sempre bene contestualizzare i dati.

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Come si vede la situazione non è così drammatica come si tenta di dipingerla: il famoso meno 10% è relativo al 2021, anno particolarmente felice e nel 2023 il Pil totale e pro capite si riallineano agli anni precedenti. C’è di che meditare.
Migliori? – Con una mano il Governo dà, con l’altra toglie. Allo sgravio fiscale concesso con la riforma dell’Irpef ora si fa seguito con l’aumento delle tasse locali per una larga parte di comuni in difficoltà finanziaria, il cui dissesto ricade così sulle spalle degli incolpevoli cittadini. L’ultima legge di bilancio permette a quei comuni di sfondare il tetto della tassazione dell’8‰ al 10‰. (Cfr.: GIANNI TROVATI, Comuni, nel salva conti deroga al tetto Irpef per 4,5 milioni di italiani, in Il Sole 24 ore, a. 158, n° 125, domenica 8 maggio 2022, p. 3).

chiuso l’11 aprile 2021
saverio