Elezioni di midterm: una cartina al tornasole

Stando ai sondaggi, sembrerebbe che i repubblicani possano perdere il controllo di una o addirittura di entrambe le camere. C’è però una variabile che pochi stanno prendendo in considerazione: brogli che possano alterare o perfino invalidare le elezioni di mezzo termine. In occasione delle elezioni del 2020, Trump istigò una mezza rivolta, quando si accorse di averle perse; furono azioni dell’ultimo minuto da parte di uno che era sicuro di aver vinto. Questa volta è diverso, non si troverà impreparato se le cose si mettessero male; non ci sarà un vice presidente che non lo segue nelle azioni, non ci sarà un procuratore generale che preferisce dimettersi. Questa volta ha fatto di tutto per mettere nelle commissioni elettorali (incluse quelle che convalidano il funzionamento delle voting machines) il maggiore numero possibile di membri che si sono distinti nel negare la validità delle elezioni del 2020.
A questo si aggiungono le numerose modifiche dei confini dei distretti elettorali (in inglese esiste perfino una parola per definire l’azione: gerrymandering) in modo da facilitare l’elezione di repubblicani.
Sforzi sono stati fatti per eliminare dalle liste i nomi di cittadini che non avrebbero diritto di voto perché non in possesso della cittadinanza. Un’iniziativa apparentemente corretta, ma dovremmo, tanto per cominciare, notare che agenzie indipendenti come l’Heritage Foundation hanno trovato non più di un centinaio di errori in 25 anni di elezioni; ma non importa, perché secondo Trump centinaia di migliaia di non-cittadini votarono nel 2020 e l’Homeland security office gli dà spago, affermando che esistono 278mila non-cittadini, registrati erroneamente (guarda caso tipicamente in distretti dove i democratici vincono). Partendo da questa assunzione, avevano iniziato a creare un database federale, incrociando informazioni elettorali con dati personali che NON dovrebbero essere richiesti. La Corte Suprema lo ha proibito in base ai Social Security e Privacy Act del 1974. Ciò però non ha impedito ad alcuni organismi di “controllo” di incrociare dati per concludere in modo surrettizio se qualcuno abbia o meno il diritto di votare.
Di conseguenza può capitare di eliminare donne che hanno cambiato nome rispetto al momento in cui acquisivano la cittadinanza. Un altro problema è che un nominativo può non apparire nella lista della Social Security Administration, perché questa non è aggiornata. Se le cose non tornano, spesso vengono contattati i singoli individui, chiedendo documenti aggiuntivi e si può star certi che molte persone, vuoi per ignoranza, vuoi per mancanza di soldi (i documenti costano), vuoi perché si sentono tormentati, non rispondono ed il loro nome scompare.
E se tutto ciò non bastasse, Trump sta preparando una serie di opzioni. Intanto ricordiamo che tuttora è in corso una diatriba con gli uffici elettorali della Fulton County in Georgia, per cui l’FBI ha fatto irruzione appropriandosi di centinaia di urne con la scusa di ipotetiche irregolarità. È facile prevedere che casi come questo potrebbero essere non isolati se le votazioni si mettessero male. A questo va aggiunto che le prime commissioni che dovrebbero certificare i voti sono state riempite di lealisti a Trump (non era e non è necessario manipolare tutte le commissioni; è sufficiente avere il controllo nei casi che si sa in anticipo essere critici). Al riguardo, aggiungiamo anche il fatto che l’approvazione ultima dei risultati elettorali viene fatta dal Congresso attualmente in carica, a maggioranza repubblicana.
La Casa Bianca sta lasciando aperta la possibilità di schierare l’Immigration and Customs Enforcement (il famigerato ICE), spendendo 113,5 miliardi di dollari (aggiuntivi) per schierare gli agenti attorno ai seggi (con una tradizionale maggioranza democratica?). Una mossa come minimo per intimidere gli elettori. È stato perfino suggerito di aumentare il numero di agenti ICE con militari (e qui la Costituzione vieta l’impiego di militari nei seggi).
Non soddisfatti di queste misure, a centinaia di agenti federali del Dipartimento di Homeland Security è stato assegnato il compito di identificare non-cittadini fra gli elettori registrati, usando di nuovo informazioni come date di nascita e social security number per annullare voti. Alcuni agenti sono stati riassegnati da altri compiti meno rilevanti come tratta di esseri umani o terrorismo.
Per giustificare l’uso di queste misure, bisogna prima screditare il meccanismo di voto. Da qui tutto quello che viene ripetuto (senza prove) sui brogli del 2020, ma anche fatti specifici come l’accusa che migliaia e migliaia di voti furono estorti nel 2020 nelle case di cura del Winsconsin “grazie” ad inservienti che hanno modificato il volere espresso dai pazienti. Il Dipartimento della salute ha dovuto preparare una guida per regolamentare il futuro comportamento degli inservienti.
Un altro grave problema è la sicurezza delle voting machines, ma per fortuna sono stati eliminati i membri dalle commissioni che controllano le macchine, per facilitare la futura pretesa che esistano manomissioni ed invocare l’invio di federali che invece dovrebbero stare fuori, dato che in base alla Costituzione, le elezioni DEVONO essere gestite dai singoli Stati. Visto quello che ha fatto Trump in seguito alle elezioni del 2020, dobbiamo essere pronti ad ogni evenienza se le cose si mettesse male per lui. Recentemente, a settembre in una convention repubblicana disse ai suoi supporter “cheat like hell”. Non dimentichiamo anche che ha affermato che potrebbe non essere necessario avere ulteriori elezioni (presidenziali), sfruttando un assist che gli offrì Zelensky quando, in un incontro a due, affermò che non si possono tenere elezioni in Ucraina causa guerra: Trump ripeté il concetto come a dire: “ipotesi interessante”.
legittimo ipotizzare che in casi estremi si possa arrivare ad invocare la legge marziale: immaginiamo che ci siano disordini per esempio in seguito ad omicidi perpetrati dall’ICE o ci siano fantomatiche rivelazioni di hackeraggio russo o cinese (a luglio Trump affermava che le elezioni sono prone ad interferenze straniere).
Diventerebbe quindi legittimo mettere in atto piani di emergenza.
Direttive segrete create per la prima volta da Eisenhower e periodicamente riviste esistono, pronte per emettere ordini in casi di emergenza, invocando attacchi alla patria. Ce ne sono almeno 56, nessuna pubblicata, o analizzata dal Congresso, o validata da una Corte di giustizia, ma pronte per essere firmate e sospendere libertà civili e chissà cos’altro.
Tutto questo non significa che ci dobbiamo aspettare lo scenario descritto; fra gli attributi che sono stati dati a Trump, TACO ha più che un fondo di verità. Quello di cui possiamo essere però certi è che questa volta Trump si è preparato, se le cose si mettessero male, e ha tutta una serie di strumenti per rallentare e bloccare il processo di certificazione delle elezioni: prepariamoci almeno a due mesi di caos fra il 3 novembre ed il 6 gennaio successivo, quando le nuove Camere dovrebbero entrare in funzione. Le elezioni probabilmente non dureranno un giorno, ma due mesi. Non si sa bene chi stia gestendo la manipolazione delle elezioni: probabilmente il gruppo di persone che fa capo al Project 2025.
E i democratici? Tradizionalmente vedono le elezioni come una gara di corsa da vincere e si sono sempre preoccupati poco del contorno. Forse vinceranno alla grande, rendendo qualunque operazione inutile; ma forse no.

Antonio Politi