
[1]
CETO MEDIO IRRIFLESSIVO
Diego Bianchi, il famoso “Zoro”, lo scorso 21 settembre, alla trasmissione “8 1⁄2” (La7) ha dichiarato che in Italia avrebbe vinto Putin. Sul livello intellettuale del personaggio e sulla trasmissione che conduce (“Propaganda Live” sempre su La7) ci sarebbe molto da dire, ma qui entrano in gioco anche i gusti personali. Posso solo dire che, esattamente come il programma di Fazio, si tratta di trasmissioni identitarie del centro-sinistra, pensate per quel pubblico che Paul Ginsborg avrebbe chiamato “ceto medio riflessivo”[2], una classe sociale che in realtà oggi si è numericamente ridotta, impoverita e polverizzata, ma che si pensa ancora, in qualche modo, come l’avanguardia del progressismo moderato, qualunque cosa voglia dire. Una nicchia spesso declassata che non si butta a destra soprattutto per motivi sentimentali e per identificare il termine “sinistra” con il senso civico e la convinzione di essere ancora antropologicamente superiori.
Degne di nota sono anche le affermazioni di “Zoro” sulla resistenza italiana, prive di qualunque dignità storica.
A meno che per accomunare vicende lontane e diverse non si dica che gli esseri respirano, camminano e mangiano.
Ovviamente la stampa di destra si è buttata sul pesce a capofitto arrivando ad incensare Diego Bianchi, quando, in genere, si considera comunista anche chi chiede la ricevuta fiscale. Per tacere degli obbrobri del “Foglio” del “Riformista” (meglio conosciuto come Rifognista).
A parte queste considerazioni vorrei soffermarmi ancora una volta sulla vera propaganda di guerra che da quasi 5 anni cerca di convincere una riluttante opinione pubblica.[3]
Questa propaganda tossica ha trasformato una tragedia come la guerra in una partita Italia-del mondo, dove chi prova ad usare il raziocinio è considerato ipso-facto un traditore.
INVASI-INVASORI-INVASATI
Vale la pena allora fare un riepilogo. Il 24 febbraio del 2022 iniziano i bombardamenti russi sull’Ucraina, ma ha affermato “chi se ne frega, chi se ne importa se l’opinione pubblica è contraria al sostegno militare all’Ucraina!” come non fu l’uccisione dell’arciduca Ferdinando la causa primigenia della Grande Guerra, così non è possibile separare il 2022 da quello che è accaduto nel decennio precedente. Ma se questo semplice fatto apparirebbe lapalissiano a chiunque, senza dover per forza scegliere una parte, da quasi 5 anni ogni tentativo di discussione razionale intorno a quel conflitto viene aggredito con una violenza incomprensibile. La storia pregressa non conta. Mentre conta la fiaba della terra promessa 3000 anni fa, o, addirittura, conta la punizione di Versailles per l’avvento del nazismo. Ma non conta se c’è la Russia. Dove c’è la Russia non esiste la storia, ma solo un moloch incomprensibile e pauroso del quale distruggere tutto, anche la cultura, anche gli scrittori, come nel 1935 si fosse vietato di eseguire Beethoven o leggere Kant (già… Kant, quello letto dalle armate naziste ucraine).
DOV’È LA VITTORIA?
Nel 2022 si contavano 59 conflitti nel mondo [4], si presume dove uno dei due attori sia stato invaso o attaccato e che l’altro abbia contrattaccato o si sia difeso. Questo per precisare che i termini “invasore” e “invaso” possono assumere caratteristiche assai poco “valoriali” (ad es. l’Italia del 1943 fu invasa dagli alleati). Anche perché è tautologico che la guerra si faccia in due. Eccetto il caso, unico, del genocidio di Gaza dove Israele ha sterminato volontariamente e scientemente la popolazione civile, con il plauso e il supporto delle anime candide che accomunano Putin ad Hitler.
Dunque, 59 conflitti dove, in qualcuno, vi è lo zampino delle potenze (Russa, USA, ecc…). Ma in nessuno di questi casi i capi dell’Unione Europea hanno mai espresso non solo la benché minima intenzione di fornire armi ad uno dei contendenti, ma proprio non gli è interessato minimamente neppure della situazione umanitaria. Ovviamente anche da parte della stampa il silenzio è stato totale.
L’Ucraina non è nella Nato, non è nella UE, non ha accordi particolari con i paesi della UE e i paesi della UE non hanno mai avuto interessi specifici in quell’area.
La domanda sorge spontanea: a che servono gli accordi, i trattati, le unioni commerciali e/o militari, se poi si bypassa ogni tipo di articolazione diplomatica, per mettere tutti e due i piedi in una guerra che non ci riguarda?
Certo, c’è la questione umanitaria e c’è lo schifo che ogni guerra dovrebbe fare. Ma a fronte di una totale mancanza di interesse umanitario (se si eccettua l’innamoramento acritico e fasullo della prima parte del conflitto dove i profughi “bianchi e ariani” venivano accolti con grandi fanfare. Finalmente immigrati non neri!) [5] e, soprattutto, di una totale assenza diplomatica, si è invece scelta, fin da subito, la strada della fornitura di armi, causando una escalation che ormai è arrivata ad un passo dal conflitto nucleare.
Insieme a questa scelta di campo, è partita la propaganda di guerra. Di cui dicevo prima. “Vincere e vinceremo!” una propaganda talmente ottusa e demenziale che, malgrado il battere e ribattere, ogni volta che si fanno dei sondaggi, persino i più ambigui e contorti, la popolazione italiana dimostra che a fare la guerra non ci pensa proprio.
MI DICONO CHE NON È VERO

Negli anni ‘70 del secolo scorso, il geniale comico Alighiero Noschese si produsse in una imitazione meravigliosa del giornalista Mario Pastore. Il quale, annunciava eccitato le notizie più eclatanti. Poi, dopo aver risposto al telefono precisava “mi dicono che non è vero”.[6]
Qualche giorno fa l’Ansa lancia una notizia, ripresa dal quotidiano El Mundo, con cui si sono aperti i telegiornali nazionali, secondo la quale la CIA avrebbe scoperto un piano della Russia per attaccare con i droni Italia, Spagna e Francia. La notizia, ovviamente una bufala, smentita quasi in tempo reale viene però ripetuta fino a sera.
Ora, a meno di pensare che la stampa internazionale abbia adempiuto al progetto della CIA di versare l’SD nelle fognature, la situazione mi pare molto più rudimentale. Anche se la CIA è sempre presente.[7]
Ovvero come preparare la popolazione europea alla guerra. Qui c’è davvero da pensare a cosa frulli in testa delle dirigenze europee e della Nato. Non sappiamo se si stia bluffando, se si voglia spingere sull’acceleratore per uno stress-test, se si voglia davvero andare in un conflitto con la Russia. Credo che meriterebbe sempre ricordare a quali esiti hanno portato queste strategie da sonnambuli [8] ricordando le parole di Caracciolo sulla mezz’ora di durata del prossimo conflitto nucleare.[9]
DESTRA E SINISTRA
Fino ad una trentina di anni orsono, se c’era una questione che poteva unificare la sempre divisa sinistra, quella era la pace. La sinistra, qualunque sezione di essa, era contro il nazionalismo, il fascismo, la guerra e in qualche caso ferocemente antimperialista.
Oggi siamo di fronte ad uno spirito bellicoso che attraversa trasversalmente le due collocazioni (in molti casi diversificate solo dalla topografia nominale). E assistiamo curiosamente ad un Salvini, così come i nazisti dell’AFD i quali, sulla guerra dicono cose apparentemente pacifiste. Pro domo sua ovviamente, ma tant’è.
A sinistra invece abbiamo assistito da tempo alla trasformazione imperiale delle proprie posizioni [10]. L’ultimo lampo fu la prima guerra del golfo (1991) durante la quale, l’ancora PCI in liquidazione mantenne una posizione quasi contraria pur fra mille distinguo e ovviamente, fra i dileggi della stampa “liberale” (“Il Corriere”, “Repubblica”).
Consiglio sostenuto da Cossiga, non andrebbe dimenticato.
Così, per entrare nel salotto buono (un po’ come la ingenua “stanza dei bottoni” di Nenni) lo scotto da pagare è stato quello di lasciare fuori praticamente la propria identità.
UN GENOCIDA ALL’ONU

E arriviamo all’altra faccia di uno stesso problema. Un genocida incriminato per crimini contro l’umanità non solo parla all’ONU, ma esibisce con esultanza il massacro di massa, mentre i propri sgherri minacciano e intimidiscono i presenti in una istituzione che il criminale disprezza. Nel mentre Abu Mazen non può essere presente poiché gli USA non gli hanno concesso il visto. Un comportamento gravissimo essendo la sede dell’ONU la rappresentanza internazionale.
Eppure di fronte a questo scandaloso e criminale comportamento la nostra stampa “libera” non ha mostrato la stessa indignazione che quotidianamente esprime nei confronti della Russia. Anzi, ci sono giornalisti e giornali (non solo di destra, che quella fogna lì si sa chi è) che lo esaltano. Del resto il famoso gruppo “sinistra per Israele” da noi primeggia per faziosità (ed è parte del PD).
MORTI CHE CAMMINANO
Nell’aprile del 2003, un mese prima di morire, Luigi Pintor scrisse un memorabile articolo che a me pare sia perfetto per l’attuale momento storico. Sono passati 23 anni e dove ci stavamo dirigendo qualcuno l’aveva capito molto bene.
“La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena.
Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno. Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall’89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall’altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l’opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l’unica risorsa disponibile. Si sono gettati alle spalle la guerra con un voto parlamentare consensuale. Non la guerra irachena ma la guerra americana preventiva e permanente. Si fanno dell’Onu un riparo formale e non vedono lo scenario che si è aperto. Ciò vale anche per lo scenario italiano, dove il confronto è solo propagandistico. Non sono mille voci e una sola anima come dice un manifesto, l’anima non c’è da tempo e ora non c’è la faccia e una fisionomia politica credibile. È una constatazione non una polemica. Noi facciamo molto affidamento sui movimenti dove una presenza e uno spirito della sinistra si manifestano. Ma non sono anche su scala internazionale una potenza adeguata. Le nostre idee, i nostri comportamenti, le nostre parole, sono retrodatate rispetto alla dinamica delle cose, rispetto all’attualità e alle prospettive. Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C’è un’umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all’altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine. Anche la pace e la convivenza civile, nostre bandiere, non possono essere un’opzione tra le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del mondo e dell’esistenza quotidiana. Non una bandiera e un’idealità ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell’uccisione e della soggezione di sé e dell’altro la regola e la
leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità con questo versante inconciliabile. Una internazionale, un’altra parola antica che andrebbe anch’essa abolita ma a cui siamo affezionati. Non un’organizzazione formale ma una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d’istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un’area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste.”
(Luigi Pintor, aprile 2003, “Il Manifesto”)
[1] Parola da legare al meraviglioso sketch di Aldo Fabrizi
[2] P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi 1989 e successive edizioni. Ma il concetto è apparso in altri suoi scritti.
[3] Tanto che la invasata Marie Teresa Meli, lo scorso 16 settembre all’Aria che tira (La7!)
[4] Per i dettagli sui conflitti è d’obbligo leggere le edizioni dell’Atlante delle guerre e dei conflitti, vedi anche il sito https://www.unimondo.org/atlante-delle-guerre
[5] A tale proposito è consigliabile vedere il film https://www.mymovies.it/film/2023/green-border/
[6] https://www.youtube.com/watch?v=LBYpDqThxqA
[7] A tale proposito merita la lettura il libro di Frances Stonor Saunders, La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l’immaginario europeo, Fazi, 2026 (ed. originale, 1999). L’autrice è scomparsa il 31 agosto scorso.
[8] Christopher Clark, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Laterza, 2013.
[9] https://www.youtube.com/watch?v=lpKKoeAADLo
[10] “Sinistra imperiale” è un termine coniato dallo studioso di Filosofia Stefano Azzarà.
Andrea Bellucci