In occasione della 37839esima intervista (questa volta ad Oslo per fare lobbying, per ricevere il premio Nobel per la pace), Zelensky, forse non volutamente, ha ammesso che la fine sta arrivando. Come altro si spiega che alla domanda di un giornalista se l’Ucraina stesse perdendo la guerra, Zelensky risponde che NO, non stanno perdendo la guerra, ma stanno SOLO perdendo uomini, ma questo non è uno dei modi in cui una guerra di logoramento può terminare?
L’occidente è bombardato mediaticamente dal messaggio che l’Ucraina sta vincendo o che, alla peggio, la guerra è in uno stallo. A testimonianza, vengono citati successi come il recente bombardamento di San Pietroburgo dove gli ucraini hanno colpito una raffineria, un centro dati, un magazzino e danneggiato un paio di ponti. Ma consideriamo la quantità di soldi spesi (varie centinaia di droni dal costo di almeno 50mila euro l’uno); aggiungiamo che è stato colpito solo un deposito di carburante; che il centro dati è stato riattivato nel giro di minuti (causando qualche problema all’equivalente russo di Facebook, danno che forse non è stata nemmeno una cattiva cosa); consideriamo che i ponti sono sostanzialmente rimasti in funzione ed infine che da quando gli ucraini hanno preso di mira i magazzini russi, i grandi depositi sono stati svuotati, decentrando i punti di stoccaggio. Alla fine, il bilancio in termini finanziari (quello che conta in relazione alla possibilità di continuare una guerra) non è così favorevole all’Ucraina.
Rimane il fatto che qualche drone è arrivato a destinazione: passando da dove, dato che San Pietroburgo è lontana dall’Ucraina? Un esponente lituano toglie qualche dubbio, dichiarando che hanno trovato sul loro suolo un drone non identificato proveniente dalla Polonia: ah, queste nazioni del Patto di Varsavia sono sempre state pericolose (uh no!, gli stati Baltici – loro malgrado – facevano addirittura parte dell’Unione Sovietica). Seriamente: droni appartenenti a chicchessia se colpiscono la Russia partendo da uno o più paesi NATO si configurano o no come atto di guerra, non guerra ibrida, proprio guerra guerra? Chi è che soffia sul fuoco?
Al successo del bombardamento si aggiunge la famosa operazione Vivaldi con la quale uno dei battaglioni Azov (nazisti) avrebbe recuperato terreno nella zona di Lyman. Questo è vero, ma quali sono le città importanti (anche solo dal punto di vista strategico) che gli ucraini avrebbero ripreso ai russi? Mi sarei aspettato che gli ucraini, che tuttora pretendono che Kostantinivka non sia caduta, avrebbero strombazzato tale informazione. Non mi risulta però di aver sentito alcun nome. Infatti, le truppe ucraine non sono nemmeno riuscite a ripassare ad est il fiume Zherebets. Inoltre è utile ricordare una regola del gioco Risiko: se vuoi attaccare e sconfiggere un paese confinante hai bisogno di un numero di carri armati superiore di tre volte a chi difende, altrimenti non ce la fai. Il numero 3 non è stato messo a caso, ma è abbastanza coerente con la realtà della guerra: se sostituiamo la parola carro armato con soldato, si torna alle perdite umane, a cui ha fatto riferimento Zelensky. Per correttezza va detto che gli ucraini sono almeno riusciti a bloccare l’avvicinamento da est dei russi verso le ultime roccaforti del Donbass: Sloviansk e Kramatorsk. Ma ci sono altre direzioni per arrivare alle due città fortificate: a sudovest Dobropillja è caduta e questo permette, nelle settimane se non nei mesi a venire, un accerchiamento da ovest, bloccando o anche solo riducendo il rifornimento di armi, cibo, energia, rinforzi di truppe, etc.
Ora che la quarta stagione dell’operazione Vivaldi si è conclusa, si comincia a parlare di altri compositori: Bach e Wagner. Un suggerimento: ucraini, dategli il nome Cage: potreste ingraziarvi Trump dato che il compositore è americano e soprattutto per l’opera 4’33”, di silenzio, una scelta perfetta per salvare qualche vita ucraina.
Nel frattempo nella zona sud di Zhaporizhia, si è improvvisamente saputo che i russi sono arrivati a pochi khilometri a sud dalla città e sembra che i primi sabotatori russi stiano iniziando ad infiltrarsi. L’operazione in parte è avvenuta con truppe avio trasportate ed in parte a piedi attraversando una zona melmosa che è il residuo del bacino della diga di Kakhovka distrutta nel 2023. A proposito di melma, va ricordato che a breve inizia la Rasputitsa, la stagione del fango, quando quasi ovunque nell’Ucraina orientale diventa molto difficile muoversi. La scelta del tempo sembra sia stata molto appropriata per i russi: ancora qualche giorno e l’operazione sarebbe diventata impossibile.
Più in generale, i russi stanno disarticolando la principale raffineria ucraina, stanno danneggiando o distruggendo centinaia di locomotive, rendendo problematico il trasporto di qualunque tipo di merci; stanno danneggiando centrali di distribuzione dell’energia elettrica, al punto che fonti ucraine cominciano a paventare blackout TOTALI. I russi, inoltre si sono dimostrati essere in grado di distruggere i ponti sul Dnipro, cruciali per il passaggio di materiale bellico e vettovagliamenti dalla parte occidentale (da cui provengono principalmente via Polonia) verso la parte orientale dell’Ucraina. In particolare, nelle ultime settimane sono aumentati significativamente attacchi a centri dati, depositi e quant’altro nella parte occidentale dell’Ucraina che fino a poco fa era stata risparmiata. Il motivo sembra essere la messa in funzione del sistema di satelliti Rassvet, l’equivalente di Starlink che permetterebbe ad operatori localizzati in Russia di manovrare con precisione droni a grande distanza. Kiev, in particolare, è oggetto di attacchi. Abbiamo appena assistito al primo bombardamento aereo della città a partire dall’inizio della guerra. Segno evidente dell’aumentata potenzialità distruttiva russa, dato che le bombe sganciate dagli aerei sono molto più potenti delle cariche di esplosivo contenute nei droni. Inoltre l’attacco aereo è un’ulteriore testimonianza che le difese anti-aeree ucraine sono molto deboli (la metà dei Mirage ricevuti dalla Francia sono fermi a terra per la necessità di riparazioni).
A questo si aggiungono i missili ipersonici che sembra arrivino senza che le sirene di allarme siano in grado di avvertire la popolazione. La natura di questo problema non è chiara. Gli ucraini hanno accusato (e continuano ad accusare) gli americani di aver disattivato o ridotto l’efficacia di Starlink (si è scoperto che esistono Starlink e Starshield, il primo per ipotetico uso civile ed il secondo per uso militare). Gli americani negano di aver ridotto l’accesso agli ucraini, ma comunque riconoscono indirettamente l’accaduto, ma accusando il maltempo (in un’occasione). Data la quantità di fumo profluito sia da Zelensky che da Trump, non è facile districarsi. Senza pretendere di conoscere la verità, non è da escludere che si sia di fronte ad una difficoltà reale dovuta al tempo ristretto fra una rilevazione convincente dei missili (via satellite o radar) ed il lancio dell’allarme. In particolare i russi potrebbero ora essere in grado di lanciare i missili da basi installate direttamente nell’Ucraina occupata, accorciando i tempi di volo; oppure blackout dei servizi di internet potrebbero aver ritardato la diffusione dell’informazione. Alternativamente, non possiamo al momento escludere che Trump stia effettivamente, seppure in modo intermittente, riducendo l’aiuto per forzare Zelensky ad accettare soluzioni diverse dal recuperare tutti i territori, Crimea inclusa, entrare nella NATO ed entrare nella UE (più una fettina…).
Zelensky è diventato talmente arrogante che in una precedente intervista, la 37808, ha fatto gentilmente notare che in caso di sconfitta, gli europei si devono aspettare l’invasione di una ventina di milioni di ucraini (sostanzialmente tutta la popolazione rimasta). Come al solito, l’orchetto esagera con i numeri, ma la sconfitta dell’Ucraina creerebbe (creerà) problemi molto seri. Da una parte, un nuovo flusso di ucraini sarà una garanzia di successo per l’AFD; dall’altra, dovremmo ricordarci delle armi e munizioni che sono piovute sull’Ucraina e di cui si è perso il controllo. Dove sono andate a finire e/o dove andranno a finire? Gli americani fornirono molti missili Stinger ai Talebani, quando erano amici che combattevano i russi e quando cominciarono loro a combattere i Talebani, i missili diventarono un problema. In generale, gli europei (e anche gli americani) hanno fornito armi su armi, soldi su soldi, senza preoccuparsi minimamente della loro destinazione finale; chissà se ci sono evidenze di corruzione che mai sarebbero state tollerate nei paesi dell’UE.
Risultato: l’orchetto verde, puntuale come la morte (di ucraini e russi), si presenta con richieste crescenti di finanziamenti aggiuntivi. Un anno fa chiedeva 90 miliardi per coprire le necessità del 2026 e 2027. Il 2026 non è ancora finito e ora chiede 70 miliardi aggiuntivi per il solo 2027. È gentile, perché afferma che il bilancio ucraino necessita di 150 miliardi, ma lui ce ne chiede solo 70. Poi dobbiamo capire che ha vari problemi: la spedizione (per posta aerea) di migliaia di droni in Russia costa; poi ha difficoltà a vendere il grano ucraino perché il porto di Odessa è bloccato e non si trova un idraulico per ripararlo; la produzione siderurgica è molto ridotta, causa il bombardamento dell’impianto principale e l’esportazione è impedita di nuovo a causa dei blocchi portuali. E poi, cosa saranno mai 70 miliardi di Euro: 156 Euro a testa all’anno per ogni cittadino UE: poco più di 2 birre al mese, inclusi bambini, astemi e chi non paga le
tasse. Ah già, ci sarebbe da aggiungere la spesa maggiore per la benzina ed il riscaldamento, dovuta alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento decisa dalla von der Leyen che ha voluto tagliare le tube di Falloppio alle donne europee, eliminando la Russia dal pool dei possibili fornitori. Da ricordare che la diversificazione verrà completata a gennaio, quando l’acquisto di gas russo sarà completamente proibito; sì, perché al momento, mentre gli stessi europei che si indignano per l’accordo per la vendita di gas russo agli USA, acquistano di nascosto il gas russo per sopravvivere e si inginocchiano agli americani, prelevando milioni di tonnellate di gasolio dalle loro riserve (peraltro basse) per calmierare il prezzo del diesel. Insomma, l’importante è inventarsi ogni volta una spiegazione ad hoc, senza preoccuparsi di connetterle fra loro, contando sulla memoria corta degli elettori.
Tornando ai 70 miliardi, sarei curioso di capire come verranno trovati. Già i 90 miliardi dell’anno precedente sono stati e sono tuttora un rebus. Si era inizialmente parlato di emettere buoni da collocare sul mercato. Ma chi avrebbe mai comprato i buoni, a meno che gli Stati europei non garantissero il rimborso del prestito (bisogna ricordare che è un prestito che verrà rimborsato quando la Russia avrà perso la guerra), grazie a… nuove tasse. Nessuno ha avuto il coraggio di farlo e sono curioso di sapere come andrà a finire: raschiando il barile dei fondi europei? Troppo pochi secondo me; per ora la Germania ha contribuito con una parte del proprio bilancio; forse anche altri Stati lo stanno facendo, senza dirlo, in modo da ritrovarci un paludo non appena sarà impossibile nasconderlo.
Comunque i 70 miliardi sono un nuovo capitolo di spesa. Infatti, si sente nuovamente rumore di appropriazione degli asset russi congelati. Come già argomentato l’anno scorso, sarebbe una mossa suicida ed il Belgio, sede di Euroclear dove i fondi sono depositati, se ne è ampiamente accorto. Ciò però non impedisce la formulazione di idee fantasiose (leggi illegali) come quella di spostare i fondi da Euroclear ad un’altra struttura da inventare, di cui siano responsabili i paesi UE collegialmente, per poi fare il furto, visto che il Belgio da solo non ci sta. Sarebbe come dire che io metto i soldi in banca, la banca presta i miei soldi ad una terza parte che li sperpera e poi (la banca) mi viene a dire che non è colpa sua, perché non sono loro che hanno fatto il furto.
Completiamo questo riassuntino, rinfrescando la memoria sullo stato della democrazia in UE ed in quel faro di civiltà che è l’Ucraina. C’era una volta l’addetta stampa di Zelensky, tale signora Julia Mendel, che lasciò il suo incarico poco prima dell’invasione russa, scrivendo in modo positivo sulla sua esperienza, oltre ad esprimersi ripetutamente in modo negativo sull’invasione stessa e sulla necessità per l’Ucraina di reagire all’attacco. Passano gli anni e la signora nel 2025 comincia a sostenere che ormai sia meglio per gli ucraini cercare un accordo con i russi, considerata la quantità di ucraini che sono morti e stanno morendo e quelli che sono scappati e forse non torneranno, quindi di fatto facendo morire l’Ucraina. Recentemente, la signora Mendel era stata invitata per una presentazione delle proprie idee davanti al Parlamento della UE. Neanche il tempo di organizzare l’evento che l’orchetto verde decide di sanzionare Julia Mendel per propaganda russa. Risultato, la signora Roberta Metsola, presidentessa del Parlamento, impedisce l’accesso di Julia Mendel (su che base legale? L’azione di un paese non UE?). Ma AfD si mette di traverso e riesce a fare in modo che venga almeno trasmessa un’intervista con Julia Mendel. Morale della favola? Trovatela da voi.
A proposito, Julia Mendel ha lasciato l’Ucraina per… la Russia? No, per gli Stati Uniti; d’altra parte Trump è alleato di Putin, un alleato che fornisce informazioni all’Ucraina per bombardare con precisione le raffinerie russe. In altre parole, l’Ucraina gioca il ruolo del domestico Kato dell’ispettore Clouseau che lo attacca di sorpresa per tenerlo in allenamento.
Antonio Politi