Mentre i giornali mainstream e i telegiornali si stracciano le vesti per ricordare l’azione terroristica di Al Qaeda sulle torri del World Trade Center a New York in occasione dell’anniversario di quel tragico evento, nessuno ha ricordato che nello stesso giorno fu messo in atto il colpo di stato militare in Cile, culminato nell’omicidio di Salvador Allende e del suo popolo. A volerlo fu il segretario di Stato Harry Kissinger che utilizzò la Cia per destabilizzare il paese e finanziò lautamente i colonnelli con a capo Augusto Pinochet.
Eppure a fronte delle circa 3.000 vittime dell’orribile atto terroristico di New York la dittatura instaurata in Cile dopo il colpo di Stato dell’11 settembre 1973 conta 3.216 tra persone uccise o scomparse (desaparecidos) e 38.254 vittime di detenzione politica e tortura. Il popolo cileno venne massacrato e incarcerato in massa. la popolazione rinchiusa negli stadi, procedendo ad esecuzioni sommarie, torture e violenze, facendo scomparire gli oppositori, sottraendo i figli alle madri e appropriandosene: la repressione politica fu devastante e portò alla soppressione dei partiti e allo, scioglimento delle organizzazioni sindacali, alla repressione di tutte le attività sociali e di solidarietà.
Quanto avvenuto testimonia della selettività della memoria e della scarsa considerazione che si ha per l’oppressione dei popoli!
Salvador Allende Presidente del Cile, regolarmente eletto, amato dal popolo, venne ucciso con il mitra in mano, mentre difendeva dall’occupazione dei militari il palazzo della Moneda, sede del Presidente della Repubblica. Il suo torto era quello di volere il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di operai e contadini, di avere promosso l’educazione e le scuole per tutti, la distribuzione del latte e dei generi alimentari per le famiglie povere, per aver voluto salari migliori e condizioni di lavoro accettabili per i lavoratori delle miniere di rame, possedute dai grandi conglomerati minerari. Avere l’intenzione di nazionalizzare le risorse del paese per dare prosperità al suo popolo. Creare cooperative per far gestire la terra ai contadini.
La dittatura è costata al paese 17 anni durante i quali l’intera struttura economica del Cile è stata trasformata in senso liberista, svendendo il paese alle multinazionali, permettendo agli allievi di Milton Friedman e Arnold Harberger, i cosiddetti Chicago Boys, di dare attuazione ad un programma di scambio, finanziato da fondazioni statunitensi, che legava l’Università di Chicago alla Pontificia Universidad Católica de Chile che ha consentito al governo golpista di formattare l’economia cilena ai princìpi del libero mercato, del monetarismo e del neoliberismo. Queste trasformazioni portarono al fallimento e alla rovina l’economia del paese, al punto da indurre le forze imprenditoriali ad accettare un pur timido e controverso cambio di regime, almeno dal punto di vista formale.
Nell’immediato il Golpe cileno segnò l’arretramento di tutti i tentativi di sperimentare processi di emancipazione del proletariato riformisti, particolarmente in Italia, dove ispirò ad Enrico Berlinguer la nefasta politica del compromesso storico che avrebbe dovuto evitare la deriva cilena e preparò invece l’autodistruzione del maggior partito della sinistra italiana.
Oggi la mala gestione della libertà riconquistata in Cile e gli errori dei partiti di democrazia borghese hanno portato, con la complicità del mondo imprenditoriale inquinato strutturalmente dalla dittatura all’elezione a Presidente della Repubblica di Cile di José Antonio Kast Rist, nazista, figlio di nazisti.