È uso tra i sostenitori del finanziamento della guerra in Ucraina risponde alla domanda su quanto costa agli italiani ogni anno il finanziamento della guerra in Ucraina e si risponde… un caffè all’anno. Lo fanno abitualmente e ripetutamente i giornali, La Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, attraverso i loro giornalisti più noti e ricorrendo ai corrispondenti dall’estero, affetti da russofobia isterica e a tanti altri, lo fanno i conduttori televisivi e in particolare la conduttrice, compagna di un politologo ferocemente filo NATO e tantissimi altri, atlantisti inveterati e acritici, più o meno membri di una covata di pennivendoli, allevata dagli USA.
Così viene da chiedersi, ma quanto costa questo caffè, in realtà, anche tenendo conto che nell’incontro di Bruxelles Zelensky ha chiesto alla von der Stupid ben ulteriori 77 miliardi per soddisfare il prossimo anno il fabbisogno di 155 miliardi per l’erario ucraino L’incordo elemosiniere, provetto grassatore, perfido ricattatore, a rafforzare la propria richiesta, ha aggiunto che altrimenti, in caso di sconfitta ucraina e fine della guerra, l’Unione Europea dovrà “ospitare” 20 milioni di Ucraini, che corrisponde ad appena 8 milioni in meno del numero degli Ucraini, superstiti per come attualmente stimato dall’Istituto Nazionale di Statistica di quel paese: a tanto si è ridotta la popolazione ucraina che prima della guerra contava ufficialmente 48 milioni di abitanti, ventotto milioni che corrispondono guarda caso, presso a poco all’importo delle “donazioni italiane.”
Tornando al costo della “tazzulella e cafè” notiamo che ricorda tanto quella cantata da Pino Daniele che si trasforma in quella di De André, servita al mafioso Cutolo, nella canzone “Don Raffaé”, vista la corruzione imperante in Ucraina; analizzando meglio vediamo che si tratta di ben più di 2 euro, constatato che il 15% dei finanziamenti europei sono a carico dell’Italia, spalmati sugli anni di guerra. È facile capire che i costi salgono e non di poco.
In realtà occorre aggiungere un importo ignoto, considerato che l’elenco delle armi fornite è secretato per legge, la spesa per aiuti al bilancio ucraino, Stato fallito, il sostegno fornito ai rifugiati, i costi di costoro per il nostro welfare, e soprattutto i costi indiretti, costituiti dalle perdite derivate dalla chiusura del commercio con la Russia e dell’aumento del prezzo del gas e del petrolio, derivato dalla distruzione del Nord Stream 2 e dalla chiusura dell’oleodotto che entrava in Italia da Tarvisio, proveniente dalla Russia non vengono mai calcolati. Si arriva così a importi ben più alti. Tanto più che queste non sono che le voci maggiori di spesa, perché ancora più gravi sono le conseguenze delle trasformazioni indotte nell’aequis comunitario, ancor prima della nefasta adesione dell’Ucraina alla UE, in materia di status giuridico delle minoranze, libertà religiosa individuale e rapporti tra Stato e confessioni religiose, libertà in materia culturale (potenziamento e diffusione della russofobia), xenofobia razziale e condivisione del nazismo, ostracizzazione dell’opposizione e postura illiberale dello Stato a favore del nazionalismo più fanatico.
Per questi motivi, che abbiamo sinteticamente esposti, non possiamo accettare che, sostenendo la leadership politica ucraina nella sua guerra, vengano buttati all’ortica valori che abbiamo faticosamente coltivato come, la pace, la convivenza e la fratellanza tra i popoli, la tutela delle minoranze e il lungo cammino per una pace, almeno in Europa, inoculando il veleno della guerra tra i popoli europei e nei rapporti tra gli Stati.
La pace va ricercata e costruita, attraverso il rispetto reciproco e l’accettazione dell’autodeterminazione dei popoli, abbandonando l’unilateralismo imperiale statunitense e russo e accettando il multilateralismo che deve corrispondere al mutuo rispetto dell’altro e all’accettazione della mutua considerazione dell’altrui indipendenza e autonomia, lasciando i popoli liberi di scegliere il proprio sistema istituzionale e accettando di non imporre agli altri popoli scelte, come non si vorrebbe che accadesse per sé.
Il concetto di coesistenza pacifica che fu alla base della Conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la cooperazione, andrebbe riaffermato, tornando a promuovere il disarmo e la rinuncia alla guerra, ridimensionando gradualmente l’arsenale atomico di tutti gli Stati per permettere la sopravvivenza dell’umanità e l’avvento di un mondo più giusto che si pone come obiettivo la cancellazione delle diseguaglianze, il maggior benessere per tutti, la tutela dell’ambiente, la gestione pacifica dell’umanità, evitando di mettersi nelle mani dell’IA e allontanando lo spettro dell’Armageddon.